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L’obiettivo principale delle Banche Centrali è notoriamente quello di governare l’economia, garantendo la tenuta finanziaria del sistema. A seconda degli obiettivi espressi nel loro atto costitutivo e degli impegni nell’area geografica interessata, le Banche Centrali mettono al centro della loro azione il controllo della dinamica inflattiva, del livello di occupazione, della curva dei tassi e della quantità di massa monetaria circolante.

Nel corso degli anni le Banche Centrali hanno poi esteso il loro raggio d’azione molto oltre il mandato di partenza diventando di fatto prestatori di ultima istanza nell’arena del debito e svolgendo addirittura il ruolo di uniche istituzioni salva-sistema.

E in effetti tutti sappiamo come la FED e la BCE, agendo di concerto con i governi  e le autorità fiscali, abbiano salvato già 3 volte il sistema negli ultimi anni. Una prima volta nel 2008 all’epoca della crisi finanziaria post Lehman, poi nel 2012 durante la crisi del debito governativo nell’Eurozona e poi ancora nel 2020 nei giorni più bui e travagliati della pandemia.

Le nuove misure delle Banche Centrali

Per ripristinare il normale funzionamento dei mercati e delle economie, le Banche Centrali hanno usato principalmente tre leve: 

  1. abbassare il livello dei tassi iniettando contemporaneamente forti quantità di liquidità (finanziando in tal modo indirettamente l’aumento del deficit di bilancio necessario), 
  2. svolgere il ruolo di prestatori di ultima istanza nei riguardi del sistema bancario (permettendo così ai singoli istituti di continuare ad operare normalmente),
  3. utilizzare la loro credibilità e la loro reputazione per restituire fiducia al sistema, ai consumatori e ai risparmiatori. 

Nel corso del 2020 le Banche Centrali sono intervenute a più riprese per consentire agli operatori di muoversi in un mondo finanziario “agevolato”, aprendo così la strada alla prima fase della ripresa.

Nel 2021 l’obiettivo sarà sostenerla questa ripresa, bilanciando gli interventi tra “misure supportive” e “misure contenitive” dell’inflazione.

Per ora FED e BCE hanno segnalato la loro intenzione di mantenere una posizione accomodante. La Banca Centrale americana con l’impegno di comprare ancora 120 miliardi di titoli fino a quando non saranno raggiunte massima occupazione e stabilità dei prezzi. La BCE dal canto suo ha confermando che l’orizzonte temporale certo di acquisti arriva almeno a tutto marzo 2022.

Nuovi approcci e nuovi ambiti nel 2021

Inoltre nel 2021 ci sono anche nuovi ambiti nei quali le Banche Centrali inizieranno ad avventurarsi. Da un lato il rischio climatico con lo sviluppo di una struttura di risk management volta a ridurre il rischio finanziario legato al clima (per estremo le banche commerciali locali – su istruzione di quelle centrali – non dovrebbero più finanziare le società che impattano negativamente sul clima). Dall’altro l’emissione di valuta digitale per porre fine al monopolio del bitcoin e per usufruire in pieno dei vantaggi della block chain, senza lasciarli appannaggio di pochi.

La nostra personale convinzione è che però soprattutto nel 2021 questi ultimi due temi saranno ancora poco impattanti nella vita e nell’operatività delle Banche Centrali che resteranno molto focalizzate sulla gestione del sistema nel suo complesso.

Quello che ci immaginiamo è che la combinazione di un’ampia diffusione dei vaccini unita ad una domanda sostenuta e magari ancora a stimoli fiscali aggiuntivi, potrebbero sostenere un’accelerazione della ripresa e un graduale ritorno dell’inflazione (più in USA che in UE). Questo scenario implica un aumento dei rendimenti dei titoli di stato a lunga scadenza, una diminuzione di valore e quindi dei prezzi degli asset a duration lunga e un ulteriore ritorno dal growth al value per quanto riguarda il mondo delle azioni, con le materie prime che potrebbero essere la sorpresa positiva per gli investitori.

Proprio questi ultimi come potranno proteggersi (o addirittura avvantaggiarsi) dagli impulsi verso la normalizzazione che scaturiranno dall’azione delle Banche Centrali? Pensiamo che strategie global macro o short duration possano ora essere reintrodotte dopo molti anni nei portafogli obbligazionari. Naturalmente con gradualità e senza alcuna libido speculandi, ma solo con funzione difensiva di copertura.

Inoltre raccomandiamo sempre un sottopeso complessivo bond vs equity, dal momento che la fame e la voglia di ripresa sono grandi e generalizzate in tutto il mondo e che, prima nei paesi sviluppati e poi in quelli emergenti, il ruolo delle Banche Centrali sarà ancora con ogni probabilità quello di evitare di normalizzare troppo presto la politica monetaria per non compromettere la ripartenza.