record bitcoin

I recenti record del Bitcoin hanno fatto tornare alla mente di investitori e addetti ai lavori della finanza il picco raggiunto dalla criptovaluta per eccellenza sul finire del 2017 – quando arrivò a pochi dollari da quota 20.000 – e sono in tanti a chiedersi se questo trend rialzista sia destinato a continuare o, come tre anni fa, crollerà appena iniziato il nuovo anno.

Negli ultimi giorni, il valore di un Bitcoin ha superato 23.000 dollari statunitensi, una quotazione mai raggiunta prima d’ora e che ha spinto in crescita anche tutte le altre criptovalute – Ripple, Ethereum, ADA etc… – e, nonostante qualche lieve ritracciamento, sembra che la corsa al rialzo non sia pronta a terminare.

Gli aumenti recenti sono destinati a continuare – secondo gli esperti – in quanto tassi accomodanti e un prossimo ritorno dell’inflazione spingeranno gli operatori a investire in asset dall’alto valore/rendimento, quale, appunto, il Bitcoin.

Secondo diversi esperti del settore, il Bitcoin continuerà ancora a crescere, alcuni analisti lo vedono addirittura attorno a 100.000 dollari l’uno verso fine 2021, nonostante gli shortisti e gli scettici continuino a considerare “fuffa” la valuta virtuale ma, soprattutto, secondo molti esperti, il trend bullish è destinato a protrarsi per diverso tempo ancora.

Tra questi, c’è Anatoly Crachilov, socio fondatore e CEO di Nickel Digital, che ha commentato: “La principale tesi di investimento di Bitcoin è una riserva di valore e una potente copertura contro l’inflazione. Questo è ora sempre più accettato dagli investitori lungimiranti. In effetti, la scarsità verificabile e immutabile imposta dal protocollo Bitcoin ha creato un asset in grado di proteggere il capitale in fase di espansione monetaria in tutto il Mondo.

I family offices, incaricati della protezione del capitale, sono stati i primi promotori ad abbracciare questa nuova copertura dall’inflazione, seguiti dal macro hedge fund money”.

“Ora – prosegue Crachilov –, stiamo assistendo a gestori patrimoniali tradizionali e, sempre più spesso, a compagnie di assicurazione che esplorano l’allocazione a questo tipo di asset per affrontare il disallineamento strutturale tra attività e passività, esacerbato da un mucchio di USD17.000 miliardi di obbligazioni globali a rendimento negativo”.

Sulla stessa lunghezza d’onda c’è anche Michael Hall, socio fondatore e CIO di Nickel Digital, che ha aggiunto: “Attualmente, le obbligazioni indicizzate all’inflazione e gli swap sull’inflazione hanno un prezzo elevato mentre il settore immobiliare, un’altra copertura tradizionale contro l’inflazione, rimane un commercio sovraffollato e illiquido. L’oro continua a svolgere il ruolo di bene rifugio, tuttavia, se l’oro tradizionale va bene, il Bitcoin, la rappresentazione digitale dell’oro, andrà ancora meglio. Dopotutto, possiede tutti gli attributi chiave dell’oro, tra cui scarsità, durata e portabilità, mentre offre un altro punto di vista importante: è un potente “gioco tecnologico”, che offre una trasmissione di valore online e globale in modo decentralizzato, qualcosa che all’oro tradizionale manca chiaramente.

Il prezzo del Bitcoin si è disaccoppiato dall’oro nel 2020. Infatti, mentre l’oro ha prodotto un rispettabile aumemnto del 20%, Bitcoin ha registrato un apprezzamento del 200%. Il Bitcoin è una moneta ingegnerizzata”.

Insomma, i presupposti affinché il Bitcoin continui a rappresentare una difesa per i consumatori contro l’inflazione – nonostante siamo in un periodo in cui i prezzi al consumo crescono poco o addirittura calano – ci sono tutti.

Nickel Digital Asset Management, il gestore degli investimenti che collega la finanza tradizionale con il mercato degli asset digitali, afferma che il rally di oggi del prezzo del Bitcoin è molto diverso dal 2017, quando la criptovaluta ha quasi raggiunto i USD20.000.

A differenza di tre anni fa, gli acquisti correnti sono guidati da aziende, principali titolari di istituzioni, fondi dedicati e piattaforme di vendita al dettaglio come Square e Paypal. Il valore di Bitcoin è quindi triplicato nel 2020 e Nickel afferma che, “a differenza del rally del 2017 che è stato probabilmente la combinazione di una compressione dei trasferimenti transfrontalieri e una bolla speculativa, le società e gli investitori istituzionali che acquistano in criptovalute oggi sono tipicamente allocatori strategici con un orizzonte di investimento a lungo termine”.

“La crisi del Covid-19, e la straordinaria risposta monetaria e fiscale a essa, ha innescato un riprezzamento fondamentale e continuo degli asset di rischio, all’interno del quale il Bitcoin, la copertura monetaria definitiva, ha un ruolo centrale da svolgere. Molte istituzioni stanno utilizzando il Bitcoin per coprire il rischio di coda di svalutazione della valuta e pressione inflazionistica, innescato dalla recente espansione monetaria su larga scala”.

Oltre a ciò, istituzioni finanziarie consolidate come Fidelity offrono servizi di custodia di Bitcoin e diverse importanti banche centrali stanno seriamente valutando la possibilità di sviluppare le proprie valute digitali, il che fornirebbe un forte sostegno al concetto.

Infine, una Federal Reserve “dovish”, tassi accomodanti e una sempre maggiore propensione al rischio da parte degli investitori potrebbe spingere questi ultimi a diversificare sempre più i propri portafogli, spingendo gli acquisti verso le valute virtuali.

Certo, dall’altro lato, vanno considerati i rischi di tenere dei Bitcoin su piattaforme spesso finite al centro di inchieste, in particolare negli USA, o quelli legati agli hacker, ma esistono anche modi per difendersi da eventuali attacchi e una delle tesi a favore della liceità del Bitcoin è rappresentata dalla recente IPO (Initial Public Offering) di Coinbase, forse la principale piattaforma online dove è possibile detenere e scambiare criptovalute.

Coinbase ha infatti presentato i documenti per l’IPO alla SEC – la Consob statunitense – e sarebbe pronta per sbarcare a Wall Street. Un altro tassello a favore della crescita del mercato delle criptovalute.