Coronavirus e Pil

In seguito all’emergenza coronavirus i vari Paesi hanno adottato una serie di provvedimenti volti a contrastare la diffusione del virus. Misure che hanno inevitabilmente avuto un impatto anche dal punto di vista economico, finendo per registrare il crollo del Prodotto interno lordo. Proprio questo dato rivela quanto la pandemia abbia avuto effetti non solo sulle nostre abitudini, ma anche sulle economie di tutto il mondo, con Paesi che hanno registrato un maggior crollo nel secondo trimestre.

Tra i Paesi che hanno sofferto di più le restrizioni dovute al lockdown si annovera il Regno Unito.

In Italia si è registrato un calo pari al 12,4%, in Giappone del 7,8%, mentre negli Usa del 9.5%. Calo pari all’8,6% in Svezia che ad aprile ha preso la decisione di rinunciare al lockdown. Un dato interessante, soprattutto se confrontato con il 12,1% della media dell’Eurozona. Entriamo quindi nei dettagli e vediamo qual è stato l’impatto in termini di Prodotto interno lordo dell’emergenza Covid-19 sull’economia mondiale.

Italia, crollo storico del Pil

In base ai dati forniti dall’Eurostat, il calo del Pil sul trimestre precedente nella zona Euro è stato del 12,1% dopo il 3,6% del periodo gennaio marzo. Il dato registrato dall’Italia nel secondo trimestre è pressoché in linea con quello registrato dall’Eurozona, con un calo del 12,4% rispetto al trimestre precedente. Come riportato dal sito dell’Istat, infatti, nel secondo trimestre del 2020 si stima che il Pil, espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2015, sia diminuito del 12,4% rispetto al trimestre precedente e del 17,3% in termini tendenziali.

Una variazione che si presenta come conseguenza della diminuzione del valore aggiunto in tutti i comparti produttivi, a partire dall’agricoltura, silvicoltura e pesca, passando per l’industria, fino ad arrivare ai servizi.

Il Pil ha registrato una caduta di entità eccezionale dopo essere stato condizionato negativamente dalla chiusura delle attività ad aprile.

Crollo Pil Italia
Variazione Pil Italia (Fonte: Istat)

L’impatto del coronavirus sull’economia europea

Il prodotto interno lordo, ricordiamo, rappresenta il valore complessivo della produzione di beni e servizi del paese. Quello europeo viene elaborato dall’ufficio europeo di statistica, l’Eurostat, e tra le principali componenti di questi dati si annoverano i consumi e gli investimenti.

La pandemia ha avuto effetti sulle economie di tutto il mondo e anche nell’Eurozona la crisi provocata dal Coronavirus ha causato un calo record del Pil. Nel secondo trimestre del 2020, infatti, il prodotto interno lordo è sceso del 12,1% nell’area euro e dell’11,9% nell’Ue, rispetto al trimestre precedente. Sono questi i dati diffusi da Eurostat, che mostra come tra i Paesi più colpiti si annoverano la Spagna, che ha registrato -18,5% rispetto al trimestre precedente, seguita dal Portogallo con -14,1% e Francia -13,8%. A registrare il calo minore, invece, Lituania e Finlandia, rispettivamente con dati che si attestano al -5,1% e il -3.2%.

Soffermandosi sul caso francese, si tratta del peggior dato dal dopoguerra ad oggi. A tal proposito l’Insee, attraverso una nota pubblicata venerdì 31 luglio, ha fatto sapere: “Gli sviluppi negativi del PIL nella prima metà del 2020 sono collegati alla chiusura delle attività non essenziali nel contesto dell’attuazione del blocco imposto tra la metà di marzo e l’inizio di maggio”.

Variazione Pil europa
Variazione Pil Europa (Fonte: Eurostat)

Il caso Svezia

Tra i Paesi che hanno destato maggiore attenzione durante l’emergenza coronavirus vi è senz’ombra di dubbio la Svezia. A differenza di molti Paesi, infatti, ha deciso di mantenere la maggior parte delle scuole e attività. Ma non solo, ad aprile ha preso la decisione di rinunciare al lockdown, scatenando grandi polemiche, con le autorità di Stoccolma che hanno sempre insistito sul fatto che la loro strategia anti-lockdown non fosse una scelta di carattere economico, bensì volta a raggiungere più velocemente la cosiddetta immunità di gregge.

Misure, quelle adottate dalla Svezia, che le hanno permesso di contenere i danni dal punto di vista economico.

Anche questo Paese ha inevitabilmente risentito dei danni provocati dall’impatto dell’emergenza coronavirus, tuttavia l’economia svedese è riuscita ancora una volta a sovraperformare molte delle sue controparti europee nel secondo trimestre. A tal proposito David Oxley, economista senior in Europa presso Capital Economics, ha dichiarato alla CNBC che la forte contrazione del PIL della Svezia “conferma che non è stata immune da Covid, nonostante il ben documentato blocco del governo”. Per poi sottolineare come “Tuttavia, la crisi economica nella prima metà dell’anno è stata completamente diversa rispetto agli spettacoli horror nell’Europa meridionale”.

A differenza del trend europeo che si attesta sul -12,1%, infatti, la Svezia ha registrato una diminuzione del -8,6%. Un dato, quindi, molto più contenuto rispetto a quello di Spagna, Italia e Francia le cui economie, ricordiamo, si sono contratte rispettivamente del 18,5%, 13,8% e 12,4%. La Germania, invece, ha tenuto un po’ meglio, -10,1%, restando comunque indietro rispetto alla performance svedese. Nonostante la contrazione, ricordiamo, la Svezia non è ancora in recessione, dato che nel primo trimestre ha avuto una crescita dello 0,1% .

Un’economia è considerata in recessione , infatti, quando il Pil si contrae per due trimestri consecutivi.

bandiera Svezia
Bandiera Svezia (fonte pixabay)

Regno Unito, prima recessione dal 2008

Tra gli Stati più colpiti c’è il Regno Unito che nel secondo trimestre ha visto una contrazione del Pil di oltre un quinto, con un calo del 20,4% rispetto ai tre mesi precedenti e del 21,7% rispetto al secondo trimestre dell’anno scorso. Un dato in seguito al quale il Regno Unito ha registrato la prima recessione dalla crisi finanziaria del 2008. Ma non solo, il numero dei nuovi disoccupati supera le 220 mila unità, con il numero delle persone occupate nel Regno Unito che è quindi notevolmente diminuito nei tre mesi successivi alla chiusura del paese a causa dell’emegenza Covid-19.

Dati non affatto rosei, che portano le aziende ad essere scettiche sulle prospettive future, con la disoccupazione che rischia di aumentare notevolmente entro la fine del 2020. La Banca d’Inghilterra ha inoltre previsto che ci vorrà fino all’ultimo trimestre del 2021 affinché l’economia riprenda le sue dimensioni precedenti, sottolineando come purtroppo la disoccupazione sia destinata a crescere bruscamente.

I negozi non essenziali in Inghilterra non hanno riaperto al pubblico fino al 15 giugno, con pub e ristoranti che sono stati chiusi fino al 4 luglio. Dall’altro canto alcuni settori sembrano avviati a una rapida ripresa. I dati sulle vendite al dettaglio per il mese di giugno, infatti, hanno dimostrato che la spesa, escluso il carburante, è superiore ai livelli dell’anno precedente.

Variazione Pil Regno Unito
Variazione Pil del Regno Unito (Ufficio di Statistica del Regno Unito )

Stati Uniti, Pil peggiore delle attese

La pandemia ha avuto effetti anche sull’economia statunitense che è scivolata del 9,5% nel secondo trimestre. Gli Stati Uniti sono così entrati ufficialmente in recessione, interrompendo un ciclo espansivo fra i più lunghi della storia.

L’economia americana è stata paralizzata dallo shock provocato dall’emergenza Covid-19 e dalle misure restrittive volte a contrastare la diffusione del virus. In particolare a pesare sulla contrazione del Pil si annoverano il crollo delle spese per i consumi e dei profitti aziendali. Vista la situazione, quindi, la Fed ha annunciato di essere pronta ad una revisione della propria strategia, con la Banca centrale americana che si appresta a ridefinire gli obiettivi della propria politica monetaria.

In tal senso la Fed dovrebbe sostituire l’obiettivo di mantenere l’inflazione al 2% con un target medio in un periodo di tempo più lungo. Una soluzione che permetterebbe di tenere i tassi bassi ancora per un lungo periodo di tempo.

Stati Uniti
Stati Uniti (fonte pixabay)

Russia e l’export petrolifero

Per quanto riguarda il Pil in Russia, anche qui si sono fatti sentire gli effetti del coronavirus. Nel secondo trimestre, infatti, in base a quanto comunicato dalla Rosstat, l’agenzia ufficiale di statistica di Mosca, il Pil ha registrato un crollo dell’8,5% annuo nel secondo trimestre 2020, dopo una crescita dell’1,6% del primo. Una contrazione, comunque, meno pesante di quanto si pensasse, dovuta perlopiù all’impatto che lo stop dell’economia mondiale ha avuto sull’industria petrolifera. In base a quanto reso noto dal Federal Statistics Service, solo il settore agricolo russo è cresciuto nel secondo trimestre, mentre i settori delle materie prime, del commercio al dettaglio, dei trasporti e dei servizi sono stati maggiormente colpiti. Proseguendo per questa strada, comunque, l’economia russa dovrebbe ridursi del 4,5-5,5% nel corso di tutto il 2020, per poi tornare a crescere nel 2021.

BRICS
BRICS (fonte pixabay)

La situazione in Cina e Giappone

L’impatto dell’emergenza coronavirus ha colpito ovviamente anche l’economia cinese. La Cina, però, è riuscita a sfuggire alla recessione, con Pil rimbalzato dell’11,5% nel secondo trimestre, dopo essere sceso del 10% nel primo. In seguito alla pandemia il Pil aveva registrato una decrescita del 6,8% nei primi tre mesi dell’anno. Il governo ha quindi risposto alla crisi iniettando liquidità nel sistema economico-finanziario, tagliando le tasse e agevolando il credito bancario. Misure che hanno quindi aiutato il Paese a contrastare la crisi.

Il Giappone, dal suo canto, ha registrato rispetto ai tre mesi precedenti una contrazione del Pil del 7,8%. Un calo attribuito alle conseguenze dell’epidemia da coronavirus che si rivela essere tra i più consistenti mai registrato dall’economia del Giappone da quando vengono diffusi dati comparabili a partire dal 1980. Il calo del PIL è conseguente ad una forte diminuzione dei consumi interni, che rappresentano più della metà del prodotto interno lordo giapponese, così come le esportazioni che hanno registrato un calo proprio a causa della pandemia.

Considerano che questo Paese stava già affrontando una situazione di contrazione prima dell’emergenza sanitaria, si può comunque affermare di essere riuscita ad affrontare egregiamente l’impatto del Covid-19 sulla propria economia.

Tokyo
Tokyo (fonte pixabay)