Tampone molecolare covid

“Il tampone dà un falso senso di sicurezza”: a metà ottobre, durante una striscia d’informazione Rai tv, da un’intervista in esterna precipita in diretta la rasoiata. A pronunciarla è l’infettivologo Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, membro del Cts (Comitato tecnico scientifico), tra gli specialisti più seri che stanno operando per contrastare la diffusione del Covid-19.

È un attimo, fugace, in osservanza alla tempistica televisiva, quanto basta però per riassumere una realtà tenuta oltre la linea d’ombra: quella dei falsi-negativi e falsi-positivi. Una realtà difficile da comunicare, almeno da parte delle istituzioni.

Una realtà sottotraccia, congelata dalla comprensibile preoccupazione di non voler aprire autostrade alle idiozie negazioniste sulla portata dell’epidemia. Una realtà attualissima, tuttavia, incidente sull’espansione virale e ancor più da settembre scorso, da quando l’Italia è entrata nella fase dei tamponi a tappeto. Una realtà imbarazzante, insomma, visto che il contagio non è più riconducibile ad una catena di focolai nota. Possibile soffermarcisi qualche minuto?

Tranquilli: abbiamo una valanga di tamponi

Basta una manciata di secondi, infatti, per intuire che sui tamponi Covid-19 i conti non tornano, innanzitutto nel senso letterale del motto. Si parta da un numero ufficiale: all’8 novembre scorso, l’aggiornamento casi Covid-19 indica un totale di 17mln 374mila 713 tamponi effettuati in Italia, secondo i dati aggregati quotidiani Regioni/PPAA, Ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità. Ecco: se si volesse valutare il loro costo-beneficio, già il primo elemento del binomio porrebbe seri problemi d’interpretazione. Non è infatti possibile evincere, da fonti aperte, l’esatto prezzo del kit-tampone.

Se si guardano i parametri della sua commercializzazione sul territorio italiano, è già stato scritto che le aziende produttrici li avrebbero messi sul mercato a costi che hanno oscillato tra i 20 e i 198 euro; a quanto pare, però, nessuno ha chiarito chi e perché ha battuto più o meno cassa.

Attualmente, inoltre, la forchetta si sarebbe ristretta tra i 40 e i 60 euro (questi apici, più avanti, torneranno utili).

Oltre il miliardo di euro, tra molecolari e antigenici

Quindi, moltiplicando banalmente il totale dei tamponi effettuati fino all’8 novembre 2020 per diversi costi/cadauno – costi qui parametrizzati arbitrariamente, con l’esclusione dei primi estremi – le ipotesi di spesa pubblica impiegata oscillano vertiginosamente in direzioni stralunate: ad esempio, a soli 40 euro/cadauno, il costo complessivo ammonterebbe a 694mln 988mila 520 euro; a 60 euro, a 1mld 042mln 482mila 780 euro; a 80 euro, a 1mld 389mln 977mila 040 euro. Superfluo aggiungere che solo conoscendo secondo quali percentuali dei diversi costi siano stati effettuati gli acquisti, si potrebbe avere un verosimile riassunto di spesa pubblica per il presidio sanitario. Alcune evidenze, comunque, testimoniano condizioni incontrovertibili: 1) l’irragionevolezza di costi per diversi mesi tanto sperequati tra loro, se non per ragioni che con la salute pubblica hanno nulla a che fare; 2) anche laddove “giustificati”, l’irragionevolezza del recente appiattimento dei costi entro il range di 40-60 euro, a meno che in alcuni Cda dei produttori non abbiano fatto ingresso diverse reincarnazioni del Mahatma Gandhi.

Test rapido Covid
Test rapido Covid (Fonte: Pixabay)

La spesa pubblica nazionale, intanto, ha quasi certamente svettato il miliardo di euro per l’acquisto ed utilizzo di kit-tamponi, cifra che rientra tranquillamente in quanto rivelato dallo stesso presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che in un suo recente intervento ha vantato sinora l’esborso di 1mld e 600mln da parte dell’Amministrazione pubblica per il solo acquisto di presidi sanitari; e, non pago, ha persino annunciato l’introduzione di 10mln di test rapidi.

Tamponi = Costi di produzione top secret

Bene: ma quanto costano in fase di produzione questi kit? La risposta è chiusa in cassaforte. Infatti, se i costi di acquisto ed utilizzo si rivelano sperequati, quelli affrontati dai produttori rappresentano un autentico tabu. Nessuno – è bene sottolinearlo – nessuno, è disposto a comunicarli ufficialmente.

Solo informalmente, e con tutte le dovute attenzioni, chi lavora nel settore sussurra qualche coordinata. Da ciò si desume che esistono varie metodiche di produzione, con una media dei costi che comprende: uno o massimo due euro per il kit di raccolta, ovvero bastoncino+fialetta; tra i 17 ed i 25 euro per la quota reagenti, range che include il costo ammortato dell’analizzatore; una stima di circa 40 euro a tampone per la manodopera.

Da ciò si evince che il costo totale di gestione produttiva, varia tra i 58 ed i 70 euro cadauno. Interessante: questa oscillazione è veramente prossima ai 40-60 euro recentemente individuati come range di acquisto di un singolo kit. Chi ha fatto pagare fino a tre volte tanto questo articolo?

Chi sono i produttori e i distributori

Il quesito dovrebbe interessare non poco l’autorità pubblica. Da dove partire? Magari da qui. A meno di recenti modifiche non pubblicizzate, infatti, il documento tracciato 0011715-03/04/2020-DGPRE-DGPRE-P, trasmesso dall’Ufficio 5 prevenzione delle malattie trasmissibili e profilassi internazionale – Direzione generale della Prevenzione sanitaria – Ministero della Salute, con in oggetto “Pandemia di COVID-19 – Aggiornamento delle indicazioni sui test diagnostici e sui criteri da adottare nella determinazione delle priorità.

Aggiornamento delle indicazioni relative alla diagnosi di laboratorio”, nell’allegato 1 riporta “l’elenco dei kit diagnostici e delle aziende certificate produttrici e/o distributrici, predisposto dal gruppo di lavoro ‘diagnostici in vitro’ del CTS”. Eccone un quadro sintetico.

DISPOSITIVO DIAGNOSTICO (per rilevamento di SARS CoV-2) AZIENDA PRODUTTRICE
Bosphore Novel Coronavirus (2019-Ncov) Detection Kit Anatolia Tani Ve Biyoteknoloji Urunleri (Turchia)   Arastirma Gelistirme Sanayi Ve Ticaret Anonim Sirketi (Turchia – Cina)
STANDARD M nCoV Real-Time Detection Kit SD BIOSENSOR Inc (Corea Sud)
Allplex 2019-nCoV assay Seegene, Inc. (Corea Sud)
QUANTY COVID-19 CLONIT SRL (Italia)
GENEFINDER COVID-19 PLUS REALAMP KIT OSANG HEALTHCARE (Corea Sud)
NOVEL CORONAVIRUS (2019-NCOV) REAL TIME MULTIPLEX RT-PCR KIT SHANGHAI ZI BIO-TECH CO., LTD (Cina)
ON-SITE RAPID PCR DIAGNOSTIC SYSTEM SOSEPHARM (Italia)
LABGUN COVID-19 ASSAY LABGENOMICS CO. LTD. (Italia)
REALQUALITY RQ-2019-NCOV AB ANALITICA SRL (Italia)
CORONA VIRUS DISEASE 2019 (COVID-19) NUCLEIC ACID DETECTION KIT OACP S.R.L. (Usa – Italia)
SimplexaTMCOVID-19 Direct assay DiaSorin Molecular LLC (Usa)

Tra sigle e svariati luoghi di origine – virtuali e non – qui la trasparenza va in deficit, richiedendo un approfondimento accurato e ad hoc.

A ciò si aggiunga che l’acquisto da parte delle diverse aziende sanitarie pubbliche non si svolge in modo omogeneo: c’è chi acquista l’intero kit, chi parti del kit, chi le singole componenti da assemblare in house. Un fatto, però, sembra acclarato: chiunque abbia acquistato – o tuttora acquisti – kit-tampone o suoi componenti fuori da questa filiera dovrebbe risultare fuori norma, ancor più se si considera che il rischio di un tampone non tipizzato non “pescherebbe” il killer-virus, rendendo spericolatamente vano il fine del prelievo.

A tutto ciò si aggiunga il secondo elemento del binomio costo-beneficio. Ecco: se il primo è individuabile in modo insufficiente, il secondo elemento, “il beneficio”, slitta su margini d’incertezza non indifferenti, e tante dichiarazioni di esponenti del mondo scientifico lo testimoniano.

La fallibilità dei tamponi sotto al tappeto

Nella fase in cui l’Italia non ha ancora inaugurato l’utilizzo in larga scala dei tamponi a tappeto, infatti, ad un quesito rivolto ad alcuni specialisti da un’agenzia di stampa nazionale le risposte sono state queste.


“Certo che si può avere il Covid e sfuggire ai vari test. Il tampone naso-gola ha due variabili: la prima è quella dell’operatore che lo fa e che potrebbe commettere degli errori, la seconda chi processa il campione raccolto in laboratorio. Consideriamo, per quanto riguarda i campioni, fino al 30% può essere un falso negativo, se poi ci mettiamo gli errori umani ecco che il tampone può essere un falso negativo fino al 50% dei casi” (Matteo Bassetti, direttore della Clinica di malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova e componente della task force Covid della Regione Liguria).

Medico esegue tampone molecolare
Medico esegue tampone molecolare (Fonte: Pixabay)

“Aver in atto il Covid e sfuggire ai test è possibile. Questo perché se non si sono ancora formati gli anticorpi, il test sierologico potrebbe essere negativo. Con la malattia in corso, invece, il tampone è sicuro: ha un’affidabilità del 70%, ma quando ci sono probabilità concrete di malattia vengono valutati più fattori e vengono fatti più test quindi è improbabile sfuggire” (Francesco Le Foche, responsabile del day hospital di immuno-infettivologia del Policlinico Umberto I di Roma).

“Possono esserci falsi negativi (e falsi positivi), e poi gli asintomatici e i pauci-sintomatici. L’ideale è che il sommerso emerga, perché è proprio il sommerso ad alimentare la circolazione del virus” (Roberto Cauda, docente di Malattie infettive all’Università Cattolica del Sacro Cuore). “Il tampone non sempre rivela il virus, e sono frequenti i falsi positivi”, mentre test sierologico, fatto nei giusti tempi rispetto all’infezione, “è quasi sempre in grado di rilevare gli anticorpi specifici contro il virus” (Pierluigi Lopalco, epidemiologo Università di Pisa e coordinatore scientifico della task force pugliese per l’emergenza coronavirus).

Il tampone “è positivo solo durante lo sviluppo dell’infezione. E se si perde quel momento, ovviamente il soggetto sfugge” (Fabrizio Pregliasco, virologo dell’università degli Studi di Milano). “Sì, si può sfuggire alla diagnosi con tampone. Dipende da chi fa il prelievo, da quanto bene va in profondità, se mi sono sciacquato la bocca, da come viene estratto e trasportato il materiale e soprattutto da dove si trova il virus in quel momento” (Giorgio Palù, Past President della Società europea di virologia e professore emerito di Microbiologia dell’università di Padova).

“I tamponi non funzionano al 100% e i test sierologici arrivano dopo. Ed è verosimile che molti abbiano avuto la malattia, senza aver avuto la diagnosi. E potrebbero non saperlo mai perché, chi l’ha avuta da molto tempo fa, potrebbe già aver perso gli anticorpi” (Giuseppe Ippolito, direttore scientifico dell’Istituto Lazzaro Spallanzani). “Se il tampone è fatto bene e se i saggi utilizzati hanno la sensibilità giusta si riduce” la possibilità che sfugga una diagnosi di Covid (Andrea Crisanti, direttore del Dipartimento di medicina molecolare dell’università di Padova e direttore dell’Unità operativa complessa di microbiologia e virologia dell’azienda ospedaliera patavina).

“Indubbiamente, molte persone hanno avuto l’infezione da Covid-19 e si sono riprese, ma non sono mai state diagnosticate” (Bruce Beutler, immunologo e genetista americano, premio Nobel per la Medicina 2011). “C’è sempre un sommerso, in questi casi bisogna vedere quanto grande” (Guido Silvestri, virologo docente negli Usa alla Emory University di Atlanta). “Il tampone è positivo solo durante l’infezione attiva. Se siamo stati asintomatici, e non ci è stato fatto il tampone, potrebbe non rimanere traccia dell’infezione” (Antonella Viola, direttrice scientifica dell’Istituto di ricerca pediatrica – Città della speranza di Padova).

“Ovviamente i test sierologici e il tampone hanno una sensibilità e specificità che tende al 100%, ma un certo numero di falsi positivi e falsi negativi è da mettere sempre in conto. Forse si potrebbe, sui soggetti risultati positivi ai test seriologici (Igm positive e/o Igg positive), eseguire anche un tampone per confermare l’avvenuta infezione e l’eventuale contagiosità” (Massimo Ciccozzi, responsabile dell’Unità di statistica medica ed epidemiologia molecolare dell’Università Campus Bio-Medico di Roma).

“Esistono casi di pazienti con negatività al tampone e alla sierologia. Le cause possono essere differenti: non corretta esecuzione del tampone o la scarsa presenza del virus a livello delle mucose al momento del prelievo. La sierologia può essere negativa perché il paziente non ha ancora ‘sieroconvertito’, cioè non ha ancora sviluppato anticorpi (mediamente dopo 15 giorni dai sintomi), oppure perché in una certa percentuale di persone la risposta anticorpale è molto bassa o nulla e quindi non rilevabile ai test” (Marco Tinelli, infettivologo e tesoriere della Società italiana di malattie infettive e tropicali).

“Non credo sia possibile avere il Covid e sfuggire al tampone e ai test vari, ovviamente a patto che i testi siano fatti in strutture adeguate e con protocolli tecnici validati” (Giuseppe Novelli, genetista dell’Università di Tor Vergata). “L’Oms ha elencato i test diagnostici per l’uso di emergenza durante la pandemia di Covid-19, che possono essere procurati e forniti dalle Nazioni Unite e da altre agenzie di approvvigionamento. L’Oms attualmente non raccomanda l’uso di test diagnostici rapidi” (Tarik Jašarević, portavoce dell’Organizzazione mondiale della sanità).

Soldi pubblici gettati al vento

Strutture adeguate? Protocolli tecnici validati? Non raccomandato l’uso di test diagnostici rapidi?
Mannaggia: proprio ora che le autorità sanitarie italiane si apprestano ad introdurre su libero mercato anche l’acquisto di rapidi kit-tampone salivari. Errare è umano, perseverare…

Intanto, il contagio Covid-19 si espande: naturale, come per tutti i virus influenzali. Il rischio di congrue percentuali di errore nell’intercettarlo è concreto: innaturale, invece, che le si implementino in proiezioni statistiche come dato amorfo. Se ammontassero anche solo al 25% del totale, su un esborso di fondi pubblici di 1mld significherebbero 250mln andati in fumo; in più – e questo è peggio – costituendosi come causa viva di sperequazioni tra “malati” irreali e “sani” contagiosi, con tutte le conseguenze sinora non note; o taciute, insomma una bella quota di disastro (nel disastro).