Pc su scrivania con piantina

Anche quando il mercato del lavoro è fermo al palo causa pandemia, c’è un settore che continua a crescere e in futuro diventerà trainante: stiamo parlando dei green jobs, quei “lavori nei settori dell’agricoltura, del manifatturiero, nell’ambito della ricerca e sviluppo, dell’amministrazione e dei servizi che contribuiscono in maniera incisiva a preservare o restaurare la qualità ambientale“ – questa la definizione esatta data dall’UNEP, l’agenzia delle Nazioni Unite operante nel campo della tutela dell’ambiente.

L’Italia si sta dimostrando ancora una volta in prima fila nella transizione ecologica. Una conversione verso la sostenibilità e l’economia circolare che già adesso fa sì che un assunzione su tre nel nostro paese sia nella green economy.

A fine anno, infatti, saranno 3 milioni e 141 mila gli occupati nel settore dell’economia circolare, vale a dire il 13,7% del totale nazionale, in crescita di 0,3 punti percentuali rispetto al 2019.

E le richieste continueranno a salire. Secondo lo studio Censis-Confcooperative “Sostenibilità, investire oggi per crescere domani”, entro cinque anni nel nostro Paese serviranno altri 2,4 milioni di occupati con competenze verdi, per aiutare la transizione ecologica prevista anche dal Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr).

“Il Pnrr è la benzina verde della ripresa Solo un anno fa il fabbisogno di lavoratori con competenze green era di 1,6 milioni. A distanza di un anno il grande balzo, la richiesta salirà a 2.375.000 per gli anni 2021-2025, e di queste 1.448.000 sono figure con competenze green elevate” – ha detto Maurizio Gardini, presidente Confcooperative.

Tantissimi nuovi posti di lavoro ma scarseggiano le competenze

Nuovi mestieri, nuove figure professionali che si affiancheranno ai lavori tradizionali. Ma il vero problema si chiamerà competenze.

Circa il 37% delle aziende che hanno deciso di intraprende la strada della transizione ecologica hanno già segnalato difficoltà nel reperire figure professionali con le competenze necessarie a supportarle nel percorso della green economy.

Stando all’analisi le professioni “green” con un grado maggiore di difficoltà di reperimento saranno: i disegnatori industriali, gli idraulici e posatori di tubazioni, i verniciatori artigianali e industriali, gli ingegneri energetici e meccanici, i tecnici della sicurezza sul lavoro.

Investire quindi sulla formazione di nuove figure diventerà molto importante per le aziende e sarà una grande opportunità per i lavoratori. È su queste competenze che bisognerà spingere. Va detto che nel 15,7% dei casi la ricerca nel comparto si rivolge a profili laureati e l’esperienza nel settore ha rappresentato un requisito fondamentale nel 51% dei nuovi contratti.

Formazione green per nuovi posti di lavoro

Ma accanto a queste figure professionali dove si evidenzia una totale mancanza di competenze, troviamo anche quelli che saranno i green jobs più ricercati dalle aziende nei prossimi anni: muratore green, responsabile vendite a marchio ecologico, riparatore di macchinari e impianti, installatore di reti elettriche a migliore efficienza, informatico ambientale, esperto di marketing ambientale, ecodesigner, esperto in gestione dell’energia (ingegnere energetico), certificatore della qualità ambientale, installatore di impianti di condizionamento a basso impatto ambientale.

Se alcuni di questi mestieri sono una versione riadattata di competente preesistenti, come ad esempio il muratore che diventerà sempre più green, ci sono anche altre professioni nate proprio grazie all’avanzare dell’economia verde. Come ad esempio l’ecodesigner che dovrà progettare prodotti e servizi sostenibili e con l’obiettivo di ridurre al massimo l’impatto ambientale. Bisogna rendersi conto che il futuro del lavoro sta cambiando di pari passo ad un mondo sempre più sostenibile. Fa tutto parte di un processo evolutivo a cui non possiamo dire di no per il benessere del pianeta.