Pensioni 2021

In seguito all’approvazione del nuovo disegno di legge per la Legge di Bilancio relativa all’anno 2021, sono previste importanti misure a sostegno dei settori maggiormente colpiti dall’impatto negativo del Covid dal punto di vista economico. Ma non solo, sono previste anche delle interessanti novità per quanto concerne il tema delle pensioni. Se da un lato vi saranno alcuni aumenti, infatti, dall’altro canto si dovrà fare i conti anche con dei tagli. Da non dimenticare, poi, il tema della rivalutazione delle pensioni e la possibile proroga di formule, quali ad esempio l’Ape sociale e Opzione donna.

Entriamo quindi nei dettagli e vediamo chi, nel 2021, avrà aumenti e chi invece solamente dei tagli.

Bloccata la rivalutazione delle pensioni

Lo scorso 16 novembre 2020 è stato approvato dal Consiglio dei Ministri il disegno di legge relativo al Bilancio di previsione per l’anno 2021 e per il triennio 2021-2023. Ebbene, grazie alla nuova legge di bilancio, anche per il 2021 sono previste delle importanti novità riguardanti il sistema delle pensioni e che entreranno in vigore a partire dal prossimo 1 gennaio. A destare particolare interesse è il fatto che il meccanismo di rivalutazione delle pensioni, attualmente in vigore, potrebbe restare bloccato almeno fino al 1° gennaio dell’anno 2023.

Tale meccanismo, ricordiamo, consiste nell’adeguamento dei trattamenti previdenziali al costo della vita e nel 2021 gli assegni pensionistici saranno soggetti ad un tasso di rivalutazione pari a zero. Il motivo di questa decisione è da rinvenire nell’andamento negativo dell’inflazione nei primi tre trimestri del 2020, così come confermato dal decreto del 16 novembre 2020 del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Pensioni 2021, chi avrà aumenti

Come si evince dal decreto, inoltre, viene corretto il tasso di rivalutazione previsionale registrato nel 2020.

Per l’anno corrente, infatti, era stato fissato allo 0,4%. Il decreto del 16 novembre, però, ha rivisto tale valore, stabilendo un risultato definitivo pari allo 0,5%. Proprio per questo motivo si avrà un conguaglio dello 0,1% che comporterà un aumento delle pensioni pari, appunto, allo 0,1% rispetto all’importo percepito al 31 dicembre 2019. Ma non solo, a gennaio 2021 si otterrà un una tantum comprensiva di tutte le somme non erogate nel 2020. Vista la percentuale, ovviamente, non si tratterà di grandi importi, bensì di cifre pari appena a 1 o 2 euro in più al mese.

Entrando nei dettagli, inoltre, ricordiamo che l’attuale meccanismo di rivalutazione è:

  • del 100% per quei contribuenti con un assegno pari a non oltre quattro volte il trattamento minimo;
  • del 77% per chi percepisce un assegno pensionistico che arriva fino a cinque volte il trattamento minimo. Questo vuol dire che al 1° gennaio 2020 gli assegni compresi in tale fascia dovevano essere aumenti dello 0,385% anziché del 0,308%:
  • del 52% per coloro che percepiscono un assegno che risulta essere sei volte maggiore al trattamento minimo, con una rivalutazione che non è dello 0,208% bensì dello 0,260%;
  • del 47% per i contribuenti con assegni fino a otto volte superiori al trattamento minimo. In questo caso la rivalutazione definitiva è dello 0,235% anziché dello 0,188%;
  • del 45% se l’assegno risulta fino a nove volte superiore al trattamento minimo, con una rivalutazione definitiva pari al 0,225%:
  • del 40% per trattamenti superiori alle nove volte, con una rivalutazione delle pensioni definitiva pari allo 0,200%, anziché 0,160%.

Chi avrà dei tagli e contributo di solidarietà

Grazie al meccanismo di rivalutazione delle pensioni si intende aiutare i pensionati che percepiscono degli assegni pensionistici medio-bassi. Lo scopo, infatti, è quello di adeguare il trattamento all’effettivo costo della vita. Proprio per questo motivo a risultare maggiormente penalizzati dal blocco del meccanismo di rivalutazione potrebbero essere coloro che percepiscono importi medio-alti. Si stima infatti un rischio di perdita pari a circa mille euro all’anno.

Come stabilito dalla Corte Costituzionale, inoltre, il contributo di solidarietà, introdotto con la legge di bilancio 2019, sarà valido sino al 31 dicembre 2021.

Tale misura, ricordiamo, consiste in un prelievo sulle pensioni di importo lordo superiore a 100 mila euro, in misura oscillante tra il 15 ed il 40% in base alla fascia di riferimento.

Proroga dell’Ape Sociale e Opzione Donna

Potrebbe essere prorogata fino al 31 dicembre 2021 anche l’Ape sociale, volta a tutelare disoccupati, lavoratori che presentano almeno il 74% di invalidità e quei lavoratori che svolgono mansioni gravose. Grazie a questa misura, i soggetti interessati, possono richiedere la pensione sociale anticipata se hanno almeno 63 anni di età anagrafica e 30 anni di contributi.

Sempre nella bozze della Legge di bilancio, inoltre, è prevista la cosiddetta Opzione Donna che offre la possibilità alle lavoratrici, sia dipendenti che autonome, di accedere anzitempo al trattamento pensionistico.