siringa vaccino con dollari

Quarant’anni fa, nel maggio 1981, a seguito della scoperta (grazie ai magistrati Gherardo Colombo e Giuliano Turone che indagavano sull’assassinio dell’avvocato Giorgio Ambrosoli) delle Liste degli appartenenti alla Loggia P2 guidata da Licio Gelli, cadde il governo di Arnaldo Forlani. L’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini decise di dare l’incarico a Giovanni Spadolini (primo presidente non democristiano del Dopoguerra), che formò il governo delle quattro emergenze: economica (costo del lavoro), morale (P2), civile (terrorismo e sicurezza delle istituzioni), internazionale (installazione dei missili Cruise e contingente militare in Libano).

Il governo Draghi, appena nato, lo possiamo anch’esso definire delle quattro emergenze; infatti è stato lo stesso presidente del Consiglio ad affermare di essere di fronte a un “disastro sanitario, economico, sociale, educativo”.

Come invitava a fare l’economista Paolo Sylos Labini, Draghi ha definito una corretta gerarchia nell’ordine delle priorità: “Il principale dovere a cui siamo chiamati, tutti, …è di combattere con ogni mezzo la pandemia e di salvaguardare le vite dei nostri concittadini”.

Solo mettendo la campagna vaccinale al centro dell’azione di governo si può pensare di tornare a una situazione normale. Urge rapidità ed efficacia, per salvare vite umane (finora solo in Italia sono morte per il Coronavirus circa 93mila persone) e consentire una qualche ripresa economica. Mancano in Italia, da sempre, le capacità organizzative. Abbondano nel Belpaese giuristi, ma scarseggiano esperti di logistica e di organizzazione del lavoro. Solo nei giorni scorsi sono stati previsti 6,16 euro a favore dei somministratori. Se hai i vaccini, ma mancano i dottori o i frigoriferi per la conservazione dei vaccini è un problema.

Sui criteri di precedenza nel processo vaccinale sarebbe stato opportuno valutare la catena trasmissiva.

Come ha sostenuto il docente della Sda Bocconi Carlo Alberto Carnevale Maffè “trattare un individuo con basso tasso di trasmissione salva una persona per volta, vaccinare un soggetto che fa da veicolo di nuove catene di contagio previene decine, a volte centinaia di potenziali vittime, oltre che ridurre significativamente gli impatti socio-economici della pandemia”.

Draghi ha ribadito la necessità di mobilitazione: “Abbiamo bisogno di mobilitare tutte le energia su cui possiamo contare, ricorrendo alla protezione civile, alle forze armate, ai tanti volontari, non dobbiamo limitare le vaccinazioni all’interno di luoghi specifici, spesso ancora non pronti: abbiamo il dovere di renderle possibili in tutte le strutture disponibili, pubbliche e private”. Si abbandona (meno male!) quindi l’idea di costruire delle tensostrutture (le cosiddette “primule”), idea portata avanti dal Commissario straordinario all’emergenza Covid-19 Domenico Arcuri.

Il bando per le “primule” prevedeva una spesa di ben 580 milioni di euro, quando era manifesto come avesse più senso invece di utilizzare strutture già esistenti, come fiere, centri congressi, stazioni, aeroporti, parcheggi, palestre, farmacie. Peraltro, il presidente di Confindustria Carlo Bonomi ha dato la disponibilità delle imprese associate ad aprire le fabbriche per immunizzare dipendenti e familiari.

Alla fine è lecito pensare che Draghi propenderà per il coinvolgimento della Protezione Civile.

Finora, in mancanza di sufficienti dosi di vaccino, non sono emersi i nostri deficit organizzativi. L’obiettivo del Ministero della Salute è di avere a regime 500mila vaccinati al giorno, sei milioni di italiani al mese (considerando due vaccinazioni ciascuno). Basta vedere i numeri dei vaccinati in Israele o nel Regno Unito per capire come stiamo procedendo molto lentamente. Negli Stati Uniti Biden ha promesso entro fine luglio la vaccinazione (gratuita e universale) per 300 milioni di americani. Arcuri si è giustificato dicendo che le case farmaceutiche non stanno consegnando quanto stabilito nei contratti. L’Italia è convinta sostenitrice della linea adottata dalla Commissione Europea per gli acquisti centralizzati. La presidente Ursula von der Leyen ha ripetuto la necessità di muoversi in modo coordinato: fuori dal quadro UE “c’è zero garanzia”.

carrello della spesa con vaccini
carrello della spesa con vaccini (Fonte: Unsplash)

E’ notizia di questi giorni che diverse procure (Milano, Roma, Perugia) stanno indagando sui mercanti di vaccini: ingenti stock sono offerti alle Regioni a un prezzo più alto di quello stabilito tra il nostro governo e la Commissione Ue.

Repubblica ha pubblicato sabato 16 febbraio un’intervista a un broker farmaceutico, Juri Gasparotti, bresciano di 48 anni, un passato da organizzatore di eventi e spettacoli di cabaret, il quale per il tramite di una società croata di Novigrad – J&G General Service – ha proposto all’Emilia Romagna un milione di dosi a 3,5 dollari.

Il meccanismo raccontato dal broker è interessante: “Io sono un broker, un promotore, e lavoro con una grossa casa farmaceutica estera che ha opzionato da AstraZeneca un certo quantitativo di dosi di vaccino”. L’opzione è un contratto che consente al compratore la facoltà di esercitare un diritto. In questo caso il diritto consiste del poter (non l’obbligo) comprare entro una data stabilita una certa quantità di vaccini. Gasparotti ha specificato, bontà sua: “E’ tutto legittimo. La casa farmaceutica X che ha opzionato le dosi AstraZeneca sta cercando di piazzarle attraverso broker come me”.

Secondo i carabinieri del Nucleo antisofisticazione, esistono due tipologie di persone: i millantatori che non hanno a disposizione i vaccini, né sanno dove prenderli, ma provano a truffare le pubbliche amministrazioni (le uniche che potrebbero acquistare dosi di vaccino, visto che i Big Pharma hanno escluso la vendita ai privati); Il secondo gruppo di persone sono gli intermediari (broker, appunto) che lavorano per multinazionali e per stati esteri extra Ue.

Più le forniture di AstraZeneca in Europa ritarderanno – con i governatori regionali imbufaliti – più il mercato parallelo potrà impazzare. In ogni caso AstraZeneca ha smentito la ricostruzione del broker Gasparotto con una nota: “Ci siamo impegnati a fornire dosi solo a governi o organizzazioni governative”.

In chiusura ci sentiamo di sostenere che in presenza di una forte angoscia depressiva data dall’impossibilità di vivere normali relazioni, bisogna far di tutto per ridurre l’incertezza sul futuro. Vogliamo veramente evitare di sentir dire – come Paul Valery – che “il futuro non è più quello di una volta”.