Bandiera Italia economia

Il debito pubblico salirà al 158% del prodotto interno lordo nel 2020, secondo le previsioni di Bankitalia contenute nel Bollettino Economico di ottobre, ma per lo Stato chiedere i soldi in prestito al mercato sta avendo un costo sempre minore.

Questo perché i Buoni del Tesoro italiani hanno toccato i minimi storici su tutte le scadenze della curva dei rendimenti – un grafico che ospita nell’asse delle ascisse le scadenze e nelle ordinate i rendimenti – permettendo così un esborso agevolato del debito per la casse statali.

Si ricorda che le obbligazioni hanno un rapporto di correlazione inversa tra prezzo e rendimento; minore è il rendimento, minore è il rischio di default dell’emittente, e maggiore sarà il prezzo di aggiudicazione di quel determinato bond (e viceversa).

Il “momento storico” del debito italiano è diffuso sia sul mercato secondario, cioè dove vengono scambiati i titoli già in circolazione fino alla loro scadenza, che su quello primario, dove nascono i titoli che verranno poi collocati tramite aste di Stato riservate agli operatori istituzionali come banche e fondi.

“Tutta la curva italiana è in questo momento ai minimi storici per quanto riguarda il rendimento assoluto”, afferma Giacomo Alessi di Marzotto Sim, “il che vuol dire che veramente l’Italia può indebitarsi a bassissimo costo”.

Il Btp con scadenza 10 anni, per esempio, rende sul secondario lo 0,651% con spread sul Bund tedesco a 127 punti base e minimo storico toccato settimana scorsa in area 0,64%. Basti pensare che lo scorso 22 aprile, il titolo con la stessa scadenza assicurava agli investitori un ritorno del 2,171%.

Una simile dinamica la si osserva sui collocamenti del Tesoro.

Prendendo una scadenza a più lungo termine, il Btp a 30 anni è stato assegnato lo scorso 13 ottobre al tasso minimo storico di 1,48%, in calo di 43 pbs rispetto alla precedente asta.

Emanuele Canegrati, analista senior del broker londinese BP Prime, spiega a Momento Finanza che la principale causa della discesa dei rendimenti BTP ai minimi storici “è la politica monetaria ultra-espansiva della Banca Centrale Europea”.

Emanuele canegrati
Emanuele Canegrati

“In particolare, il programma eccezionale di acquisto dei titoli di stato intrapreso da Francoforte, prima, il quantitative easing, e il PEPP dopo, che sul mercato secondario ha creato le aspettative di mercato per cui alla fine la banca centrale acquisterà tutto”.

Il programma di acquisto di emergenza pandemico, o PEPP, è una misura di politica monetaria eccezionale avviata dall’Eurotower a marzo, e consiste nell’acquisto temporaneo di attività di titoli del settore pubblico e privato, la cui dotazione iniziale di 750 miliardi di euro è stata aumentata successivamente di 600 miliardi per un totale di 1.350 miliardi.

“Questo incremento di domanda e le aspettative che si sono ingenerate tra gli investitori hanno provocato il crollo dei rendimenti sovrani dell’eurozona”, aggiunge Canegrati.

Recovery Fund e MES

A provocare un abbassamento dei rendimenti delle obbligazioni italiane ed europee è stata anche la riposta europea contro il coronavirus, e specialmente il fondo di ripresa da EUR750 miliardi faticosamente approvato dal Consiglio Europeo ad inizio estate, che garantirà all’Italia 172,7 miliardi divisi tra stanziamenti (81,8 miliardi) e prestiti (90,9 miliardi).

Il Recovery Fund, nelle intenzioni delle istituzioni europee, precisa l’economista, “è un piano eccezionale di intervento per aiutare i paesi della UE colpiti dalla crisi pandemica”, e “sarà costituito da sussidi e prestiti erogati agli stati membri per finanziare i loro programmi di ripresa, puntando sulle direttrici della transizione verde, tecnologica e di resilienza alla crisi”.

Motivo di ottimismo è anche la possibile richiesta di finanziamenti dedicati alla sanità previsti dal Meccanismo Europeo di Stabilità, ora al centro di un dibattito che, secondo molti, ha assunto un carattere puramente politico.

Di quest’opinione è Carlo Cottarelli, direttore dell’Osservatorio conti pubblici italiani dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Sentito dall’agenzia di stampa Alliance News, per Cottarelli “la decisione se l’Italia debba richiedere un prestito con il nuovo meccanismo del MES ha assunto una dimensione interamente politica in Italia”.

“Per motivi puramente economici è difficile sostenere che l’Italia non trarrebbe beneficio da una simile prestito – i risparmi richiesti vanno da EUR400 a EUR500 milioni l’anno per 10 anni -“, afferma l’ex commissario per la spending review.

“Il MES è un piano di intervento previsto per i paesi dell’Eurozona – sottolinea ancora Emanuele Canegrati – che si risolve in prestiti a tasso zero o addirittura negativo per finanziare le spese sanitarie dirette e indirette, pari al 2,0% del Pil dell’Eurozona”.

“Per l’Italia sono circa 37 miliardi immediatamente disponibili, che rientrano nel computo del debito pubblico”, evidenzia il capo degli analisti di BP Prime.

Camera e Senato hanno dato il via libera alla Nota di aggiornamento al DEF 2020 e alla proposte di scostamento dagli obiettivi di bilancio, ma per Canegrati non ci sarà una risposta dell’obbligazionario, come avvenuto alla fine del 2018.

“Storicamente i documenti programmatici di bilancio (DEF di aprile e Nadef di settembre) hanno poco impatto sui mercati finanziari, così come la Legge di Bilancio.

A meno che – precisa in seguito – non ci sia un aperto contrasto con le istituzioni europee sulle misure da finanziare e sul deficit, cosa che però accade molto di rado”.

Aumento contagi Covid, quali scenari?

L’Europa sta affrontando una seconda ondata di contagi da coronavirus, con molti Paesi che stanno implementando ulteriori restrizioni a discapito degli effetti economici che nuovi lockdown potrebbero portare.

“In teoria – afferma l’economista – una recrudescenza della crisi pandemica dovrebbe avere effetti avversi sul mercato obbligazionario, perché con il peggioramento della crescita e l’aumento delle spese per aiutare famiglie e imprese, deficit e debito pubblico diventano meno sostenibili”.

scritta coronavirus su dati economici
scritta coronavirus su dati economici (Fonte: Pixabay)

“Tuttavia – avverte – con la maxi operazione di monetizzazione indiretta dei debiti pubblici dell’eurozona avviata dalla BCE, e il segnale ai mercati che ha voluto dare, anche gli investitori si sono ormai convinti che non è opportuno andare contro la banca centrale e puntare sul ribasso dei prezzi dei sovereign bonds”.