Mappa europea con scritta quarantena

Taiwan ha festeggiato solo pochi giorni fa 200 giorni senza casi interni di Covid, e anche in precedenza, quando ne aveva registrati, il livello dei contagi era stato così limitato che nel complesso nell’isola ne sono stati contati 553, con 7 morti complessivi. È poco più di quanti ne vengono osservati in una medio-piccola provincia lombarda come Pavia in un solo giorno. E ha 23,5 milioni di abitanti.

Naturalmente continuano a spuntare casi di positivi tra coloro che arrivano dall’estero, nel momento in cui vengono testati negli aeroporti, ma non sembra esserci stata una trasmissione interna al Paese.

Non è un caso isolato in quell’angolo del mondo. Il Paese di gran lunga più importante dell’Est Asia, la Cina, non registra ufficialmente più di 50 contagi da agosto, non più di 200 da aprile. Considerando la sterminata popolazione siamo di fronte a un’incidenza quasi nulla. Numeri proporzionalmente simili alla Cina incontriamo in Vietnam.

Se la Cina e il Vietnam possono ingenerare, e ingenerano, molti dubbi riguardo alla trasparenza della comunicazione e dei dati, meno realistici appaiono i sospetti sulle democrazie della stessa area. Non solo Taiwan, ma anche Corea del Sud e Giappone. In Corea il 3 novembre la media settimanale dei casi era di 2,13 per milione di abitanti, in Giappone di 5,4, mentre in Italia arrivavamo a 446,09, in Francia a 659,11, e persino nella virtuosa Germania a 189,44.

Grafico casi di contagio per milione
Grafico casi di contagio per milione (Fonte CEPCM rielaborazione Momento Finanza)

Nessuna seconda ondata in Oriente

A dimostrazione del fatto che non si tratta solo di una fase fortunata temporanea vi è il confronto tra i dati cumulati il 3 novembre e quelli del 28 agosto, alla fine dell’estate.

Nell’Asia Orientale i cambiamenti sono stati minori che in Occidente. In Cina sono passati da 62,4 a 63,5, con un aumento solo dell’1,8%. A Taiwan questo è stato del 16,4%, simile all’incremento in Vietnam, dove si è arrivati solo a 12,25 contagi totali per milione, molti meno di quanti se ne contano in un giorno in Europa.

Guardiamo ancora alle democrazie giapponese e coreana. Qui i contagi totali erano rispettivamente 518,46 e 372,09, circa un decimo che in Italia, e in poco più di 2 mesi sono cresciuti a 808,7 e 522,87, con incrementi del 56% e del 41%. In Europa i casi erano già di più, eppure sono aumentati in modo molto più veloce, con un +177% in Italia (a 4365,55 casi per milione a 12.100), un +134% in Germania, un +465% in Francia!

Cosa succede? Possiamo cullarci nell’idea che sia tutta una fregatura, che ci stanno nascondendo qualcosa, che stanno celando migliaia di malati al giorno, le terapie intensive intasate, le ambulanze che portano i malati, i morti, che milioni di persone, medici, infermieri, malati, parenti, siano tutti coinvolti in questo grande inganno.

Inganno che a questo punto dovrebbe essere uno dei più grandi, oltre che dei meglio riusciti della storia. In paragone la presunta messa in scena dell’impatto dell’aereo sul Pentagono e del “finto” sbarco sulla Luna appaiono giochi da ragazzi, anche considerando il numero di stranieri che vivono e osservano quello che avviene in questi Paesi, centri nevralgici della globalizzazione.

Grafico casi cumulati covid
Grafico casi cumulati covid (Fonte: CEPCM rielaborazione Momento Finanza)

Non c’è confronto neanche nei tassi di positività

L’indifferenza, il sospetto e l’aria di sufficienza su quanto avviene o non avviene in Estremo Oriente appaiono quasi una sorta di negazione senile di un Occidente che come un vecchio testardo non vuole ammettere di essere diventato bolso, lento, inefficiente e rinunciatario. In realtà anche l’indicatore più seguito da chi vuole verificare l’efficienza del tracciamento, il tasso di positività, ovvero la percentuale di positivi sui tamponi fatti, mostra che il confronto non regge.

In Italia secondo gli ultimi dati dei primi giorni di novembre eravamo al 13,9%, in Francia al 15,4%, in Spagna al 12,3%.

In Giappone non si andava oltre il 3,1%, in Corea del Sud oltre l’1%, e parliamo di decimali a Taiwan, in Vietnam e in Thailandia.

E proprio il tracciamento è il punto centrale. L’Europa si è rassegnata al fatto che non sia possibile farlo in modo massiccio, ci prova maldestramente quando i casi sono ormai troppi, si perde in bandi tardivi al personale, in burocrazia, gare, proteste sindacali (come quelle dei medici di famiglia sui test rapidi). Le notizie sui 4,7 milioni di test fatti a Kashgar, in Cina, in pochissimi giorni, sui 5 milioni effettuati a Quingdao in ottobre, appaiono quasi solo come bizzarre curiosità che provengono da un mondo alieno.

Grafico Tasso di positività al Covid
Grafico Tasso di positività al Covid (Fonte: OurWorldInData rielaborazione Momento Finanza)

Solo in Cina e in Vietnam il PIL crescerà nel 2020

E probabilmente alieni appariranno i tassi di crescita del PIL del 2020 previsti dal Fondo Monetario Internazionale per i Paesi asiatici a confronto con quelli europei. A dispetto delle stime del governo secondo il FMI in Italia il crollo sarà del 10,6%, del 12,8% in Spagna, del 9,8% in Francia, del 6% in Germania.

In Oriente il Giappone, che di solito non brilla per crescita, si limiterà però a un -5,3%, la Corea del Sud a un calo dell’1,9%, mentre in Cina e Vietnam vi sarà addirittura il segno più, con una crescita rispettivamente dell’1,6% e dell’1,9%.

Di fronte a questi dati, che dipendono non solo dai vari lockdown, ma anche dal contagio stesso che paralizza la vita normale, i Paesi della Vecchia Europa e delle Americhe dovranno prendere una decisione.

Grafico stima crescita Pil 2020
Grafico stima crescita Pil 2020 (Fonte FMI rielaborazione Momento Finanza)

L’Occidente davanti a una sfida epocale

La lungimiranza, la capacità di progettare il futuro, quella di sostenere spese e investimenti i cui frutti si vedranno solo nel medio-lungo periodo, di intraprendere progetti enormi (dal progetto Apollo al progetto Manhattan), di creare innovazione come fanno le multinazionali, sono alla base della vittoria del capitalismo occidentale nel mondo, che l’Oriente ha poi saputo adottare.

Ora sarà proprio l’Occidente a rinnegare questo spirito, ad arrendersi, a rifugiarsi nella comfort zone dello status quo? Status quo che include una concezione della privacy che impedisce un tracciamento efficace, mentre in Corea del Sud, una democrazia, per individuare i contatti di un positivo si usano le transazioni con carta di credito, i log dei cellulari, le telecamere di sorveglianza, mentre a Taiwan, altra democrazia, coloro che sono in isolamento fiduciario non possono lasciare casa senza che la geolocalizzazione del cellulare non avvisi le autorità.

La “disruption” tanto invocata nelle narrazioni aziendali, nei convegni, rimarrà una parola cool buona solo per la comunicazione come “resilienza” o sarà la guida a un cambiamento epocale di strategia nella lotta al virus, con la mobilitazione di migliaia di persone, come in un nuovo Sbarco in Normandia, e uno stravolgimento dei paradigmi adeguato allo stravolgimento che la pandemia, essa sì, già epocale, sta portando?

Una mano che martella il virus
Una mano che martella il virus (Fonte: Pixabay)