Bce e Borse in Cina

L’incertezza della variante delta e con essa le conseguenze economiche, e i timori per una riduzione degli stimoli monetari continuano ad essere i catalizzatori dei mercati. 

In quest’ultima settimana, l’azionariato si è preso una piccola pausa di riflessione dopo un’estate passata all’insegna dei rialzi, complici anche i pochi spunti operativi arrivati dalle Borse americane. Ma chi opera nel mercato sa che settembre ha tradizionalmente riservato brutte sorprese per gli investitori.

Il senior market analyst di Oanda, Jeffrey Halley ha affermato: “C’è molta incertezza che spinge i mercati in entrambe le direzioni senza un tema chiaro e molti rischi in circolo.

Non sorprende, quindi, che gli investitori abbiano spinto le azioni leggermente al ribasso, con molti operatori che scelgono di passare la mano e aspettare che la nebbia si diradi”.

Francoforte cambia atteggiamento

Il “market mover” della settimana è stata la riunione della banca centrale europea, alle prese, come la collega americana, con un’inflazione galoppante (3%) oltre i limiti prefissati nella nuova strategia delineata prima dell’estate, e una ripresa economica in continua accelerazione. 

Molti analisti e addetti ai lavori si aspettavano una riduzione del programma di acquisto di obbligazioni (Pepp) messo in campo nella prima stagione della pandemia per offrire un supporto monetario sostanzioso ad un sistema economico altrimenti al collasso. 

La risposta di Francoforte, invece, non ha offerto molte sorprese. L’Eurotower ha infatti ricalibrato il ritmo del programma da 1.850 miliardi, affermando che acquisterà obbligazioni sul mercato ad un ritmo “moderatamente inferiore” rispetto al passato, di fatto temporeggiando e offrendo un assaggio di quanto probabilmente accadrà nel meeting di dicembre.

Sylvain Broyer, Chief Economist EMEA di S&P Global Ratings, ha dichiarato: “Spiegando che la ricalibratura non equivale a un tapering del Pepp, la presidente della BCE Christine Lagarde è riuscita a ridimensionare il programma senza danneggiare le condizioni finanziarie, un esercizio di comunicazione tutt’altro che facile.

Il rinvio di una decisione sul futuro del Pepp significa che la Bce seguirà la Fed con un annuncio concreto sul tapering, forse non di molto, ma in ogni caso la Bce non precederà la Fed”.

Hong Kong non trova pace e scatena le borse

A scuotere i mercati asiatici, e in particolare Hong Kong, ci ha pensato ancora una volta il governo di Pechino, protagonista nell’ultima stagione di un’ampia stretta normativa contro il settore tecnologico cinese.

Xi Jinping e il governo hanno questa volta preso di mira le società che offrono videogiochi online, limitando l’utilizzo delle piattaforme che offrono servizi gaming sulla rete ai minori di 18 anni, e invitando le società del settore a “non focalizzarsi solo sui profitti ma anche sui valori”. 

Gli under 18 non potranno giocare per più di 3 ore a settimana, solo in orari e giorni specifici, con le società che dovranno controllare i contenuti offerti, possibili pratiche di concorrenza sleale, e intervenendo su quei design che possono rendere più dipendenti i minori.

La stretta, che trova a livello sociale una sua ragione, ha provocato uno scossone sulla Borsa di Hong Kong, piazza di scambio che ospita molte società tech cinesi (vedi Alibaba), con i titoli della società coinvolte che sono letteralmente crollati. 

Tencent Holdings, uno dei più grandi conglomerati finanziari del mondo (138 mld di ricavi) e uno degli sviluppatori di videogame più importanti (vedi Call of Duty), ha risposto alle nuove imposizioni affermando di prendere “molto sul serio la salute fisica e mentale dei minori”, ma questo non è bastato per frenare le vendite in Borsa. 

Sulla piazza di Hong Kong, il creatore di CoD ha perso oltre l’8% segnando una perdita nei sei mesi del 27%, a seguito delle continue regolamentazioni di Pechino. NetEase, l’ideatore di World of Warcraft, è invece crollato dell’11%, con l’indice principale dell’ex protettorato britannico, l’Hang Seng, che ha ceduto il 2,3%.