smart working

Dal prossimo 15 ottobre per entrare in qualsiasi luogo di lavoro del settore privato o pubblico sarà obbligatorio essere in possesso del green pass. Cosa cambia per lo smart working o lavoro agile? Da oltre un anno e mezzo a causa dell’emergenza Covid 19 la maggior parte delle aziende private e pubbliche hanno adottato lo Smart Working o telelavoro.

Spesso il dibattito sullo smart working in Italia: addirittura molti l’hanno chiamato come “economia del tramezzino”.

Lo stesso Ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta critica l’efficacia del lavoro da casa e insiste per riportare al più presto i dipendenti pubblici in ufficio, riducendo progressivamente al 15% la quota di lavoro da casa.

Lo stesso Brunetta ha dichiarato:

“È nata nell’emergenza, è stata costruita dall’oggi al domani spostando l’organizzazione del lavoro pubblico dalla presenza al remoto, a casa, senza contratto, senza obiettivi, senza tecnologia […] la modalità non ha garantito i servizi pubblici essenziali”.

Tuttavia, ci sono molte aziende del settore privato che hanno implementato lo smart working e mirano a mantenerlo per tutta la durata dell’emergenza pandemica. BNL, Poste, Vodafone, Unicredit ed Enel sono tra le principali insegne a voler mantenere il telelavoro per tutta la durata dell’emergenza sanitaria.

Fino al 31 dicembre 2021, ovvero fino alla fine dello stato di emergenza, salvo un’ulteriore proroga, i datori di lavoro del settore privato potranno attivare lo smart working unilateralmente.

Smart Working nel settore privato: quali sono i vantaggi?

Nonostante le critiche mosse dal Ministro Brunetta nei confronti dello smart working, il lavoro da casa ha portato numerosi vantaggi nel settore privato, tra cui: la riduzione dei tempi e dei costi del pendolarismo, il maggiore rispetto delle scadenze, la riduzione delle assenze, l’aumento dell’autonomia lavorativa, una maggiore flessibilità di orari e di spazi, migliore conciliazione della vita professionale con quella privata, diminuzione dello stress da lavoro e la riduzione dei costi aziendali.

Smart working: le conseguenze negative

La maggiore flessibilità degli orari ha cagionato conseguenze negative sulla vita delle persone: stare a casa per lavoro ha favorito una condizione di connessione perenne.

Molto spesso gli smart workers hanno difficoltà a distinguere le ore dedicate al lavoro e quelle per il tempo libero. In certi casi si abusa dell’orario di lavoro e nel tempo molti dipendenti accusano malesseri psico-fisici.

Ciò ha provocato una netta diminuzione tra lo spazio fisico e psicologico tra vita privata e vita professionale.

Smart Working: le linee guida per il settore pubblico

In vista del 15 ottobre 2021, data in cui i dipendenti pubblici torneranno in ufficio, si attende un decreto ad hoc della Funzione pubblica che preciserà le modalità del rientro, insieme alle Linee guida realizzate con il Ministero della Salute per le verifiche sul Green Pass e la gestione del nuovo obbligo.

Si prevedono orari flessibili in entrata e uscita. Tuttavia, lo smart working continuerà ad esistere anche dopo l’emergenza pandemica.

Attraverso il Piano integrato della PA, che andrà definito entro il 31 gennaio 2022, si dovrà prevedere che almeno il 15% dei dipendenti possa sfruttare il telelavoro.

In ogni caso l’intesa siglata tra datore di lavoro e lavoratore dovrà indicare le giornate dedicate al lavoro a distanza e quelle in cui è prevista la presenza in ufficio, le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore e fissare le modalità di esercizio del potere direttivo e di controllo del datore di lavoro.

Pertanto, lo smart working continuerà a esserci, anche dopo la fine della pandemia, ma è necessario che vengano

«rispettati i criteri di regolarità, continuità ed efficienza».

Smart Working: le nuove regole per i lavoratori del pubblico impiego

Come cambierà lo smart working dopo il 15 ottobre 2021? Come detto, il 15 ottobre i dipendenti del pubblico impiego torneranno in ufficio, ma quali saranno le nuove regole e come si rientrerà in presenza?

I lavoratori del settore pubblico non vaccinati sono ancora 320.000 persone: si tratta di un dato che occorre considerare visto che il rientro in ufficio dovrà essere graduale.

Continuerà ad esistere la modalità di lavoro blended, ovvero un po’ in ufficio in presenza e un po’ in smart working.

Si dovrà continuare ad osservare le regole di sicurezza: mascherine, distanze di sicurezza, igienizzanti a portata di mano.

Si mira a siglare un accordo tra ente pubblico e lavoratore regolato e regolamentato da un’alternanza di giornate in presenza e in smart working.