Egitto-investire

Il primo pensiero quando si parla di Egitto corre alla drammatica vicenda di Giulio Regeni e a quella tuttora irrisolta di Patrick Zaki. Abdel Fattah al-Sisi da anni tiene in ostaggio il suo paese, praticando una feroce distruzione di ogni forma di opposizione interna. Censura, repressione e permanente stato di emergenza sono i cardini del suo stile di governo. L’opinione pubblica internazionale lo condanna duramente e la stampa occidentale lo appella come dittatore senza scrupoli. Per tutte queste ragioni l’Egitto non è certamente il primo posto dove ci viene in mente di mettere i nostri soldi.

In Egitto opportunità di investimento da cogliere

Tuttavia a tutti quelli che si occupano di patrimoni e che studiano soluzioni di investimento per i propri clienti, è richiesta la capacità di pensare senza preconcetti e qualche volta anche in modo palesemente contrario, così nel caso dell’Egitto è giusto chiedersi se – al di là delle sacrosante pregiudiziali politiche – non ci siano opportunità da cogliere all’ombra delle Piramidi.

Cominciamo con qualche notazione congiunturale: l’aumento dei prezzi del gas naturale premia un Paese come l’Egitto che è esportatore netto e che coltiva l’ambizione di diventare un hub energetico regionale. Altro fattore del momento: i credit default swap (il prezzo dell’assicurazione contro il mancato rimborso di un’emissione obbligazionaria) sono scesi dal picco Covid del 6,6% all’attuale 3%, restituendo reputazione ma soprattutto flussi di investimento al mondo delle obbligazioni egiziane.

Secondo recenti stime i flussi esteri in titoli di stato sono arrivati  a 26 miliardi di USD, recuperando quasi per intero i livelli pre Covid. E le azioni sono pronte a seguire lo stesso andamento soprattutto in vista di un atteso calo dei tassi di interesse.

Bisogna inoltre considerare che l’indice azionario EGX30 viene scambiato a sconto di quasi il 50% rispetto ai multipli dell’indice MSCI Emerging Markets e che le azioni egiziane vengono prezzate con un rapporto price/earning tra 8 e 9, uno dei più bassi della regione MENA (Nord Africa + Medio Oriente + Turchia) ed anche più a buon mercato di un 35% circa della sua stessa media storica.

Egitto: un mercato azionario appetibile

Per quanto riguarda la crescita degli utili è atteso che il livello degli EPS (utili per azione) rimanga superiore in Egitto rispetto ai Paesi comparabili, grazie a una crescita demografica ancora sostenuta (100 milioni di abitanti per una popolazione che aumenta mediamente del 2% all’anno) e grazie ai bassi dati storici di consumi pro capite che danno bene l’idea del potenziale di crescita per alcuni settori, primi tra tutti le banche, i servizi finanziari, i pagamenti elettronici, la telefonia, la sanità e l’istruzione.

Insomma per tutti questi motivi potrebbe essere una buona idea per gli investitori in azioni dei mercati emergenti prendere in considerazione l’idea di diversificare una parte del loro portafoglio in azioni egiziane.

Naturalmente anche per l’Egitto valgono le famose regole auree: orizzonte di lungo periodo, gestione attiva, ricerca di alpha (puntare sulla selezione titoli piuttosto che su una generica forte esposizione al mercato), rapporto stretto e continuativo con il management delle società quotate, individuazione dei trend di momento (ora il rally delle materie prime, la rotazione da growth a value, la caccia ai titoli green e a quelli delle aziende maggiormente coinvolte nella transizione ecologica o maggiormente impegnate nella lotta al climate change).

Con questa impostazione di fondo, con l’avvertenza di praticare sempre formule di buon senso come l’accumulo progressivo attraverso piani di investimento e infine con la raccomandazione di affidarsi a gestori che abbiano una unit di analisti e gestori basata localmente in Egitto, la scelta di puntare sul mercato azionario egiziano può dare a nostro giudizio grandi soddisfazioni.