mutui-giovani-governo-aiuto-natalità

Il premier Mario Draghi, intervenendo agli Stati Generali sulla natalità, ha voluto sottolineare gli interventi che il governo da lui presieduto intende portare a compimento per cercare di combattere il drammatico calo delle nascite. L’Istat e gli altri centri di ricerca da tempo ci informano di quanti pochi figli si fanno ormai in Italia. I nati nel 2020 sono 404 mila, quasi la metà dei decessi. Nel 1964 ci fu il picco massimo di oltre un milione di nascite. In 4500 città italiane già adesso ci sono meno bambini che ultra ottantenni.

Le 6 mosse per un incremento demografico

Cosa bisognerebbe fare per invertire il declino demografico? Sei cose:

  1. Favorire l’occupazione – non precaria – delle nuove generazioni;
  2. Incentivare le imprese – con la decontribuzione fiscale – ad assumerli;
  3. Migliorare in modo significativo la qualità della didattica e dell’insegnamento scolastico. Occorrerebbe anche una maggiore severità e selezione da parte dei docenti. Promuovere gli ignoranti non è un regalo, bensì un vulnus;
  4. Incentivare gli istituti di credito a finanziare i giovani, con mutui garantiti dallo Stato;
  5. Istituire come in Francia il quoziente familiare, favorendo le famiglie numerose, che potrebbero beneficiare di un significativo sconto sulle imposte dirette (Irpef);
  6. Realizzare un sistema di welfare e di servizi per l’infanzia degno di questo nome.

Draghi è molto sensibile a questi temi. Un passaggio del suo intervento è altamente evocativo: La questione demografica, come quella climatica e quella delle diseguaglianze, è essenziale per la nostra esistenza… Le coppie vorrebbero avere più figli di quelli che effettivamente hanno. In Italia, questa differenza è molto ampia. È stato detto che le coppie italiane vorrebbero avere in media due figli, ma in realtà ne hanno 1,24”.

L’aiuto del governo per le giovani coppie

Il Governo si sta impegnando per aiutare le coppie e le giovani donne (vedasi punto 4). All’interno del decreto Sostegni bis sono due le principali risorse messe a disposizione per favorire l’accesso dei giovani ai mutui. Da una parte, il rafforzamento del Fondo di Garanzia Mutui Prima Casa (il cui plafond di risorse era esaurito), dall’altra una garanzia statale che consentirebbe di non versare alcun anticipo. È necessaria una garanzia al 100% da parte dello Stato, così da sbloccare l’accesso ai mutui anche per coloro che non dispongono del capitale iniziale necessario per affrontare l’acquisto di una casa. Per consentire il via a questo ulteriore strumento (che riguarderebbe esclusivamente mutui del valore non superiore ai 250.000 euro) sono stati stanziati 50 milioni di euro (un po’ pochini ma è un buon inizio), messi ad esclusiva disposizione dei più giovani.

Alcuni potrebbero essere indotti a pensare che le garanzie di Stato possano aumentare il “moral hazard” da parte delle banche, che, sentendosi protette, potrebbero allentare i canoni di valutazione del merito di credito.

Il rischio esiste ma va corso poiché è di interesse collettivo dare un messaggio di fiducia ai giovani.

Visto che i prezzi delle case sono in discesa in tutta Italia (tranne Milano, che beneficia della mobilità della popolazione universitaria), per i giovani si tratta di un’occasione storica da prendere al volo. I tassi di interesse al minimo storico – ci si può finanziare con un mutuo trentennale a un tasso poco superiore all’1,2% – consentono di diventare fin da subito proprietari di un immobile, che garantirà un valido scudo di certezza per tutta la vita. Sapere di non pagare l’affitto e un giorno avere un immobile nel patrimonio di famiglia costituisce un potente incentivo ad agire

Draghi ha detto: “Un’Italia senza figli è un’Italia che non ha posto per il futuro è un Italia che lentamente finisce di esistere”. Non possiamo che condividere il suo pensiero. Allora attiviamoci tutti per evitare un finale nefasto.

Foto in alto: Shutterstock