crisi energetica Putin salva l'europa

Ottobre non è iniziato nel verso giusto. Settembre si era concluso come uno dei peggiori dall’inizio della pandemia, con preoccupazioni per l’inflazione, banche centrali e prese di profitto che avevano messo ko l’azionariato. Wall Street ha perso circa il 5%, dopo mesi di record e valutazioni stellari.

Tutto questo sta continuando, ma con un’aggiunta. La crisi energetica che sta colpendo l’Europa e altre parti del mondo, come Cina e India, ha raggiunto un punto critico nel Vecchio Continente, e le valutazioni record del gas naturale viste questa settimana hanno portato molti economisti ad interrogarsi se l’economia non si stia avvicinando ad un nuovo cambio di regime.

Ecco cos’è successo sui mercati in questa settimana: 

Crisi energetica: gas alle stelle e mercati in tilt

Il prezzo del gas naturale ha raggiunto livelli record questa settimana a seguito di un aumento degli ordini da parte di diversi Paesi per sopperire alla mancanza di energia. Le valutazioni sono aumentate del 50% in un giorno arrivando fino 160 euro al megawattora, e portando con sé lo scenario concreto di un’ulteriore impennata dell’inflazione, che potrebbe indurre le banche centrali a porre fine alle politiche accomodanti molto prima del previsto con seri impatti per la crescita economica nel quarto trimestre. 

Anche il cartello dei Paesi produttori di petrolio (OPEC) ha giocato la sua parte, dopo che ha confermato gli attuali livelli di produzione facendo salire i prezzi del greggio ai massimi 2018, contribuendo alla paura generale per un’inflazione fuori controllo, guidata dai problemi di forniture delle materie prime. 

Questo contesto possibilista di bassa crescita e prezzi alle stelle ossia stagflazione si è riversato prima sui mercati dei titoli di Stato, con i rendimenti saliti ai massimi e aspettative d’inflazione a livelli massimi in 10 anni, e poi sui mercati azionari, con le Borse europee che hanno sofferto le perdite più importanti visto che la crisi del gas si gioca in casa.

 

Crisi energetica: Putin “salva” l’Europa

Dopo il caos generale, si è poi ristabilita la calma. Il presidente russo Valdimir Putin è intevenuto in un incontro con i suoi ministri affermando di essere disposto ad offrire più gas all’Europa, criticando le scelte di politica energetica fatte negli ultimi anni. 

“Vorrei sentire i vostri suggerimenti su cosa possiamo fare di più per stabilizzare i mercati energetici globali”, ha detto Putin ai ministri “Siamo pronti a lavorare su questo e vorremmo che il lavoro fosse basato su una base assolutamente commerciale“.

Più forniture da Mosca all’Europa, incluse quelle che passano attraverso il territorio ucraino, potrebbero rimediare la scarsità di offerta e stabilizzare il mercato energetico, ma la reticenza di Bruxelles e lo sguardo di Washington potrebbero visto che l’offerta di Putin non è gratuita. 

Tuttavia, la risposta del mercato è stata immediata, con i prezzi del gas scesi del 49% in Regno Unito e di oltre il 10% in Europa.

 

La crisi dei mercati e il debito Usa

Il nervosismo sui mercati è stato accentuato anche dall’impasse politico a Washington, dove democratici e repubblicani hanno con fatica trovato un accordo per evitare la chiusura delle attività federali e scongiurare il default sul debito. 

Il dibattito sull’alzamento del tetto del debito, cioè la quantità di denaro che i legislatori autorizzano a prendere in prestito dal Dipartimento del Tesoro e che ogni anno deve essere esteso o rinnovato dopo la fine dell’anno fiscale (30 settembre), rappresenta da sempre un punto di scontro politico. 

Un mancato accordo sul cosiddetto “debt ceiing” può portare alla chiusura, o shutdown, delle attività federali e, in caso estremo, al default del Paese che senza fondi non sarebbe in grado di rispettare i pagamenti sul proprio debito e le spese necessarie per la normale amministrazione di uno Stato. 

Tutto questo, come accaduto molto spesso, è stato evitato grazie ad un accordo che deve ancora essere approvato dalla Camera, ma che ha creato non poca tensione sopratutto sui mercati obbligazionari.

 

Secondo gli analisti di Oanda, questa settimana “ha visto due eroi” Vladimir Putin e il repubblicano Mitch McConnell, in quanto entrambi “hanno portato ad un rimbalzo significativo dell’azionario, altrimenti in seria difficoltà”. 

Putin ha pronunciato le parole che i governi di tutto il mondo non vedevano l’ora di sentire, cioè di essere pronto a stabilizzare il mercato globale dell’energia, mentre il senatore McConnell ha offerto ai Dem una via per uscire dal dibattito sul debito a pochi giorni dalla scadenza, il 18 ottobre. 

Il periodo incerto che stiamo attraversando – aggiungono dalla società di broker, continuerà visto i rischi che arrivano da Covid, crisi energetica globale, rallentamento della ripresa economica, e tapering”.