Stretta di mano

“Business of business is business” diceva il premio Nobel Milton Friedman, indicando la necessità delle aziende di concentrarsi principalmente sulle attività strettamente collegate alla vendita di prodotti o servizi. Ma quando la politica inizia ad occuparsi molto del business, alle aziende non rimane altra scelta che provare ad inserirsi nei processi decisionali, esercitando azioni di lobbying.

Influenzare un decisore politico è un’attività del tutto legittima, regolamentata in molti paesi (in Italia la normativa è ancora molto vaga), e soprattutto a livello di istituzioni europee.
Ad attivarsi in questo senso sono le società stesse, attraverso i propri team di relazioni istituzionali e società di consulenza, gruppi di advocacy e associazioni.

Nella classifica delle aziende che spendono di più in azioni di lobbying a livello europeo vi sono società che operano in mercati fortemente regolamentati, come la tecnologia, l’energia, le telecomunicazioni, ma anche chimica e farmaceutica. Vedremo anche lo strano caso del consorzio italiano che spende come Siemens e Exxon.

Le imprese

Grafico classifica investimenti lobby
Grafico classifica investimenti lobby (fonte: EU transparency Register, rielaborazione Momento Finanza)

I dati associati alla spesa sono comunicati dalle aziende stesse ad organismi noprofit e di sorveglianza come l’associazione Transparency International e il Registro per la Trasparenza dell’Unione Europea.


Lo scopo è quello di promuovere quanta più trasparenza possibile in un contesto che rimane ancora oscuro alla maggior parte dei cittadini.

Le tecnologiche Google, Microsoft e Facebook tra Antitrust e libertà di business

Motore di ricerca Google su tablet
Motore di ricerca Google su tablet (fonte: pixabay)

L’azienda che spende di più in attività di lobbying in Europa è Google, con oltre 8 milioni di euro di investimenti diretti, 16 dipendenti coinvolti di cui 8,5 a tempo pieno.Gli investimenti in lobbying sono più che comprensibili: Google ha subito diversi procedimenti antitrust da parte della Commissione, uno tra i più significativi nel marzo 2019, quando l’Autorità ha imposto alla società di Mountain View un’ammenda pari a 1,49 miliardi di € per pratiche abusive nella pubblicità online.

Seguono nella classifica, nel settore del tech Facebook, che conta 25 persone coinvolte nelle attività di lobbying nell’azienda, e Microsoft, l’azienda fondata da Bill Gates, anch’essa non immune alle sanzioni dell’Antitrust nel corso degli ultimi anni, tra queste la famosa multa di 561 milioni di euro per abuso di posizione dominante per il legame (nella legge Antitrust “tying” tra Internet Explorer e Windows.

Lobby delle società dell’energia: Shell ed Exxon e le direttive sulle emissioni

vecchio distributore di benzina Shell
vecchio distributore di benzina Shell (fonte: pixabay)

Terza nella classifica generale delle spese per lobbying è il gruppo Shell, le cui attività vanno dal gas, alle fonti rinnovabili, petrolio e composti chimici. Shell è inoltre beneficiaria di tre diversi progetti Horizon 2020, il programma di finanziamento creato dalla Commissione europea per sostenere e promuovere la ricerca e lo sviluppo tecnologico.

Anche gli investimenti di Exxon, compagnia petrolifera statunitense sono di rilievo: l’energia è un settore fortemente regolamentato a livello mondiale ed europeo, specialmente negli ultimi anni, sono state molte le direttive e misure emanate dal Parlamento Europeo e dalla Commissione per ridurre le emissioni e sostenere fonti energetiche alternative.

Chimica e farmaceutica: Bayer, Basf

Camino dell'azienda Bayer
Camino dell’azienda Bayer (fonte: pixabay)

Dalle nuove tecnologie per l’agricoltura, alla E-Health, sono diversi i temi affrontati da Bayer negli incontri con i rappresentanti delle istituzioni europee, sempre secondo il registro della trasparenza.


Le posizioni politiche della multinazionale farmaceutica sono rese pubbliche già nel sito dell’azienda: in particolare protezione della proprietà intellettuale e sostegno all’innovazione. Bayer rende note anche le spese di lobbying suddivise per nazione (con record, dopo Bruxelles, per Berlino, con 1,7 milioni di euro), nonostante questo non sia sempre richiesto dalla legge.

BASF, azienda chimica, ha investito in attività di lobbying verso la Commissione Europea la cifra di 3.100.000 euro, tra i temi che più impattano sulla società, ci sono il Green New Deal, il programma che punta a rendere sostenibile l’economia dell’UE trasformando le problematiche climatiche e ambientali in opportunità economiche.

Tecnologia e reti: Siemens

Incisione logo Siemens
Incisione logo Siemens (fonte: pixabay)

Anche Siemens si dimostra particolarmente attiva nelle azioni di lobbying verso la Commissione, con un business model che è cambiato negli ultimi 25 anni, la multinazionale tedesca è sempre più attiva in servizi digitali per la mobilità e le tecnologie, tra queste il segnalamento ferroviario.

Nel 2019 l’Antitrust aveva bloccato la fusione tra Siemens e Alstom, che avrebbe permesso di creare un supergruppo attivo nell’ambito dei servizi ferroviari. Nel registro della trasparenza vengono resi noti diversi incontri e sessioni di discussione sui temi della digitalizzazione e cybersecurity.

Lo strano caso del consorzio di radio DAB

Tecnologia radio
Tecnologia radio (fonte: pixabay)

Una realtà poco conosciuta, ma tutta italiana e che spicca nei costi di attività di lobbying verso la Commissione è DAB, società consortile che riunisce alcune tra le maggiori radio in Italia. La mission del consorzio è quella di promuovere politiche a favore della diffusione del segnale radio digitale dab+.

DAB Italia è presieduta da Emanuele Ferrario, ex presidente di Radio Maria.

Del consorzio fanno parte anche tutte le radio del gruppo L’Espresso (M2o, Deejay) e quelle presiedute dal gruppo Mediaset, come Virgin e RDS.
Sul sito internet del consorzio, la pubblicazione di delibere è stata sospesa per cinque anni, dal 2015 al 2020, quando l’AGCOM, Autorità del Governo per la Comunicazione, ha deliberato un nuovo piano di attivazione delle frequenze delle radio digitali.

Gli investimenti in lobbying sembrano apparentemente giustificati dall’intensa attività normativa associata alla tecnologia DAB+, come la possibilità di obbligare i produttori di auto ad inserire radio digitali all’interno delle vetture.


In questo caso, quindi, l’attività di lobbying è essenziale: senza le leggi giuste, questa tecnologia non potrebbe svilupparsi, e, di conseguenza, il relativo business.

In futuro ancora più spese

portafoglio con carta di credito
portafoglio con carta di credito (fonte: pixabay)

Gli obiettivi della Commissione Europea previsti per il quinquennio 2019-2024, sono già noti, e riguardano materie che andranno a toccare sensibilmente le attività di aziende e business europei
Dal Green New Deal, che prevede di arrivare a produrre zero emissioni alla strategia digitale, legata alla formazione di nuove regole per la concorrenza, e il sostegno.

Il programma di sviluppo normativo messo in campo dalla Commissione Europea dimostra che le spese in attività di lobbying da parte di aziende che operano in industrie fortemente regolamentate, come la tecnologia, l’energia e l’ambiente saranno destinate ad aumentare nel tempo.