salvadanaio verde su calcolatrice

Un tempo era usanza conservare i propri risparmi in casa utilizzando i più svariati stratagemmi. C’era chi li metteva sotto la mattonella, chi nei vasi, chi nel materasso. Al giorno d’oggi invece siamo tutti abituati – per fortuna diremo – ad affidare i nostri risparmi ad un istituto di credito. Questo per un duplice motivo. In primis per tenerli al sicuro da eventuali furti considerato il rischio elevato di tenerli in casa, in secundis per farli fruttare grazie agli interessi che la banca annualmente eroga.

Ma tornando al primo punto: siamo certi che i nostri soldi in banca siano al sicuro?

Se vi dicessimo che una volta depositati presso un istituto bancario o postale i vostri soldi non sono più “vostri” ma diventano di proprietà dell’istituto, non vi spaventerebbe questa ipotesi? Ebbene, le cose stanno proprio così. E a dirlo è la legge italiana.

A dirlo è l’articolo 1834 del Codice Civile

Questo è quanto definisce il Codice Civile nell’articolo 1834 che recita:
“Nei depositi di una somma di denaro presso una banca, questa ne acquista la proprietà ed è obbligata a restituirla nella stessa specie monetaria, alla scadenza del termine convenuto ovvero a richiesta del depositante, con l’osservanza del periodo di preavviso stabilito tra le parti. Salvo patto contrario, i versamenti e i prelevamenti si eseguono alla sede della banca presso la quale si è costituito il rapporto”.

Insomma, nello stesso momento in cui ci rechiamo in banca per depositare del denaro sul conto corrente a noi intestato, di fatto perdiamo la proprietà di quel denaro. Ma se è vero che una volta depositati i nostri soldi in banca questi diventano di fatto dell’istituto, è anche vero che la banca o le poste, hanno il dovere di restituirci la somma nel momento in cui ne facciamo richiesta.

Quindi la proprietà passa alla banca soltanto nel periodo in cui la somma resta nelle casse dell’istituto di credito.

Ma cosa succede in caso di fallimento della banca?

Qualche rischio potrebbe esserci in caso di fallimento della banca, ma soltanto in casi particolari. Con il cosiddetto bail-in, letteralmente “salvataggio dall’interno” introdotto nel 2016 dalla Direttiva n. 2014/59 dell’Unione Europea si è imposto che in caso di dissesto o di rischio di dissesto di una banca, ad essere chiamati a contribuire al salvataggio siano i suoi azionisti e creditori sulla base di una precisa gerarchia.

scritta failed bank su giornale
Scritta failed bank su giornale (Fonte: Pixabay)

In altre parole lo Stato non può più intervenire direttamente nei fallimenti delle banche. Come per tutte le imprese private, in caso di crisi o di fallimento saranno i “proprietari” della banca, ovvero gli azionisti, i primi a pagare. Quindi in caso di crisi la procedura aggredirà per primo il capitale degli azionisti della banca che vedranno azzerarsi il valore delle loro azioni.

Se il loro contributo non sarà sufficiente saranno chiamati a intervenire i titolari di strumenti finanziari emessi dalla banca stessa secondo un ordine che incide sul rischio dell’investimento.

Esaurita anche questa categoria gli ultimi ad essere aggrediti per il salvataggio dell’istituto saranno i conti correnti delle persone fisiche e delle piccole e medie imprese superiori a 100.000 euro. I risparmiatori titolari di conti correnti fino a 100.000 euro possono invece dormire sonni tranquilli perché non potranno ricevere prelievi forzosi delle somme presenti sul conto corrente per aiutare il risanamento della banca. E inoltre in caso inadempienza interviene a loro difesa il fondo interbancario di tutela dei depositi che di fatto risarcisce il cliente di una banca in caso di fallimento della stessa, fino ad un massimo di 100.000 euro.