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Nel lontano 1978 lo scrittore e regista cinematografico Michael Crichton (tra le sue opere più celebri spicca il romanzo di fantascienza Jurassic Park, dal quale Steven Spielberg trasse un altrettanto celebre pellicola) realizzò un film – “Coma profondo” che ebbe un grande successo, sia grazie alla storia che alla presenza dell’attore Michael Douglas.

Nel grande ospedale Boston Memorial sulla east coast degli Stati Uniti un chirurgo scopre che alcuni pazienti vengono portati artatamente in morte celebrale e tenuti nei seminterrati in coma profondo irreversibile. Successivamente questi vengono portati presso una grande clinica privata, il Jefferson Institute, dove vengono prelevati gli organi vitali, destinati alla vendita.

Un progetto criminale.

Nel contesto italiano si discute in questi giorni se prorogare la moratoria (alias sospensione degli impegni di rimborso) sui crediti di imprese e famiglie (che hanno mutui in essere) nei confronti degli istituti creditizi. La moratoria è stata senz’altro utile per contrastare gli effetti negativi della pandemia. Ma oggi, il rischio concreto è dare ulteriori concessioni a imprese che non sono in grado di riprendersi. In tal modo si allungherebbe solo l’agonia, rendendo i bilanci delle banche più opachi e meno rappresentativi.

Il rischio delle imprese zombie

A dicembre 2020 le richieste di moratoria erano circa pari a 300 miliardi (200 imprese, 100 famiglie). L’Associazione bancaria italiana (ABI), insieme a Cerved, ha predisposto un rapporto dove si legge che la massa dei crediti deteriorati nel corso del 2021 dovrebbe crescere notevolmente. Va detto che, nonostante la pandemia, il sistema bancario si prepara ad affrontare le prossime difficoltà delle imprese finanziate con bilanci più solidi.

In Italia, lo sappiamo bene, le misure temporanee diventano definitive.

La cassa di integrazione in deroga è “in deroga” dal 2009. Per cui se le condizioni di solvibilità del debitore sono cambiate, non poter monitorare il soggetto, visto che gli è stata concessa la sospensione, potrebbe portare solo a procrastinarne il fallimento.

In questo caso si generebbero imprese zombie, come gli sfortunati pazienti di “Coma profondo”. Il rischio è che gli zombie frenino il processo di distruzione creativa e la riallocazione delle risorse verso attività più dinamiche e redditizie, riducendo il potenziale di crescita dell’economia italiana.

Uscire dalla crisi: chi converrebbe salvare?

Salvare le imprese meritevoli, in difficoltà solo temporanea, e lasciar fallire le imprese in crisi irreversibile. Ma dal dire al fare c’è di mezzo il mare. Comunque la via per così dire schumpeteriana, è stata tracciata dal presidente del Consiglio Mario Draghi che nel suo intervento in Senato del 17 febbraio disse: “Uscire dalla pandemia non sarà come riaccendere la luce”. Questa osservazione, che gli scienziati non smettono di ripeterci, ha una conseguenza importante.

Il governo dovrà proteggere i lavoratori, tutti i lavoratori, ma sarebbe un errore proteggere indifferentemente tutte le attività economiche.

Alcune dovranno cambiare, anche radicalmente. E la scelta di quali attività proteggere e quali accompagnare nel cambiamento è il difficile compito che la politica economica dovrà affrontare nei prossimi mesi.

Foto in alto: Shutterstock