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Ad un anno dall’inizio della pandemia, pochi avrebbero potuto prevedere che il 2021 sarebbe diventato l’anno dei record per il private equity. Ma il ritmo della ripresa ha superato le attese e, in base alla prima metà dell’anno, il valore dell’operazione di private equity potrebbe avvicinarsi o superare il trilione di dollari entro dicembre.

É il disegno fatto dalla nuova ricerca di Bain&Company, società internazionale di consulting che nel suo report di metà anno ha previsto un 2021 stellare per l’industria PE.

Se le previsioni si riveleranno esatte, il private equity avrà sostanzialmente le sue dimensioni dal 2011, grazie a raccolte fondi sempre maggiori e deal sempre più importanti.

A livello globale, il private equity ha generato 539 miliardi di dollari durante i primi sei mesi 2021, oltre i 543 miliardi generati tra il 2016 e il 2020.

Un totale annuale superiore al trilione, farebbe impallidire il precedente record di 804 miliardi stabilito nel 2006, raggiunto poco prima della crisi finanziaria.

Il numero delle singole operazioni è aumentato del 16% rispetto al primo semestre 2020, dopo essere stato ben al di sotto della media a lungo termine di 4.000 nel 2020. Ma, avverte lo studio, la dimensione media delle operazioni è aumentata del 48%, da 718 milioni a 1,1 miliardi.

A dominare è il settore tecnologico, che ha continuato ad attirare l’interesse degli investitori. Infatti, spiega il report, un accordo su tre ha coinvolto un’azienda tech (in particolare nel software), con  sotto settori come fintech, servizi abilitati alla tecnologia e IT sanitario, che hanno anche attirato un forte interesse da parte degli investitori in PE. “Dato che tecnologia significa crescita, e crescita significa multipli più alti, la propensione all’investimento in questi settori probabilmente continuerà nei mesi e negli anni a venire”,  afferma Hugh MacArthur, responsabile a livello globale dell’attività di Private Equity di Bain&Company.

Le Spac contano ancora

L’appetito del mercato statunitense per le offerte pubbliche iniziali (IPO) sponsorizzate dalle SPAC (Special Purposes Acquisition Company) si è improvvisamente arrestato ad aprile, si legge nello studio, in seguito ad un maggiore controllo normativo su queste società.

Ma anche se il volume di nuove Special Purposes Acquisition Company rimane a livelli inferiori per il resto dell’anno, i $207 miliardi di capitale raccolti da gennaio 2019 “continueranno a lasciare il segno nell’ecosistema del private equity”.

Al 30 giugno, le SPAC avevano speso solo 49 miliardi di dollari per concludere accordi di fusione e altri 48 miliardi per fusioni annunciate. Ciò significa, sottolinea la firm finanziaria, “che 419 società speciali con 133 miliardi sono ancora alla ricerca di società da portare nel pubblico pubblico”.

Prospettive per la seconda metà dell’anno

Non è chiaro se il secondo semestre rispecchierà il rimbalzo della prima metà, ma il ritmo delle trattative è aumentato e il mercato, affermano gli analisti, è sulla buona strada per confermare circa 3.700 offerte entro la fine dell’anno.

I venti sembrano quindi favorevoli, secondo la firm. I driver che hanno guidato uno straordinario prima semesstre – politica monetaria, un’economia relativamente forte e mercati azionari in ascesa – non mostrano segni di indebolimento.

A meno che qualcosa non cambi, è probabile che lo slancio del primo semestre continui anche nel secondo”, concludono da Bain&Company.