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Un’offerta pubblica d’acquisto non ha necessariamente un lato negativo. Ma nell’ultimo anno, promuovere offerte al fine di assumere il controllo di una società e portarle fuori dalla sfera pubblica del mercato è diventato un trend sempre più crescente. 

Qui ricorderemo le più importanti, ma sono più di 10 le Opa sul totale delle azioni che sono state protagoniste degli scambi a Piazza Affari nell’ultimo anno. Dopo l’offerta totalitaria di Gavio e Ardian su Astm, e dopo la recentissima su Carraro lanciata da Fly srl, l’ultima arrivata è stata quella promossa da Finpanaria sulla società delle ceramiche di lusso Panariagroup, in Borsa da fine 2004.

 

Lo studio della Consob sulle offerte italiane

Secondo uno studio pubblicato dalla Consob, il “Discussion Paper” sull’attuazione delle Opa in Italia nel periodo 2007-2019, le offerte italiane sono perlopiù finalizzate a ritirare la società dalla quotazione piuttosto che a realizzare un passaggio del controllo, o in altri casi permettono il controllo di una quota maggiore nella società. 

Lo studio, firmato da quattro mani (Federico Picco e Gianfranco Trovatore per l’istituto di vigilanza, Marco Ventoruzzo per l’Università Boccini, e Valeria Ponziani per quella di Tor Vergata), si sofferma su 231 offerte, ed in particolare analizza le 174 offerte pubbliche di acquisto, volontarie e obbligatorie, sulle equities milanesi. 

Di queste, l’Opa “ostile” (cioè finalizzata ad acquisire il controllo di un’azienda quotata contro la volontà del management e degli azionisti) della società-bersaglio, si presenta solo in dieci casi. Ma oltre il 60% delle operazioni hanno previsto l’ipotesi del delisting, con un trend crescente dell’incidenza dell’uscita dal listino, passato negli ultimi cinque anni dal 50% al 90%.

Lo studio del “watchdog” di Piazza Affari rileva, inoltre, la “rinuncia dei principi fondanti” dell’offerta pubblica, cioè “garantire la contendibilità delle imprese, migliorare l’efficenza del sistema finanziario”, e assicurare la “parità di trattamento durante i passaggi di mano delle società”.

Preoccupa, ancora, non solo l’alto numero di fuoriuscite da Piazza Affari (per altro ultima nella classifica europea per capitalizzazione di mercato rispetto al Pil), ma anche l’entità delle stesse società che andranno ad indebolire la piazza milanese. Si ricorderanno le offerte che hanno riguardato i big player come Luxottica (ora insieme alla francese Essilor) e Parmalat, ma stanno aumentando anche le operazioni su società con meno capitalizzazione ma molto ben radicate nel territorio italiano come la sopracitata Panariagroup e Carraro, storico marchio per i trattori agricoli fondato nel 1932. 

Panariagroup punta al delisting

L’offerta pubblica più recente è stata lanciata lo scorso 1 aprile e riguarda la società delle ceramiche di lusso, che può contare su una capitalizzazione di mercato di oltre 83 milioni. Finpanaria, socio di riferimento di Panariagroup Industrie Ceramiche con il 69,3% e controllata dalla famiglia Mussini, ha lanciato un’Opa volontaria sulla totalità delle azioni per arrivare alla quota necessaria per il delisting.

La holding riconoscerà un corrispettivo pari a 1,85 euro per ciascuna azione portata in adesione all’offerta, con il corrispettivo che incorpora un premio pari al 20,8% rispetto al giorno precedente e del 71,1% sulla media degli ultimi sei mesi. 

L’addio a Piazza Affari, si legge nella nota diffusa dal gruppo, “si pone l’obiettivo di un ulteriore rafforzamento di Panariagroup, operazione più facilmente perseguibile nello status di società non quotata”, con la Finpanaria che continuerà a sostenere lo sviluppo di Panariagroup, consolidando e valorizzando il perimetro delle attività attuali e cogliendo, allo stesso tempo, eventuali future opportunità di crescita in Italia e all’estero”.

Carraro: offerta volontaria presentata da Fly srl

Anche Carraro ha annunciato il delisting della società controllata dall’omonima famiglia. L’offerta volontaria è stata presentata da Fly srl, veicolo di cui Enrico e Tomaso Carraro sono azionisti di controllo, e riguarderà il 26,76% del gruppo fuori dal controllo dei Carraro. A lanciare l’Opa, è stata la stessa famiglia insieme a Julia Dora Koranyi Arduini, moglie di Riccardo Arduini, famiglia di imprenditori sudamericani entrati da qualche anno a controllo del gruppo.

 

Fly, finanziata da Banco Bpm e assistita da Equita, offre 2,4 euro ad azione con un premio dell’1,27% sul giorno precedente e la sua offerta è finalizzata al delisting. Secondo la nota diffusa, Borsa Italiana “non ha permesso di valorizzare adeguatamente”, e l’operazione ha l’obiettivo di “procedere ad una riorganizzazione dell’Emittente, finalizzata all’ulteriore rafforzamento dello stesso, operazione più facilmente perseguibile nello status di non quotata”.

Cerved: Opa sulla totalità delle azioni

Solo a metà marzo è stata lanciata un’Opa a 9,5 euro per azione (controvalore 1,85 miliardi) sulla totalità delle azioni della società di risk management quotata dal 2014. L’offerta è arrivata dal veicolo finanziario Castore prevede un premio del 34,9% rispetto al prezzo delle azioni Cerved del 5 marzo e del 43% rispetto al valore degli ultimi dodici mesi. Un buon affare, ma la struttura dietro l’operazione è abbastanza complicata. 

Castor è infatti guidato dal fondo Ion Capital, capitanato dal bolognese Andrea Pignataro. Il finanziere bolognese ha convolto in quest’operazione il fondo sovrano di Singapore, Gic Private, che possiede il 10% del veicolo, e Fsi di Maurizio Tamagnini, che si è detto pronto ad investire nell’operazione fino a 150 milioni di euro.

A supportare l’offerta ci sono banche come Imi, Unicredit e Goldman Sachs. Anche qui, delisting in arrivo. 

Credito Valtellinese: offerta “non congrua” rispetto al fair value

La bagarre della banca valtellinese con Credit Agricole deve ancora concludersi, ma lo scorso novembre la banca francese ha lanciato un’offerta volontaria su tutte le azioni Creval. La combinazione creerebbe la sesta banca commerciale in Italia ma il prezzo, pari a 10,50 per azione, è ritenuto troppo basso rispetto al fair value del Creval. Sia per il cda che per gli altri soci, infatti, l’offerta è ritenuta “non congrua” rispetto al fair value del titolo, ma l’offerta è partita il 30 marzo (durerà fino al 20 aprile) e la partita potrebbe non essere così scontata. 

Secondo Petrus Adivers, società finanziaria con sede a Londra, l’Opa francese “non valorizza adeguatamente la banca né su base standalone né in ottica M&A, ritenendo il giusto range valutativo compreso tra 12,95 e 22,7 euro per azione.

 

Gavio su Astm: delisting per il rafforzamento

A febbraio era toccato alla società autostradale Astm. La famiglia Gavio aveva lanciato l’offerta attraverso il veicolo NAF 2,  posseduta al 100% da Nuova Argo Finanziaria che a sua volta è partecipata al 60% da Aurelia (Gavio) e al 40% da Mercure (fondo Ardian). L’operazione è di complessivi 1,7 miliardi di euro per il totale delle azioni del gruppo quotato che gestisce 4.594 km di rete nel mondo tra Italia, Brasile e Regno Unito, e fondato nel 1928. Anche qui, il fine è il delisting della società “per consentirne il rafforzamento”, con l’offerta che avrà inizio il 13 aprile e  si concluderà il 10 maggio. 

Ima esce dalla Borsa dopo 25 anni

Ad inizio 2021, c’è stato invece il delisting di Ima, società bolognese del packaging guidato dalla famiglia Vacchi e fondata nel 1961, uscita dalla Borsa dopo 25 anni, di cui 20 passati nel segmento Star del mercato telematico. L’Opa è stata promossa dalla controllante Ima Bidco, controllata a sua volta da una holding della famiglia Vacchi, Sofima. 

“L’Opa si è conclusa con successo con una percentuale di azioni residue pari all’1,8%, indice del fatto che il mercato ha considerato eque le valutazioni degli azionisti di maggioranza rispetto all’offerta”, aveva detto dopo l’esito dell’offerta l’Ad Alberto Vacchi.

 

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