Crisi microchip

Continua la volatilità sui mercati finanziari. I prezzi delle materie prime che continuano a salire, un’inflazione che non smette ad accelerare, e l’attesa per le prossime mosse delle banche centrali restano le maggiori preoccupazioni per gli investitori, ormai restii a prendere una posizione chiara e più propensi a capire quale direzione potranno prendere i mercati da qui a fine anno.

Il tema dell’aumento dei prezzi dell’energia sta diventando incandescente in tutto il mondo, con le quotazioni del gas salite a livelli record e i prezzi degli alimentari che stanno aumentando.

Negli Stati Uniti, gli ultimi dati hanno confermato che i prezzi al consumo sono ai livelli del 2008 cioè post-crisi, allarmando la banca centrale che ora è pronta ad intervenire limitando gli stimoli monetari anche se gradualmente.

Oltre all’evoluzione delle narrative sull’inflazione, il mondo è alle prese con un’altra crisi, anche questa dovuta, in parte ad una carenza delle forniture a seguito della forte ripresa post-Covid. La carenza dei semiconduttori ha infatti costretto Apple a rivedere la produzione di nuovi iPhone, mentre Cnh Industrial ha deciso di fermare temporaneamente i propri stabilimenti in Europa.

La crisi e l’inflazione che corre al massimo

Con l’Europa alle prese con il gas, gli Stati Uniti si trovano di fronte ad un’inflazione ai massimi dal 2013 che secondo molti osservatori non sarà così transitoria come le principali banche centrali hanno cercato di ripetere. I prezzi sono aumentati, nel mese di settembre, del 5,4% su base annua dal 5,3% di agosto, con l’energia che è aumentata di circa il 25%, mentre i prezzi alla produzione sono cresciuti dell’8,6% ,un record da novembre 2010, dopo il +8,3% di agosto.

Diversi membri della Federal Reserve hanno invocato a gran voce un intervento repentino della banca per fermare un aumento sconsiderato dei prezzi che avrebbe forti ripercussioni per la ripresa economica. Uno di questi, il presidente della Fed di Atlanta Raphael Bostic, ha affermato che considera la parola “transitoria” per l’inflazione come “una parolaccia” e che il mercato è pronto per vedere una mossa della Fed. Un altro importante banchiere, il presidente della Fed di St. Louis James Bullard, ha riferito alla Cnbc che la Fed “dovrebbe essere più aggressiva nel ridurre gli stimoli” qualora l’inflazione “dovesse rivelarsi un problema” e “richiedere aumenti dei tassi”.

Una Fed “interventista” la si potrà vedere, forse, a partire da novembre. Secondo i verbali dell’ultima riunione di politica monetaria, i policy-maker del braccio esecutivo della Fed – il Fomc – ritengono “appropriato” un ritmo di tapering mensile di $ 15 miliardi a partire dal prossimo mese  e che potrebbe concludersi a metà del 2022, con diversi funzionari che invece vorrebbero una riduzione e un ritmo più aggressivi. Ad evidenziare le preoccupazioni della banca centrale è il numero più alto di banchieri che vorrebbero un aumento dei tassi d’interesse entro la fine del 2022, perché “ritengono probabile che l’inflazione rimanga elevata anche il prossimo anno”.

Per gli analisti di Goldman Sachs i piani dei verbali verranno annunciati nella prossima riunione di novembre, ma non è detto che basteranno per arginare l’aumento dei prezzi di quest’inverno.

La crisi dei microchip e la carenza di iPhone sugli scaffali

Nei negozi di elettronica mancano sempre più computer ed elettronica per via della carenza di semiconduttori e microchip, creando preoccupazione per i consumatori in vista delle vacanze natalizie Ora, negli Apple Store mancheranno anche diversi milioni di nuovi iPhone, dopo che la società di Cupertino ha deciso di tagliare la produzione di nuovi telefoni proprio per la mancanza di forniture di questo tipo di materiali.

Il gruppo fondato da Steve Jobs aveva previsto una produzione di nuovi telefoni di 90 milioni entro fine anno, mentre ora dovrà accontentarsi di 80 milioni di nuovi pezzi, Secondo la notizia riportata da Bloomberg, la riduzione è dovuta ai problemi nella consegna dei componenti da parte di fornitori importanti come Broadcom e Texas Instruments che non riescono a stare al passo con la domanda.

L’analista di Wedbush Daniel Ives, ha affermato che la storia dell’iPhone resta “immutata” nonostante la crisi dei semiconduttori. “Apple incorrerà in una carenza di oltre 10 milioni di unità di iPhone 13 per le festività natalizie se la domanda dei consumatori manterrà questo ritmo; questi smartphone verranno spediti nel primo trimestre dell’anno fiscale 2021 visti i bassi livelli di inventario a livello globale”.

Anche il settore automobilistico subisce la crisi dei chip

Non è solo l’elettronica ad essere colpita dalla crisi dei chip, ma è anche il settore auto e dei veicoli commerciali. Del gruppo Agnelli, Stellantis è stata la prima ad annunciare la riduzione delle attività in stabilimenti come Pomigliano, Cassino e Melfi. Ora si aggiunge anche CNH Industrial, società che si occupa di veicoli industriali e agricoli, che ha deciso di chiudere temporaneamente diversi dei propri siti produttivi di macchine agricole, veicoli commerciali e sistemi di propulsione in Europa“, come diretta conseguenza “delle interruzioni alla catena di fornitura e alla carenza di componenti chiave, in particolar modo semiconduttori”, si legge nella nota diffusa dalla società.

Un report di Ihs Markit sul mercato delle autovetture in generale spiega come la crisi dei semiconduttori costerà, tra il 2021 e il 2022, circa 13,5 milioni di vetture a livello globale. Più precisamente non vedranno la luce 5 milioni di auto quest’anno e 8,5 milioni nel 2022, mentre nel 2023 la perdità sarà “solo” di 2 milioni. 

Come ha illustrato senza giri di parole il segretario della Fim Ferdinando Uliano prima dell’incontro con il Mise per la questione Stellantis, “la sofferenza riscontrata nei primi 6 mesi del 2021 si è aggravata nell’ultimo trimestre causando numerosi blocchi produttivi che stanno colpendo più del lockdown del 2020“.