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Nelle principali economie mondiali, i policymakers monetari agiscono indipendentemente dall’influenza governativa nella conduzione della politica monetaria. Non è il caso della Turchia. Lo scorso weekend, il “presidentissimo” turco Recep Erdogan ha rimosso il governatore della banca centrale turca Naci Agbal provocando un effetto domino sui mercati nazionali. La lira turca ha perso il 15% contro il dollaro in avvio di settimana, la Borsa di Ankara ha chiuso la prima seduta utile crollando del 9,8%, e i rendimenti dei titoli di Stato turchi sono schizzati del 5% aumentando ancora di più la pressione sui costi del debito.

Motivo? Quello di aver alzato il tasso d’interesse della banca di 200 punti base al 19% dal precedente 17%, sorprendendo i mercati che si aspettavano un aumento di 100 bps, spingendo così i costi di finanziamento ai massimi da agosto 2019. La forte stretta monetaria non è, però, arrivata a caso. La banca ha infatti considerato i rischi al rialzo per le aspettative di inflazione, salita ben oltre il 15% nel mese di febbraio dal 14,9% di gennaio, accelerando a livelli mai visti da luglio 2019.

L’impatto a Milano: il caso Unicredit

Il domino si è fatto sentire anche a Milano, sponda Piazza Gae Aulenti. In una Borsa di Milano poco mossa, il titolo di UniCredit ha perso circa il 3% (ora scambia in area 9 euro) nelle due sedute che hanno seguito il cambio di rotta di Ankara creando qualche domanda circa la futura strategy della banca nel dopo-Mustier.

Fino al novembre 2019, Unicredit deteneva una sostanziosa partecipazione (40,95%) nella quarta banca commerciale turca Yapi Kredi Bankasi attraverso la joint venture Koç Finansal Hizmetleri, detenuta alla pari con il gruppo Koç.

In seguito, con un Mustier deciso a sbarazzarsi di tutte quelle partecipazioni “non core” per il rafforzamento del Cet1, Unicredit è scesa al 31,93% del capitale di Yapi uscendo dalla jv con Koç, ridimensionando il perimetro di banca paneuropea dopo la precedente dismissione delle attività Polonia, dove era presente con Bank Pekao.

L’operazione, che ha avuto un impatto di cassa nullo (a parte il miliardo di euro comprese le penali pagate a Koç per l’uscita anticipata dal patto), rientrava nella strategia di UniCredit di semplificazione della struttura del gruppo e di ottimizzazione dell’allocazione del capitale, con effetto positivo sul Cet1 ratio in un intorno di 5 punti base.

Ma, oltre ai requisiti di capitale, la banca potrebbe aver valutato i rischi di un’esposizione così alta in un Paese così economicamente incerto. Già nella semestrale diffusa dopo i primi sei mesi 2020, infatti, Gae Aulenti aveva fatto riferimenti a “rischi geopolitici esistenti nelle aree in cui opera su cui la banca ha “prestato particolare attenzione”.

Anche se l’economia turca è tornata a crescere nei primi mesi del 2019 e il trend di disinflazione è accelerato”, si legge nella relazione, “la ripresa è a rischio di vita breve poiché le condizioni economiche restano difficili”.

Ora, con Orcel futuro Ad e le attese per una nuova politica improntata ad operazioni M&A (vedi Mps o Bpm), i tecnici della banca meneghina dovranno fare i conti con un’importante partecipazione straniera come quella in Yapi Kredi, e ai rischi legati alle prospettive economiche, di certo non rosee, della penisola anatolica.

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Unicredit (Fonte: Shutterstock)

Rischi per l’economia turca

Al posto dell’economista market-friendly Agbal, Erdogan ha portato al comando della banca centrale Sahap Kavcioglu, molto più allineato ad Ankara ed ex columinst del giornale pro-governativo Yeni Safak, dove insisteva liberamente che un aumento dei tassi d’interesse può portare “indirettamente” ad un aumento dei prezzi.

Dopo la nomina, i funzionari turchi hanno da subito lanciato una serie di dichiarazioni per cercare di rassenare creditori ed investitori. “Non ci sarà assolutamente alcun allontanamento dal libero mercato”, ha detto il ministro delle finanze Lutfi Elvan, sostenendo che Ankara “continuerà con determinazione ad attuare il sistema di scambio liberale”.

Lo stesso Kavcioglu ha poi ribadito che la banca centrale “continuerà a utilizzare gli strumenti di politica monetaria in modo efficace in linea con il suo obiettivo principale di ottenere un calo permanente dell’inflazione”.

Ma la violenta reazione del mercato ha rimarcato la fiducia che Agbal aveva riconquistato con difficoltà dagli investitori stranieri, dopo anni di quella che molti analisti considerano a tutti gli effetti una cattiva gestione da parte dei diversi team economici di Erdogan.

L’ex Agbal ha aumentato le leve sui tassi di 875 punti base, o l’8,75%, in soli 5 mesi dalla sua nomina ad inizio novembre, ricostituendo una maggiore fiducia tra gli investitori attraverso una politica monetaria rigorista e rispettosa delle regole monetarie “ortodosse”.

La mossa di Erdogan secondo le agenzie di rating

Secondo Fitch Ratings, la mossa di Erdogan indica “un ritorno alle politiche economiche poco ortodosse adottate prima della sua nomina, creando seri rischi per l’outlook economico della Turchia”. Per gli analisti dell’agenzia di rating, inoltre, “la banca adotterà un atteggiamento non più hawkish ma dovish”, con prospettive di “un ulteriore aumento dell’inflazione nei prossimi trimestri e di maggiori deflussi dagli asset turchi”.

Più netta la visione di Moody’s, secondo il quale l’improvviso cambio di direzione ha offerto “un’ulteriore prova della totale mancanza di prevedibilità delle politiche in Turchia e conferma la nostra visione di un grave indebolimento istituzionale”.

Ancora, dagli analisti di Oanda, società di broker con sede a Londra, il futuro del governatore “è in una situazione difficile. Tagliare i tassi e vedere investitori stranieri fuggire, iper-inflazione e crollo della valuta, o aumentare i tassi e farsi licenziare”.

Da Piazza Gae Aulenti non sono ancora arrivati commenti riguardo alla situazione in Turchia, ma se il contesto economico dovesse ulteriormente peggiorare, il nuovo management e Orcel dovranno fare seriamente i conti con Ankara, e in caso decidere se preferire il Monte dei Paschi di Siena o Erdogan.

Foto in alto: Shutterstock