Le nuove tendenze della rete

Sembra solo ieri, almeno per chi ha più di 30 anni, che si parlava del duopolio televisivo tra Rai e Mediaset, della “pubblicità invadente” in Tv, dell’influenza dei partiti sulla Tv italiana. 

Sembra ieri, eppure in pochi campi come i media la realtà è andata così veloce da fare apparire tale dibattito preistorico. 

Tg e Talk show non sono scomparsi, ma sono stati in parte soppiantati, almeno nell’attenzione dei più giovani, da internet e in particolare dai social network. Che sono arrivati anche prima della Tv digitale che quel duopolio ha alla fine rotto.

Il palcoscenico, inoltre, è divenuto globale. Un influencer russo o americano o di qualsiasi altro Paese può influenzare, appunto, una parte dell’opinione pubblica più di quanto facesse (o si pensava potesse fare) Emilio Fede ai tempi.

Eppure l’evoluzione del mondo della comunicazione e dell’intrattenimento, perché anche di questo si tratta, è stata così rapida che i primi social che hanno conquistato il mercato sono stati già dati per superati, sono stati definiti “da vecchi”, e altri sono stati additati come emergenti. 

“The next new thing” è ogni anno qualcosa di diverso, e se Instagram sostituisce Facebook nelle preferenze delle nuove generazioni, Tik Tok surclassa Instagram stesso tra gli adolescenti. 

Se ne è accorto naturalmente Mark Zuckerberg, che, trasformandola in Meta, sembra mirare a fare tornare la sua creatura al centro della scena. 

Ma cosa dicono effettivamente i dati? Come si comportano gli utenti di internet? Se, è vero, il mondo della rete rimane dinamico, sembra in realtà esserci posto per tutti, a patto di saper rappresentare le esigenze di grandi nicchie e rendersi complementari, e non solo alternativi, ad altri.

Il 57,6% degli abitanti del pianeta usa un social network 

Innanzitutto i numeri globali del fenomeno, cominciando proprio dai social network. A usarli secondo Hootsuite sono 4 miliardi e 550 milioni, ovvero il 57,6% della popolazione mondiale. 

Si tratta di una cifra che si ingrandisce ogni mese. Erano 4,2 miliardi a inizio anno, e 3,66 un anno fa. L’incremento in 12 mesi è stato dunque del 9,9%, superiore a quello della popolazione. 

Significa che qualsiasi discorso facciamo sulla prevalenza dell’uno o dell’altro dobbiamo tenere in mente che la torta comunque si sta ingrandendo. 

E all’interno di questa la fetta più grande ce l’ha sempre Facebook. Un po’ come la Dc della Prima Repubblica, o il Festival di Sanremo, che tutti giuravano/giurano di non votare o guardare, ma che alla fine facevano/fanno il pieno. 

A usare la piattaforma di Zuckerberg sono in due miliardi e 895 milioni, mentre al secondo posto vi è Youtube, con due miliardi e 291 milioni, seguito da Whataspp e Instagram, rispettivamente con due miliardi e un miliardo e 393 milioni. 

Tik Tok, con ancora “solo” un miliardo di utenti, viene al settimo posto, dopo Fb Messenger e We Chat.

Dati di Hootsuite, rielaborazione di Momento Finanza

Facebook è ancora da giovani, e cresce soprattutto nel Sud dell’Asia

Questi dati dicono anche che Facebook stesso, seppur dato da alcuni per morto, sta in realtà ancora crescendo. Certo, meno degli altri, i suoi utenti sono aumentati dell’1,1% a livello trimestrale, eppure cresce. 

E lo fa grazie all’arrivo di nuove iscrizioni nei Paesi più emergenti in questo momento, quelli del Sud dell’Asia. La reach, ovvero il numero di account unici che hanno avuto la possibilità di vedere un contenuto su Facebook, è aumentata negli ultimi 3 mesi del 2,7% in India, del 4,4% in Vietnam, del 4,2% in Pakistan, del 4,3% in Bangladesh. Mentre rimane ferma in Italia (+0,3%) ed è scesa del 3,1% negli Usa. Cosa che probabilmente sta allarmando Zuckerberg.

È comunque probabilmente per il successo nei Paesi asiatici, demograficamente molto giovani, che in realtà la piattaforma non è diventata veramente per anziani, per “boomer” o comunque per persone di mezza età. A dispetto della vulgata comune.

È vero, l’età media dell’utenza è superiore a quella di Instagram, ma in ogni caso a livello mondiale il 57% degli uomini e il 50,4% delle donne che lo utilizzano hanno meno di 35 anni. E solo il 10% e il 14,2%, rispettivamente, ne ha più di 54.

Dati di Hootsuite, rielaborazione di Momento Finanza,
i dati si riferiscono alla advertising audience, strettamente correlata all’utenza

Il 70,4% di chi usa Twitter è un uomo

Uomini e donne, appunto. Non si potrebbe parlare in modo esaustivo di social network e di rete in generale senza affrontare la questione di genere. 

Nonostante siano i giovani ad essere protagonisti di questo mondo, e nonostante proprio su internet più che altrove avanza l’uguaglianza, in realtà le differenze tra i sessi esistono, e non sono piccole. 

Alcuni social network, anzi, sembrano dei gentleman club, secondo le rilevazioni di Hootsuite. Twitter, per esempio, dove gli uomini sono addirittura il 70,4%. Si tratta del social più utilizzato per discussioni, dibattiti, polemiche politiche e da chi vuole avere notizie aggiornate in tempo reale. 

Che sia questo l’ennesimo indizio del fatto che ad essere apparentemente più interessato e coinvolto da alcuni temi, come la politica, sia il pubblico maschile?

 

Grande è la maggioranza di uomini, 62,8%, anche tra chi usa Reddit. 

La differenza di genere esiste, anche se più sfumata, pure per Facebook, dove le donne sono solo il 43,5%, mentre vi è quasi parità in Instagram. 

Al contrario vi è una prevalenza femminile, del 56,1%, tra i tik tokers. L’impressione è che gli uomini siano di più laddove la fruizione di un social network consiste nello scambio di opinioni, e dove le discussioni scritte prevalgono sulle immagini e sui video. 

Se invece sono questi ultimi ad essere protagonisti le donne diventano di più.

Dati di Hootsuite, rielaborazione di Momento Finanza, i dati si riferiscono alla advertising audience, strettamente correlata all’utenza

In tempo di Covid la rete viene usata anche per parlare di salute

La rete non è solo social, però. Internet viene utilizzata in modo sempre più diffuso per ogni funzione. E all’epoca del Coronavirus anche per rispondere a preoccupazioni e domande sulla salute. 

I medici raccomandano di non cercare sintomi dei disturbi che ci affliggono online, sia per non cadere vittime delle pseudo-scienze, sia per non alimentare inutili ansie e preoccupazioni.

 

Il 26,2% dei navigatori della rete tra i 16 e i 64 anni però non ascolta tali consigli, e si affida a siti o forum per trovare il perché di un malessere, di un dolore. 

È interessante notare che questa percentuale sale, e non poco, proprio nei Paesi più poveri esaminati, come Kenya e Colombia, dove è maggiore del 40%, o in Messico, mentre scende in Occidente. Potrebbe essere un indicatore delle condizioni precarie della sanità nelle aree meno ricche del pianeta, dove poter anche solo parlare con un medico non è un impresa.

E ancora più interessante forse è il fatto che l’Italia è tra i Paesi in cui invece ci si rivolge meno alla rete per cercare rassicurazioni o risposte sui propri sintomi. Lo fa solo il 12,4%, meno che in Germania, Francia, Spagna. 

Un segnale di maturità degli italiani e di efficienza per il nostro sistema sanitario o semplicemente i nostri connazionali non dicono la verità sulle proprie paure nei sondaggi?

Dati di Hootsuite, rielaborazione di Momento Finanza

In ogni caso la rete e i social diventano sempre più lo specchio dei pregi e dei difetti dei popoli, come ogni media prima di essi, e come quelli che verranno in futuro, qualsiasi saranno.