Stefano Cavriani Ego Energy intervista PPA

La transizione energetica passa anche da nuovi strumenti di natura contrattuale. Tra questi, hanno un ruolo di primo piano i Power Purchase Agreement (PPA). In sintesi, si tratta di contratti a medio o lungo termine, che prevedono la fornitura di energia elettrica rinnovabile a un determinato soggetto. Di solito, a un trader di energia elettrica o una grande azienda. I contratti vengono spesso conclusi ancora prima dell’inizio dello sviluppo del progetto, e i produttori da fonti rinnovabili vi includono tutte le fasi: la progettazione, l’autorizzazione, il finanziamento, l’installazione e la manutenzione di un impianto da fonti rinnovabili, vendendo poi l’energia generata al cliente a un prezzo prestabilito.

In questo modo, il progetto viene reso bancabile e quindi realizzabile perché i futuri ricavi sono determinabili. A che punto siamo in Italia? Quali sono i vantaggi dei PPA per le imprese? Ce lo spiega in questa intervista Stefano Cavriani, fondatore e direttore commerciale di EGO Energy.

Qual è la situazione dei PPA in Italia? In che modo sono importanti per lo sviluppo delle rinnovabili

Il mercato dei PPA avrà successo in Italia in quanto sono uno “strumento” essenziale per lo sviluppo delle energie rinnovabili. Si tratta infatti di formule contrattuali che possono garantire certezze sul ritorno dell’investimento, indispensabile per la bancabilità dei progetti. Dovremo però aspettare almeno un paio d’anni prima di vedere nuovi progetti rinnovabili autorizzati e costruiti. Nonostante l’attenzione del governo, che è già intervenuto e che sta ancora lavorando per accelerare le autorizzazioni. Per quanto riguarda lo sviluppo dei PPA prevedo che accordi da tre a quattro anni, meno rischiosi e più facili da completare, siano il modo più efficace per promuoverli.

PPA rinnovabili intervista Stefano Cavriani di Ego Energy

Qual è il ruolo dell’efficienza energetica per raggiungere gli obiettivi decarbonizzazione?

L’efficienza energetica, di cui si è iniziato a parlare quasi vent’anni fa con obiettivo la riduzione del costo dell’energia sul budget aziendale, è ancora oggi più che attuale e con una valenza in più. Infatti, perché le aziende siano sostenibili, devono consumare meno e meglio. Per poterlo fare è necessario misurare le emissioni CO2 legate al processo produttivo. Quindi l’energia utilizzata per la produzione.

PPA rinnovabili intervista Stefano Cavriani di Ego Energy

Questo significa che i dati di consumo delle aziende possono avere una valenza economica e ambientale?

Esattamente. Oggi è assolutamente necessario avere una visione più ampia dell’impatto dell’energia sul budget aziendale. E ottenere una correlazione immediata fra consumi energetici, produttività, e impatto ambientale. Per poterlo fare è necessario acquisire dati in tempo reale, associarli ai diversi parametri di processo aziendale, quindi analizzarli ed estrarre i KPI riferiti ad ogni singolo processo o tipologia di prodotto.

Può farmi un esempio di come l’analisi dei dati energetici sia fondamentale per misurare le emissioni CO2?

Posso portarle un esempio di un’azienda nostra cliente che opera nel settore della carta con un cogeneratore da 5 MW leggermente sovradimensionato rispetto al fabbisogno dello stabilimento.

Cioè in grado di produrre più energia elettrica di quanto effettivamente richiesto. In questo caso, rendere disponibili eventuali eccedenze offrendo servizi di flessibilità a Terna è un‘interessante opportunità di profitto. Ma per farlo in sicurezza e non incorrere in sanzioni è necessario mantenere le emissioni CO2 al di sotto delle 15.000 quote annue previste dall’Emission Trading Scheme (ETS).

Per questo, è necessario impostare, sulla base degli algoritmi di rendicontazione delle emissioni dell’impianto, un modello matematico in grado di elaborare in tempo reale la produzione oraria di CO2. E confrontarla con un benchmark di riferimento per mantenere la produzione energetica sempre al di sotto della soglia massima di emissioni. In questo caso, i nostri sistemi di monitoraggio e di analisi dei dati hanno permesso di gestire in modo dinamico la flessibilità da rendere disponibile a Terna confrontandola in tempo reale con le emissioni. Questo ha permesso un ritorno economico all’azienda senza impatti sul ciclo produttivo e senza incorrere nel rischio di sanzioni.