Azzeramento delle emissioni di Co2 entro il 2050 e impegno a contenere l’aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi centigradi. Sono questi i punti principali che i Paesi del G7 sottoscrivono come impegno contro il cambiamento climatico. “Firmiamo un accordo per azzerare le emissioni nette entro il 2050 e contenere l’aumento delle temperature entro 1,5 gradi” ha detto la presidente della Commissione Europea, Von Der Leyen, in occasione dell’ultimo summit, tenutosi in Cornovaglia (Regno Unito), per la prima volta in presenza dall’inizio della pandemia.

La sintesi del G7: la dichiarazione di Carbis Bay

La strategia green dei paesi del G7 è sintetizzata in un comunicato congiunto, che oltre agli impegni sul clima riassume anche gli obiettivi legati alla ricostruzione post Covid, digital tax, vaccini e relazioni internazionali.

La cosiddetta dichiarazione di Carbis Bay (dal nome della località in Cornovaglia, Regno Unito, che ha ospitato il summit 2021) è un testo di 25 pagine. I leader qui hanno messo nero su bianco la loro “agenda condivisa per un’azione globale”. Gli obiettivi sulle emissioni di gas serra sono stati confermati. E​​ verrà aumentato il contributo al fondo da 100 miliardi di dollari all’anno per aiutare i Paesi in via di sviluppo a ridurre le emissioni nocive. Insomma, alla ricostruzione post-pandemia, si affianca la necessità di tutelare dell’ambiente. Con l’obiettivo di “proteggere il pianeta sostenendo una rivoluzione verde”.

Le promesse del G7

Quanto al clima, il G7 si impegna ad accelerare gli sforzi per ridurre le emissioni di gas serra e a dimezzarle entro il 2030, anche se soltanto rispetto ai livelli del 2010. “A questo fine – affermano i leader – ci siamo impegnati ad aumentare i target al 2030 con un taglio collettivo delle emissioni della metà rispetto al 2010.

E di oltre la metà rispetto al 2005.” Il Gruppo, però, non ha raggiunto un accordo su una tempistica per eliminare l’uso del carbone come fonte di energia elettrica. Un fallimento che gli attivisti del clima considerano una profonda delusione in vista della Conferenza Onu sui cambiamenti climatici prevista per novembre a Glasgow. A suscitare qualche perplessità degli ambientalisti, inoltre, è la distanza tra gli obiettivi fissati e le risorse (poche) mobilitate per raggiungerli, soprattutto sulla finanza climatica.

Al vertice G7 si da l’addio al carbone?

La COP26 di Glasgow prevista a novembre dovrebbe sancire l’impegno a cessare ogni supporto al carbone nei paesi OCSE entro la fine del 2021. Una promessa che si somma a quella, già messa sul piatto mesi fa, di cancellare tutti i sussidi ai combustibili fossili entro il 2025. Il G7 invece ha espresso la volontà di mantenere le tecnologie di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS) che ne riducano le emissioni. “Ci impegniamo a presentare strategie a lungo termine che stabiliscano percorsi concreti per azzerare le emissioni nette di gas serra entro il 2050 il prima possibile, facendo il massimo sforzo per farlo entro la COP26” si legge nel comunicato finale del G7.

Da qui al 1° novembre, quindi, i 7 paesi dovrebbero pubblicare importanti documenti senza i quali l’orizzonte net-zero resta ancora lontano.

Focus G7: la biodiversità come tema centrale

Il vertice G7 ha posto l’attenzione anche al tema della tutela della biodiversità, gettando le basi per un’azione concreta. Il motore dell’iniziativa è il Nature Compact 2030, documento in cui i 7 paesi si coordinano sui 4 pilastri dell’azione per proteggere la diversità biologica già al centro degli sforzi dell’ONU. In questa direzione punterà anche la Cop26 di Glasgow, che sarà più integrata con la Cop15 di Kunming, il vertice internazionale sulla biodiversità che si svolgerà in Cina a ottobre.