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Così come Nokia è stata spazzata via dalla spietata concorrenza nel mercato degli smartphone – dominato da Samsung, Huawei, Xiaomi ed Apple – anche nel settore della musica negli ultimi 10 anni la rivoluzione è stata notevole.

La fine del disco in vinile ha trasformato il mercato, ormai dominato dallo streaming. Ciò nonostante, le grandi major mondiali sono riuscite a risalire la china. Warner Music si è quotata in borsa nel 2020 e Universal intende fare lo stesso nel 2022. Per capire come mai le major ce la stiano facendo, bisogna osservare con attenzione il mercato dei diritti editoriali.

Nei primi mesi del 2021 tutte le opere di Bob Dylan sono state vendute per 300 milioni di dollari; Shakira ha venduto i suoi per una cifra mostruosa rimasta segreta. Ogni qualvolta un’opera musicale viene scaricata – in forma di streaming su Spotify o per campagne pubblicitarie – maturano diritti d’autore.

Quando Michael Jackson comprò i diritti dei Beatles

Non sono in molti a ricordare che nel 1985 Michael Jackson con notevole fiuto comprò i diritti dei Beatles attraverso la ATV Music (in difficoltà economiche), che deteneva i diritti delle canzoni di John Lennon e Paul McCartney. Da sottolineare che gli altri due componenti dei Beatles, Ringo Starr e George Harrison, fondarono la loro casa discografica e salvarono la loro produzione.

Jackson pagò 47,5 milioni di dollari e in tal modo si impossessò anche dei diritti di Bruce Springsteen, Elvis Presley e Rolling Stones. Un vero e proprio colpaccio. Infatti, quando la Sony nel 1995 comprò il 50% dei diritti da Jackson e poi l’altro 50% dagli eredi nel 2016, sborsò in totale 850 milioni di dollari, quasi 18 volte il capitale investito.

Paul McCartney e l’ostinata moglie di Lennon, Yoko Ono, non si sono dati per vinti e hanno invocato il Copyright Act del 1976 dove si specifica che i diritti d’autore di opere composte prima del 1978 devono ritornare nelle mani dei loro creatori 56 anni dopo la data di registrazione del copyright. E la prima canzone dei Beatles è del 1962. La Sony è stata quindi costretta a trovare un accordo economico dopo una lunga battaglia legale.

I cambiamenti del mercato con l’arrivo di Spotify

Oggi le grandi case discografiche hanno firmato accordi con i leader dello streaming. Spotify, nata in Svezia nel 2006, offre lo streaming on demand di una selezione di brani di varie case discografiche ed etichette indipendenti, incluse Sony, EMI, Warner Music Group e Universal. La musica può essere visualizzata per artista, album, etichetta, genere o playlist così come grazie a ricerche dirette. 

Oggi Spotify ha oltre 100 milioni di clienti e nel 2018 il fondatore Daniel Ek ha pensato bene di quotarsi al NYSE (New York Stock Exchange) a 132 dollari per azione.

Oggi vale nell’intorno di 295$, anche grazie all’acquisizione del concorrente iZettle (pagata 2,2 billion $). Per dare un’idea dei numeri giganteschi in gioco, Spotify intende raggiungere nel 2021 407-427 milioni di user e ben 172-184 premium subscriber.

Il mondo cambia a una velocità supersonica. Chi sta fermo è perduto.

Foto in alto: Shutterstock