scritta pension su monete

In questo periodo si sta parlando molto di pensioni soprattutto perché a breve il governo sarà costretto a mettere mano al sistema previdenziale con la riforma del 2021. Ma c’è un nuovo campanello d’allarme lanciato dalla Moneyfarm, società specializzata in educazione e pianificazione finanziaria e previdenziale, in collaborazione con Progenica.

Da uno studio condotto in Italia è emerso che in futuro ci saranno nuovi tagli alle pensioni pubbliche. Il motivo? Semplicemente l’Italia sta spendendo troppo per erogarle. Spulciando i dati si evidenzia come nel 2020 il rapporto spesa pensionistica/PIL, uno degli indici con cui si misura la sostenibilità del welfare pubblico, è balzato al 17%.

Si tratta di un livello decisamente elevato che in futuro potrebbe portare come conseguenza ad un ribasso della spesa pensionistica che equivale a meno soldi nelle tasche degli anziani.

Basti pensare che 10 anni fa si era previsto un rapporto spesa pensionistica/PIL per il 2020 del 15% e intorno al 16% per il 2045. Soglia già superata oggi, 25 anni prima. Ogni punto percentuale corrisponde a circa 1 miliardo di euro in più di spesa previdenziale.

Lo studio, condotto da MoneyFarm, ha preso in analisi 8 profili di italiani, circa 3.251.626 cittadini tra uomini e donne dai 30 ai 60 anni che andranno in pensione tra il 2027 e il 2062. Il quadro che è emerso è decisamente allarmante. A colare a picco sarà il rapporto tra l’assegno previdenziale e l’ultimo stipendio. Dimentichiamoci l’80% degli anni scorsi.

Milioni di italiani andranno in pensione con un assegno previdenziale di importo addirittura inferiore alla metà dell’ultimo stipendio percepito anche se hanno lavorato consecutivamente per 25 anni. Peggio andrà alle donne il cui assegno sarà circa il 20% in meno di quello maschile.

Le previsioni si basano su lavoratori dipendenti. Per gli autonomi i cui redditi imponibili sono mediamente più inferiori e per i disoccupati o le persone che non hanno una certa continuità lavorativa, è facile immaginare che l’assegno sarà ancora più basso.

Meno di 1 italiano su 4 pensa ad una pensione integrativa

L’analisi di MoneyFarm e Progetica ha però messo in risalto oltre al problema allarmante dei tagli sulla pensione pubblica, anche il problema legato alla pensione integrativa. Ad oggi soltanto il 35% dei lavoratori dipendenti decide di destinare il proprio Tfr a una forma di previdenza integrativa. Ancora meno gli italiani che versano in fondi pensione: il 23%, meno di 1 italiano su 4. Ma tra questi oltre 2 milioni sono titolari di un fondo pensione cosiddetto “silente”, cioè sulla quale non vengono più effettuati versamenti.

pensionati versano moneta in salvadanaio
pensionati versano moneta in salvadanaio (Fonte: Pixabay)

Anche in questo caso si evidenziano delle differenze di genere: la maggior parte dei sottoscrittori di un fondo pensione è maschio (il 62%), ha più di 40 anni e versa in media 250€ al mese.

“I dati emersi dall’analisi sulla previdenza dimostrano la gravità della situazione. È fondamentale accompagnare il cittadino, tramite un valido e concreto supporto, nella scelta di una pensione integrativa. Un servizio che aiuti a comprendere meglio le caratteristiche di ciò che offre il mercato e a superare l’inerzia che spesso impedisce di pensare al futuro”- ha detto Paolo Galvani, cofondatore di Moneyfarm.

Occorre fare una corretta informazione, sensibilizzare i lavoratori fin da giovani sul fatto che investire su una pensione integrativa è ad oggi un valido strumento per potersi garantire una vecchiaia serena alla luce dei significativi tagli alle pensioni a cui assistiamo ogni anno.