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Se c’è qualcosa che può segnare meglio di altri indicatori il mutare dei tempi e le differenze tra i costumi di un periodo e quelli degli anni precedenti, questo è il cambiamento dei consumi che lentamente si è verificato negli anni.

All’acquisto di oggetti, che fossero automobili o vestiti, diventati negli anni ‘80 e ‘90 uno status quo, si è man mano preferita la spesa in esperienze, che sia un viaggio, un concerto, o una cena in un ristorante.

Fino all’arrivo della pandemia infatti accanto al settore della ristorazione sono stati quello dell’intrattenimento e soprattutto del turismo a crescere maggiormente, anche in Italia.

 E gli italiani stessi sono diventati grandi viaggiatori. 

Sono passati, e qui sta un altro cambio generazionale, dalla casa di vacanza al mare dai parenti o dalla pensione in riviera ai viaggi internazionali, in Europa e sempre più nel mondo. 

Quello che si è bruscamente interrotto nel 2020 è stato uno dei trend più interessanti e significativi del nostro tempo, quasi la riscoperta per molti di un istinto nomade, della voglia di vedere il mondo.  Ed è particolarmente significativo che un tale trend sia stato molto visibile anche in un Paese che come l’Italia pure ha vissuto una fase di crisi e poi stagnazione economica 

Sono cresciuti tutti i viaggi, ma soprattutto quelli lontani dalle destinazioni usuali

Gli italiani che hanno deciso di partire per una destinazione estera per un periodo di vacanza o per motivi di lavoro, ma nella grandissima parte dei casi si tratta di un viaggio di piacere, sono aumentati tra il 2008 e il 2019 da 26,5 a 34,7 milioni.

La crisi che ci ha attanagliato tra il 2011 e il 2013 ha avuto il solo effetto di produrre un leggero calo di questi viaggiatori a quota 26,3 milioni, ma dopo è cominciato il boom.

Nel 2016 sono stati toccati 29,1 milioni, nel 2017 31,8, nel 2018 33,3, nel 2019 appunto 34,7. Con incrementi che certo sono stati superiori a quelli del reddito disponibile di quegli anni.

Ma il dato forse più importante è quello che riguarda le destinazioni. Sono aumentati i viaggi in Paesi più lontani, distanti dai sei tradizionalmente in testa alle preferenze degli italiani, ovvero Austria, Svizzera, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna

Tra il 2013 e il 2019 sono passati da 14,2 a 18,2, circa il 28%, gli arrivi di italiani in questi lidi, ma sono cresciuti un po’ di più, da 12,1 a 16,5, il 36%, quelli verso gli altri Paesi. In particolare verso Asia e Africa che nel solo 2019 hanno goduto di un incremento di ben il 16,2% e il 26,9% dei viaggi di italiani rispetto all’anno precedente.

Con almeno un pernottamento, una persona può fare più viaggi 
Dati OCSE, rielaborazione di Momento Finanza

Sempre di più gli anziani che vanno in vacanza

Quando si parla di cambiamenti nelle abitudini si pensa spontaneamente ai giovani, a come questi si distinguano dai genitori o dai nonni.

Eppure nell’ambito del turismo sono anche questi ultimi, gli anziani, a essere stati protagonisti negli ultimi decenni. Anzi, soprattutto questi ultimi. In particolare se consideriamo i movimenti turistici nel loro complesso, quelli domestici o verso l’estero.

Grazie anche ai cambiamenti demografici e all’incremento del numero di italiani con i capelli bianchi, il numero di over 65 che ha fatto una vacanza tra il 2013 e il 2019 è cresciuto di ben il 55,9%. Aumento che rimane rilevante, del 43,5%, se parliamo di viaggi all’estero, anche se qui vengono superati, a livello di incremento, dai 35-44enni. 

Questi ultimi hanno però abbandonato le destinazioni italiane, che invece gli anziani prediligono. Importantissimo è anche l’aumento dei 55-64enni, del 27,3% nel complesso e del 38,5% se consideriamo le vacanze in un altro Paese.

Conta certamente il fatto che parliamo di numeri di partenza ancora piccoli e che, a differenza che nei Paesi anglosassoni, non vi fosse una cultura del viaggio e della vacanza tra gli italiani meno giovani, ma questi dati testimoniano come il cambiamento di questi anni toccando tutte le età è stato più profondo di quello che pensiamo.

Viaggi di 4 notti o più
Dati Eurostat, rielaborazione di Momento Finanza

Come l’Italia ha guadagnato economicamente dal boom del turismo

In fondo un viaggio può essere anche definito come un’operazione di import/export. Il turista che va all’estero sta acquistando, e quindi importando, servizi in un altro Paese, mentre a colui che viene in vacanza nella Penisola noi vendiamo, e di conseguenza esportiamo, quelli italiani. E in questo senso l’Italia ha certamente goduto della maggior voglia di viaggi e vacanze di tutto il mondo.

I miliardi in entrata, provenienti dai turisti stranieri giunti nel nostro Paese, sono cresciuti in modo nettissimo nel decennio, passando da 29,3 del 2010 ai 44,3 del 2019. E se già 11 anni fa superavano quelli spesi all’estero dagli italiani in vacanza, 20,4, il gap è diventato nel tempo ancora più vasto, fino a 17,2 miliardi nel 2019.

A causa del fatto che il valore dei viaggi fuori dal Paese dei nostri connazionali è sì cresciuto, e non poco, ma comunque di meno, raggiungendo due anni fa i 27,1 miliardi. 

Il raddoppio del nostro saldo positivo ci dice molto sia di come questo boom del turismo sia una realtà planetaria, sia soprattutto dell’interesse verso l’Italia, che certamente in questo ambito si rivela tra quei Paesi che hanno potuto godere, e non essere vittima (come qualcuno spesso lamenta) della globalizzazione. Di cui in fondo il maggiore interesse per i viaggi è un chiaro sintomo. 

Dati Banca d’Italia, rielaborazione di Momento Finanza

La crisi del 2020 ci ha fatto male, ma meno della media in agosto

Una globalizzazione che nel 2020 è stata bruscamente fermata dalla pandemia, che ha indotto gli italiani e tutti gli europei a tornare indietro di qualche decennio, scegliendo vacanze in patria, anche sotto la spinta di incentivi statali e di una narrazione un po’ populista sull’importanza di prediligere le mete nostrane. 

Il risultato è stato un crollo delle presenze di stranieri in Italia rispetto al 2019, che è stata del 73,7% in luglio, del 57,9% in agosto, del 58,3% in settembre.

E che però è risultato essere in questi ultimi due mesi meno importante di quello medio europeo, e molto meno di quello che ha colpito due nostri grandi concorrenti mediterranei, Spagna e Grecia.

Inferiore, soprattutto nel nostro Paese, anche la riduzione di turisti locali. Che anzi in agosto sono stati sostanzialmente gli stessi dell’anno precedente.

Confronto con il 2019
Dati Eurostat, rielaborazione di Momento Finanza

Sono stati in tanti a dire in quest’ultimo anno che nulla sarà lo stesso, e non torneremo come prima, immaginando che quello scatenato dalla pandemia sarà un cambiamento definitivo sotto alcuni aspetti. Tra questi ci sarebbe la rinuncia ai viaggi lontani e il ritorno a una dimensione più locale, al massimo europea, del turismo. 

Staremo a vedere. Potrebbe darsi se l’incremento dei viaggi internazionali negli ultimi 10 anni è stata solo una moda, magari indotta da particolari condizioni economiche.

Ma è stata veramente solo questo? Forse invece con la fine dell’emergenza riemergerà quell’istinto primordiale dell’uomo a scoprire nuove realtà, quella curiosità e quella domanda inesauribile di nuove esperienze che in fondo è alla base della nostra storia come genere umano.

E che è invece la vera ragione per cui sempre più italiani, francesi, tedeschi, spagnoli, americani, decidono di passare il tempo libero visitando luoghi così diversi da quelli in cui vivono.

Foto in alto: Shutterstock