Burberry-licenzia-57 minuti

In un mondo dominato da motto degli ABBA “The winner takes it all” (il vincitore si prende tutto), le imprese che non riescono a soddisfare costantemente gusti e desideri dei consumatori sono destinate a vivere tempi grami.

Il caso di due negozi Burberry in Svizzera è indicativo. La settimana scorsa ai dipendenti è stata presentata un’ offerta per lasciare l’azienda e la risposta doveva essere data entro 57 minuti. Pena il licenziamento immediato. Un ultimatum degno di 007.

Burberry licenzia con una mail e mette il cronometro

La cronaca. Il 23 luglio alle 15:33 l’azienda che gestisce due negozi Burberry del centro commerciale Foxtown a Mendrisio, nel Canton Ticino, non lontano dalla frontiera, ha scritto una mail ai dipendenti comunicando la conclusione della procedura di consultazione e che avrebbe atteso le 16.30, ben 57 minuti di tempo, per ricevere eventuali comunicazioni da parte di dipendenti che volontariamente volevano lasciare l’azienda.

Chi avrebbe dato il proprio consenso al licenziamento avrebbe percepito un’indennità di uscita; chi, al contrario, non acconsentiva, sarebbe stato licenziato senza premialità.

Come difendersi da scelte drastiche dell’impresa dove si lavora? La risposta scelta dal legislatore italiano è l’irrigidimento del mercato del lavoro. Invece, l’unica via sensata è la formazione permanente, la costruzione personale di una cassetta degli attrezzi adeguata. In Italia la disoccupazione farà fatica a scendere se non miglioriamo il matching tra domanda e offerta di lavoro. Solo una preparazione scolastica eccellente e un incessante processo di aggiornamento della mano d’opera può tradursi in maggiori opportunità di lavoro.

L’importanza della preparazione scolastica e il divario tra Nord e Sud Italia

Le scuole sono in grado di preparare i nostri ragazzi?

Dipende dalla regione dove vivi e che scuola frequenti. I dati INVALSI appena pubblicati non sono confortanti. A livello nazionale gli studenti che non raggiungono risultati adeguati sono ben il 39% (+5 punti % rispetto al 2018) in italiano e il 45% in Matematica (+5 punti % rispetto al 2018).

In tutte le materie le perdite maggiori di apprendimento si registrano tra gli allievi che provengono da contesti socio-economico-culturali più sfavorevoli. I divari territoriali tendono ad ampliarsi. In alcune regioni del Mezzogiorno si riscontra un maggior numero di allievi con livelli di risultato molto bassi, che raggiunge il 50% e oltre della popolazione scolastica in Italiano, il 60% in Matematica, il 30-40% in Inglese-reading.

In relazione all’aggiornamento professionale, viviamo in un Paese dove contano i “pezzi di carta”. Vi ricordate il leader della Lega Umberto Bossi che pagò (con i soldi dei contribuenti) la laurea triennale finta in Albania al figlio Renzo, detto “Il Trota”? Ecco, per molti non contano le competenze distintive, bensì i quadri da mettere alle pareti con la firma del Rettore (anche falsificata, va bene uguale).

La Banca d’Italia in prima linea sull’investimento in conoscenza e cultura

Il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco, grande esperto di questi temi – leggasi il volume “Investire in conoscenza”, il Mulino – ha scritto: “Si indica spesso come causa della difficoltà di un ritorno alla crescita della nostra economia, accentuatasi con la crisi finanziaria, la specializzazione settoriale, sbilanciata verso produzioni tradizionali e a basso contenuto tecnologico. Ma sono soprattutto le carenze nella capacità di innovare, di utilizzare nuove tecnologie e occupare una forza lavoro dotata di nuove competenze che ci devono oggi preoccupare. È probabile che queste stesse carenze siano alla base di molte rigidità nella struttura produttiva. La ridotta, spesso ridottissima, dimensione delle nostre imprese, nell’industria come nei servizi, e soprattutto la loro tendenza a restare tali e non crescere, costituisce un fondamentale fattore della debolezza della loro capacità innovative”.

Dante lo diceva 700 anni fa, contano “virtute e conoscenza”.