governo cinese preoccupa i mercati

Da ormai più di vent’anni la Cina è al centro dell’attenzione degli investitori e dei gestori di portafoglio. A seconda dei vari momenti ha rappresentato spesso un’ottima opportunità o più raramente un motivo di forte apprensione.

Questa estate, dopo una serie di provvedimenti presi dal governo di Pechino per “tenere saldamente in mano il timone dell’economia”, ha prevalso un atteggiamento di forte critica nei confronti del Presidente Cinese e del nuovo corso che si sta delineando.

George Soros è stato tra i più accesi detrattori della strategia di Pechino sull’impresa privata ed è arrivato a scrivere sul Financial Times che Xi Jingping danneggia le aziende cinesi perché non capisce come funziona veramente l’economia di mercato.

Le nuove disposizioni in materia di controllo delle grandi aziende informatiche, del web e dell’e-commerce configurano una strategia illiberale di segno opposto a quella americana. E bisogna in effetti dire che per esempio la “silenziosa presa di potere” quota azionaria e poltrona in consiglio di amministrazione in ByteDance, proprietaria di Tik Tok, è stata giustamente vissuta come un colpo di mano inimmaginabile nei mercati occidentali.

Naturalmente la cosa assume ancora maggior gravità in quanto non solo gli investitori diretti in compagnie cinesi, ma una gran moltitudine di sottoscrittori di fondi pensione e di fondi comuni di investimento sono stati indirettamente indirizzati verso società che non rispettano gli standard ESG, cioè gli standard ambientali, sociali e di corporate governance. Soros si è perciò spinto fino ad arrivare a chiedere al Congresso di approvare un disegno di legge che obblighi gli asset manager  ad investire solo in aziende certificate ESG, scartando di fatto le aziende cinesi dal loro portafoglio.

Ma proviamo a vedere da vicino cosa ha scelto di fare il governo cinese, settore per settore.

Misure del governo cinese sulla tecnologia

Sono state avviate indagini antitrust e antimonopolio sulle principali piattaforme internet. Alibaba, la numero uno nell’e-commerce, dovrà porre fine alle pratiche commerciali sleali. Il colosso dell’e-commerce impediva ai commercianti di lavorare anche con la concorrenza e vietava sistemi di pagamento di terze parti sulla sua piattaforma e dovrà pagare una multa di 2,5 miliardi di dollari. Va però detto che analoghe indagini e sanzioni hanno riguardato anche i colossi americani in tutto il mondo. Google è stata multata di 5 miliardi dall’Europa ed è ancora sotto inchiesta, come del resto Apple e Facebook e la Corea del Sud ha recentemente aperto un’istruttoria anti trust sugli app store di Google e Apple.

Le restrizioni del governo cinese nel campo del Real estate

Già dall’anno scorso il Governo Cinese ha pubblicato forti linee guida per reprimere la speculazione immobiliare. Le recenti restrizioni sui mutui rendono più difficile l’ottenimento del prestito e, pur incidendo sul settore di maggior importanza per l’economia nazionale, sono volte a prevenire una bolla che potrebbe creare rischi sistemici come nel 2007 negli USA o come nel Giappone degli anni 80.

Da questo punto di vista si può ben ritenere che una riduzione dell’indebitamento del settore sia salutare per la sostenibilità a lungo termine dell’economia.  É peraltro vero che Evergrande, il maggior sviluppatore immobiliare cinese, è sotto forte pressione finanziaria per il debito accumulato, ma la maggior parte dei finanziatori dell’azienda sono banche di proprietà statale che verosimilmente non vorranno togliere il loro sostegno al primo protagonista dell’economia nazionale.

Nuovo modello di assistenza sanitaria imposto dal Governo cinese

La Cina quest’anno ha lanciato un nuovo sistema di approvvigionamento centralizzato per i farmaci dedicati al sistema ospedaliero pubblico. In precedenza gli ospedali pubblici potevano approvvigionarsi direttamente dalle aziende farmaceutiche senza supervisione o linee guida da parte del Ministero della Salute. Ora invece viene pubblicato trimestralmente un bando dove tutte le aziende farmaceutiche sono invitate a fare offerte per farmaci specifici e vengono scelti i più convenienti per fornire gli ospedali pubblici. Neanche a dirsi, questo ha comportato un calo superiore al 50% del prezzo dei farmaci generici, non coperti da brevetto e potenzialmente esposti a diventare oggetto di produzione da parte di qualunque azienda.

Evidenti i forti vantaggi per il consumatore finale e anche gli svantaggi per l’intero settore (si consideri che i farmaci generici pesano molto nel fatturato dei titoli sanitari quotati in borsa).

Il governo cinese ruota sul neomaoismo di Xj Jingping

Nel suo ultimo discorso il Presidente ha chiesto “il benessere comune” della società e ha richiamato i cinesi tutti alla costruzione di una società più egualitaria, dove la crescente divergenza tra ricchi e poveri deve essere ritenuta “la strada sbagliata verso lo sviluppo”.

Ma Biden, la Merkel o Draghi potrebbero dire qualcosa di diverso? Quale politico potrebbe dire di essere favorevole ad una situazione in cui i ricchi diventano sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri?

Al di là delle parole, che vanno comunque interpretate nel contesto di un “discorso al Partito e alla Nazione”, in un contesto di esercizio retorico, ricordiamo almeno due fatti essenziali.

  1. Il settore privato fornisce il 75% delle tasse per il Governo e occupa quasi l’80% della popolazione. É impensabile ad oggi che la dirigenza cinese voglia reprimere e limitare le imprese private.
  2. La Cina ha una visione dell’economia sostanzialmente ancora comunista per molti aspetti, ma è già un paradiso per i capitalisti residenti. Niente tasse sugli immobili, niente imposte di successione, niente tasse sulle plusvalenze.

La Cina rimane perciò una realtà molto complessa e spesso poco conosciuta dai commentatori occidentali che cadono talvolta in generalizzazioni e astrazioni di stampo giornalistico-ideologico. La strada verso una forma di neomaoismo al momento non è stata assolutamente imboccata.