Pil italiano crescita

Alla fine il rimbalzo è arrivato. Atteso e giustamente invocato dopo l’abisso economico e ovviamente sanitario toccato nel 2020, è giunto a risollevare il Pil dell’Italia e con esso gli altri fondamentali dell’economia. Secondo l’Istat è stato addirittura del 17,3% nel secondo trimestre, una percentuale di crescita che non si ritrova neanche nei Paesi emergenti, ma solitamente solo in quelli che escono da una guerra.

E del resto a uno di guerra è assomigliato il periodo più duro della pandemia, la primavera dello scorso anno. Si tratta di una similitudine, questa, che è stata fatta fin da subito, fino ad apparire stucchevole.

Eppure quello che stiamo vivendo ci sembra tanto un Dopoguerra, almeno dal punto di vista economico.

Non manca neanche il nostro Piano Marshall, che si chiama Next Generation Eu. Ma ora che siamo di fronte a un nuovo anno sociale l’attenzione è sulla consistenza del rimbalzo, sulla sua durata e sulla sua capacità di riportarci su un percorso di crescita che possa però essere meno anemica di quella cui siamo abituati.

Il primo banco di prova sarà l’incremento del Pil di tutto il 2021. E contrariamente a quanto avvenuto spesso in passato sembrano esserci sorprese positive

Il governo credeva a una crescita del 4,1%, ma sarà vicino al 6%

Si tratta di un classico della Seconda Repubblica, con poche eccezioni: le previsioni sulla crescita del Pil contenute nei documenti ufficiali dei governi, ovvero nel Def e nel Nadef erano destinate a venire smentite e a rivelarsi troppo ottimiste man mano che l’anno cui la stima si riferiva si avvicinava. La ragione era chiara: si doveva presentare una prospettiva di riduzione del deficit e del debito sul Pil agli italiani e soprattutto alle istituzioni europee per evitare richieste di austerità.

Il modo migliore era prospettare un denominatore, il Pil appunto, sufficientemente alto.

Alla fine la realtà presentava il proprio conto ma era già il tempo per altre previsioni, ugualmente ottimiste, per gli anni successivi.

In questo 2021 le cose sembrano andare diversamente. Nel Def di aprile il Governo aveva dichiarato che la nostra economia avrebbe potuto salire del 4,1%, rimbalzando parzialmente dal -8,9% del 2020. Ma per una volta si era trattato di una stima troppo prudenziale.

Le riaperture hanno consentito all’Istat di azzardare a giugno un +4,7%, ma +4,7% il 31 agosto si è rivelata in realtà essere la crescita acquisita già nella prima metà dell’anno. In estate è diventato chiaro come i numeri sarebbero potuti essere anche migliori. Così il Fmi ha alzato le previsioni a +4,9% a luglio, stessa stima di Standard&Poor’s, notoriamente meno generosa del governo italiano in questi calcoli. 

Sempre a luglio la Commissione Europea nelle sue Summer Forecast ha assegnato all’Italia una crescita del 5,1%, ma già a fine agosto l’Ufficio Parlamentare di Bilancio ha azzardato un +5,8%, che anzi è in realtà una previsione più timida di quella dell’OCSE, di settembre, che vede il Pil italiano poter aumentare del 5,9% entro fine anno.

Dati di Governo, Istat, FMI, S&P, Commissione Europea, Parlamento Italiano, OCSE, Rielaborazione di Momento Finanza

A guidare la ripresa sono gli investimenti

Il crollo del 2020 è stato provocato dalla grande diminuzione dei consumi privati e degli investimenti, che sono calati rispettivamente del 10,7% e del 9,2%, mentre la riduzione delle esportazioni è stata almeno in parte compensata da quella delle importazioni.

L’aumento dell’1,6% della spesa pubblica, dovuta alle misure di contrasto della crisi, non ha contribuito molto, perlomeno non in modo diretto, ad attenuare la caduta.

Per il 2021 la ripresa non sarà trascinata dai consumi, che si riprenderanno, sì, ma molto meno degli investimenti, con incrementi rispettivamente del 4,7% e del 15,9%. Saranno i secondi a guidare il rimbalzo della nostra economia, e anche nel 2022 saranno il driver più importante, crescendo, secondo l’OCSE, dell’8,7%, contro il +4,5% dei consumi privati.

L’organismo internazionale stima che a spingere gli investimenti saranno da un lato i fondi pubblici, primi tra tutti quelli del Next Generation Eu, e dall’altro una maggiore fiducia da parte delle imprese.

Se i finanziamenti europei ormai appaiono certi, molto più volatile però appare il sentiment del mondo economico. La fiducia, una volta conquistata, va coltivata.

Fonte: Ocse, Rielaborazione di Momento Finanza

Per una volta l’Italia supera gran parte degli altri Paesi, ma anche il crollo era stato da record

Certamente un boost notevole, creando un circolo virtuoso, lo può dare la performance stessa dell’economia del nostro Paese, il fatto che sia migliore del previsto e per una volta molto probabilmente anche migliore della media europea. Su questo sono concordi un po’ tutti i previsori. Anche la Commissione Europea stessa che a luglio vedeva una crescita del 4,8% per la Ue nel suo complesso e del 5% per noi.

E in fondo si è già visto con i dati reali del secondo trimestre. Il nostro +17,3% è stato maggiore del +9,4% tedesco, del +13% medio dell’Ocse, del +12,2% americano, anche se non siamo riusciti a superare francesi e inglesi.

Il punto è che però nel 2020 era andata in modo esattamente simmetrico. Tra marzo e giugno dello scorso anno l’economia italiana era crollata del 18,3% a livello tendenziale, ovvero annuale. Più di quella di gran parte degli altri grandi Paesi, tranne, guarda caso, Francia e Regno Unito. E anche durante l’estate la recessione, del 5,2%, era stata minore di quella inglese ma più profonda di quella tedesca o francese. Allo stesso modo nell’ultimo trimestre del 2020 con una riduzione del Pil del 6,5% avevamo fatto peggio di tutti, tranne che degli inglesi.

Per questo oggi il nostro rimbalzo va interpretato cum grano salis: eravamo caduti più in basso, e abbiamo bisogno di una recuperare di più.

Fonte: Ocse, rielaborazione di Momento Finanza

Se il confronto è invece con la fine del 2019 la nostra economia è ancora tra le più deboli

Se infatti andiamo a paragonare gli ultimi dati del Pil con quelli dell’ultimo trimestre del 2019, l’ultimo appunto senza Covid, ecco riemergere la solita Italia, quella in fondo alla classe, con la crescita più bassa o quasi.

La nostra economia a fine giugno rimaneva del 3,8% più povera rispetto a un anno e mezzo prima. Mediamente nella Ue il calo è stato del 2,6%, e nell’Ocse del 0,7%. Del resto questo organismo include anche Paesi ad alto reddito extra-europei, come gli Usa, dove  il Pil è già risalito a un livello dello 0,8% superiore a quello di fine 2019.

Anche Canada e Giappone fanno meglio dei Paesi europei, con un -1,1% e un -1,5%, contro il -3,3% di Francia e Germania.

E in fondo è stato lo stesso premier Mario Draghi ad ammetterlo in una delle ultime conferenze stampa. Ha riconosciuto come una parte dell’aumento del Prodotto Interno Lordo dell’ultimo trimestre sia dovuta a un effetto rimbalzo, e soprattutto sottolineato come la vera sfida sia quella dei prossimi mesi e anni. Quella di avere in tempi normali una crescita del Pil strutturalmente più alta di quella del passato.

Frutto di un’economia più solida, perché più innovativa e competitiva. Ma per arrivarci sarà necessario un utilizzo realmente efficiente dei fondi di Next Generation Eu, cosa che potrà essere possibile solo con una classe politica veramente all’altezza.

E anche quest’ultima sfida appare ardua.

Fonte: Ocse, rielaborazione di Momento Finanaza