Tornano le restrizioni, Omicron spaventa le Borse

Non poteva iniziare peggio la settimana pre-natalizia. Il rapido dilagare della nuova variante Omicron (o sudafricana) e le misure restrittive imposte dai diversi Paesi per contenere il numero dei casi hanno cambiato l’idea di una fine d’anno diversa dal 2020, portando gli investitori ad avere un approccio molto più cauto nelle proprie scelte d’investimento. 

Con l’Olanda che ha deciso di chiudere le attività non essenziali “almeno” fino al 14 gennaio, altri Paesi in Europa stanno pensando a nuove restrizioni in vista di Natale e Capodanno, dopo che Omicron è diventato il ceppo dominante in Regno Unito e Stati Uniti.

Intanto, preoccupano i continui aumenti dei prezzi dell’energia in Europa, alle prese con un aumento della domanda viste le temperature invernali e le alte tensioni con Mosca. 

Lunedì nero 

‘Tradizionalmente’, dicembre e i giorni prima di Natale hanno riservato sorprese positive sui mercati finanziari. Ma non quest’anno. A causa delle notizie circolate nel weekend sulla pericolosità della nuova variante Omicron, gli operatori si sono fatti prendere dal panico buttandosi a capofitto sugli ordini di vendita (-2/-3% in Europa), salvo poi cercare di metterci una pezza nella sedute successive senza troppo successo. 

“Novremmo lasciarci prendere troppo dalle vendite di lunedì, probabilmente causata dalla bassa liquidità e da una certa riduzione del rischio della stagione prefestiva, ma non dovremmo essere nemmeno troppo sicuri della ripresa dei giorni successivi”, ha scritto in una nota il senior analyst di Oanda Craig Erlam, secondo il quale “questi sono mercati illiquidi, e Omicron continua ad essere un’enorme nuvola di incertezza”. 

Amsterdam chiusa

La paura sui mercati è arrivata dopo le notizie del weekend sulla pericolosità della variante sudafricana, che ha indotto diversi governi ad adottare nuove misure restrittive per arginarne la rapida diffusione.

In Olanda, il premier Rutte ha preso la decisione più impopolare di tutte, annunciando un nuovo lockdown per vaccinati e non “almeno” fino al 14 gennaio, creando un precedente pericoloso per i Paesi membri con alto tasso d’infezione. 

In Germania, uno degli hotspot principali di questa nuova ondata, ha imposto la riduzione dei contatti sociali dal 28 dicembre, ma il ministro della Salute Karl Lauterbach non esclude “nulla”, e se il numero di casi “si dovesse sviluppare in modo da dover discutere anche di un lockdown, non ci sarebbe alcuna linea rossa”.

In Regno Unito, dove ormai Omicron ha superato Delta con oltre 90 mila casi al giorno, il governo Johnson ha deciso di non imporre nuove restrizioni prima di Natale lasciando la porta per un “circuit braker” di due settimane dopo capodanno, nonostante le voci dei principali esperti del Paese che da diversi giorni invocano misure più serie.

“Stiamo assistendo a una serie di misure in tutta Europa, con alcuni paesi che cercano di preservare le libertà dei doppi vaccinati e quelli che hanno ricevuto il booster, mentre impongono restrizioni ai non vaccinati.

Tuttavia, la prossima settimana potrebbero essere imposte restrizioni molto più severe per tutti”, sottolinea l’analista del broker londinese. 

Prezzi killer 

Oltre alla rapida diffusione dei contagi, l’Europa deve far fronte ad un’altra emergenza, i prezzi dell’energia a livelli record, che, ricadendo direttamente sulle tasche dei contribuenti, potrebbero mettere a rischio il ritmo di ripresa economica ed esacerbare il picco inflazionistico attualmente in atto nella regione (ricordiamo che l’energia è la principale causa dell’aumento dei prezzi). 

Dopo aver annunciato di voler mantenere “limitati” i flussi di gas verso l’Europa attraverso il gasdotto Yamal-Europe, Mosca ha deciso di dirottare le forniture verso la Polonia, forzando gli Stati membri a mettere mano alle riserve già molto risicate d’energia. Tutto questo va letto nel contesto delle tensioni tra Stati Uniti e Russia nelle quali Bruxelles, giocando dalla parte Usa, potrebbe pagare il prezzo più alto. 

Come se non bastasse, la scorsa settimana Electricite de France (la principale utility francese) ha fermato per motivi di sicurezza due centrali nucleari, riducendo notevolmente la capacità disponibile prevista per il resto dell’anno e nei primi mesi del 2022.

“Questo fattore interessa molto da vicino anche l’Italia, perché si traduce in minori importazioni di elettricità dalla Francia e, di conseguenza, potrebbe portare ad un aumento di generazione tramite le turbine a gas che costituiscono la principale fonte di energia elettrica nel nostro Paese”, affermano gli analisti di ICIS.