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Mentre la seconda/terza ondata del Covid infuria in tutto il globo e alcuni paesi come India e Brasile pagano un prezzo altissimo di vite umane e di disgregazione sociale, nei paesi sviluppati le campagne vaccinali procedono a ritmo spedito e cresce la fiducia in una ripresa delle libertà personali e dell’economia.

Ma proviamo per una volta a immaginare un mondo dove la distribuzione dei vaccini sia sostanzialmente uniforme e le somministrazioni avvengano in maniera omogenea nei vari strati delle popolazioni coinvolte. E proviamo di conseguenza a fare i famosi “quattro conti della serva”.

A popolare il pianeta siamo in tutto 8 miliardi (mal contati). Se tutti potessero/dovessero ricevere due o tre dosi di vaccino, le inoculazioni sarebbero 16/24 miliardi. All’anno. Il prezzo della dose è molto variabile. Si va dai pochi dollari per una dose di Astrazeneca ai 15/20 dollari per Pfizer-BionTech o Moderna. Nel complesso, come ha scritto recentemente Mauro Del Corno, è in gioco un mercato da circa 100 miliardi l’anno. Sicuramente per il 2021 e per il 2022, ma con ogni probabilità anche per il 2023, dove verosimilmente i richiami periodici verranno realizzati con un prodotto a copertura integrata”, cioè in grado di assolvere a funzioni di prevenzione anticovid + antiinfluenza stagionale.

Case farmaceutiche: i ricavi per ogni vaccino

In questa arena competitiva spiccano certamente i risultati di Pfizer appena comunicati al mercato, unitamente alle previsioni per il resto del 2021. Il primo trimestre si è chiuso infatti con ricavi a 14,5 miliardi di dollari in aumento del 45% rispetto allo stesso periodo del 2020. E il vaccino anti-Covid ha avuto un ruolo importante in questo incremento con un fatturato di 3,5 miliardi.

Le aspettative 2021 sono poi molto incoraggianti per la Big Pharma americana e parlano di 26 miliardi di dollari legati al vaccino in tutto il 2021.

Di conseguenza Pfizer si attende ora ricavi complessivi da tutte le sue attività 2021 compresi in una forchetta tra 70,5 e 72,5 miliardi di dollari e Albert Bourla, AD del Gruppo, ha espresso grande soddisfazione per i risultati economici, ricordando inoltre che a breve le autorità sanitarie statunitensi si esprimeranno sull’autorizzazione alla somministrazione anche nella fascia di età compresa tra i 12 e i 15 anni.

Al momento Astrazeneca non fornisce cifre e il forecast su ricavi e utili non fa conto dei ricavi da vaccini. La casa anglo-svedese ha dichiarato che non intende realizzare profitti sul vaccino che viene ceduto sostanzialmente a prezzo di costo, anche come ringraziamento per gli ingenti fondi pubblici ricevuti come finanziamento nella fase di sviluppo.

Moderna dal canto suo aveva in portafoglio a inizio 2021 contratti per 12 miliardi di dollari a fronte di forniture per 520 milioni di dosi. E oggi è arrivata a 18,4 miliardi di dollari per 780 milioni di dosi.

  Moderna, che vende il suo vaccino a 19 dollari a dose, cioè 6 volte i costi diretti, passerà da poco meno di un miliardo di fatturato 2020 ai 18 miliardi di quest’anno. Un cambio di passo eccezionale con una previsione di utili che potrebbero arrivare oltre i 4 miliardi.

Dal contratto firmato tra Moderna e la Commissione Europea sappiamo che i costi di produzione saranno di poco superiori ai 300 milioni per consegnare 80 milioni di dosi che verranno fatturate a 1,6 miliardi di euro. Margini eclatanti anche tenendo conto dei costi di ricerca e sviluppo e che rappresentano una vera miniera d’oro per la ormai ex micro biotech americana.

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Azioni Pharma e fondi Healthcare: dove conviene investire?

John Bowler, gestore del fondo Healthcare Innovation di Schroder, ottimo analista e grande esperto di Pharma, dice che il meglio deve ancora venire perché – viste le varianti – l’attuale generazione di vaccini non sarà certo l’ultima e in breve tempo i vaccini anti Covid diventeranno parte integrante dei programmi vaccinali invernali: saranno prodotti pensati in maniera molto più commerciale, come fanno già attualmente i produttori di vaccini anti influenzali classici.

E tutto questo creerà valore in modo duraturo e a lungo termine per queste società e per quelle che faranno parte della catena di fornitura e approvvigionamento.

Allora, noi risparmiatori e piccoli investitori, dobbiamo comprare azioni Pharma o mettere i nostri soldi in fondi Healthcare? Certamente sì, ma con giudizio, perché – come sempre – non è tutto oro quello che luccica. Oggi fanno molti utili le società farmaceutiche coinvolte a vario titolo nella lotta contro la pandemia, ma quelle per esempio che vendono antiinfluenzali o prodotti contro il raffreddore hanno fatto ben magri incassi. La prevenzione apportata dalle mascherine ha infatti drasticamente ridotto l’incidenza di questi piccoli malanni stagionali. Così gli indubbi benefici apportati dalle mascherine hanno comunque nuociuto a qualcuno. In economia vale sempre la folgorante citazione di Milton Friedman : nessun pasto è gratis.