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La pandemia da coronavirus ha segnato l’economia mondiale forse più di qualunque altra precedente crisi finanziaria nella storia, in un anno, il 2020, che verrà ricordato come “l’anno del Covid-19”.

Il Prodotto Interno Lordo dell’Italia – e delle altre principali economie del Mondo – ha risentito notevolmente del colpo inferto dalla crisi pandemica e dai vari lockdown, con cali a due cifre nel secondo trimestre e con flessioni nette per l’intero anno, che verranno però confermate nei prossimi mesi dai vari istituti statistici nazionali.

Cosa si prospetta, però, per l’Italia, nel 2021?

Secondo l’outlook formulato dagli analisti di Intesa Sanpaolo, quello da poco iniziato “potrebbe essere un anno a due facce, con rischi al ribasso sul primo semestre e al rialzo sulla seconda metà. In ogni caso, saranno necessari anni per recuperare i livelli di attività precedenti allo shock Covid”.

Momento Finanza ha chiesto un commento a Paolo Mameli, economista del centro studi di Intesa, che ha analizzato le prospettive per l’economia italiana.

Ci aspettiamo un calo dell’attività economica su base congiunturale dell’ordine di tre punti percentuali a fine 2020. Assumendo che le restrizioni adottate siano efficaci nel contenere ulteriormente l’indice Rt e, di conseguenza, i casi totali, è possibile che il trend già iniziato di graduale rilascio delle restrizioni e lenta ripresa della mobilità possa continuare nelle prossime settimane”, spiega Mameli.

“Ciò implica la possibilità di un rimbalzo del PIL già nel primo trimestre, sia pure non pieno. Senza un nuovo lockdown, prevediamo un rimbalzo del PIL del 4,7% nel 2021, dopo il calo del 9% stimato per il 2020. In media, l’anno prossimo, l’attività economica resterebbe più bassa del 4,7% rispetto al livello del 2019”.

Secondo gli analisti della banca quotata sul FTSE Mib, il recupero del 2021 sarà più marcato per gli investimenti (+10,6% dopo il -8,1% del 2020), trainati soprattutto delle costruzioni, che per i consumi – su del 4,8% dal 10,9% dello scorso anno –, ancora frenati dalla spesa per servizi, per cui Mameli e il team di esperti di Intesa si aspetta per i consumi di servizi un rimbalzo limitato al 4%, dopo il crollo del 16,3% stimato nel 2020.

“Continuiamo a ritenere che i rischi prevalenti sulla stima per il PIL 2021 siano orientati al ribasso, soprattutto con un orizzonte di breve termine, cioè di sei mesi. Infatti, rispetto allo scenario di base, abbiamo costruito due possibili scenari di rischio, in relazione all’evoluzione della situazione epidemiologica: in caso di un lockdown prolungato, ne deriverebbe una ulteriore contrazione del PIL nel primo trimestre tra il 2% e il 3%; il rimbalzo sarebbe posticipato al secondo trimestre ma limitato ad appena il 2%”, fa sapere Mameli.

In caso di una terza ondata – come, tra l’altro, prospettato da numerosi virologi –, “questo scenario contempla un rimbalzo dell’attività economica all’inizio del 2021, in linea con il baseline di un aumento del 2% su base trimestrale.

Ma una nuova contrazione del PIL nel secondo trimestre del 2021 del 2,5%” potrebbe avverarsi in caso di una pesante terza ondata.

Sul fronte dei prezzi al consumo, “stimiamo un’inflazione ancora non significativamente diversa da zero l’anno prossimo, allo 0,2%, rispetto alla deflazione dello 0,1% del 2020. Vediamo gli indici ancora in territorio moderatamente negativo sino alla primavera e in graduale risalita nella seconda parte dell’anno. Tuttavia – va avanti l’economista –, la ripresa della domanda, visto l’esteso output gap ancora presente nell’economia, non sarà tale da determinare rilevanti pressioni sulla tendenza di fondo dei prezzi, che solo nel 2022 potrebbe tornare di poco al di sopra dell’1%. L’ampio margine di risorse inutilizzate sul mercato del lavoro (prevediamo una salita del tasso di disoccupazione sopra l’11% nel 2021 dal 9,4% stimato per il 2020) farà sì che le pressioni al rialzo sul costo della manodopera restino più che contenute ancora a lungo”.

E, sul lato della politica fiscale, qual è la view degli economisti di Intesa Sanpaolo?

La politica fiscale resterà accomodante ancora a lungo – ha commentato Mameli per Momento Finanza –. Per il 2021, il valore “facciale” dei pacchetti di stimolo è solo di poco inferiore a quello del 2020 (5% del PIL, dopo il 7% del 2020). L’impatto della Legge di Bilancio sarà solo una parte, e non la più importante, degli interventi di sostegno all’economia, che includono un ulteriore pacchetto da 20 miliardi già annunciato per le prime settimane del 2021 e i primi fondi dal Programma “Next Generation EU” (il cui ruolo diventerà via via più importante nel corso degli anni, visto che il segno della manovra di bilancio diverrà prima meno espansivo e poi restrittivo). Stimiamo un impatto annuo dalle sovvenzioni UE pari a circa mezzo punto di crescita del PIL per tutto il triennio 2021-23 ma, a causa di possibili ritardi nell’implementazione dei progetti, sospettiamo che l’impatto maggiore si possa avere solo dal 2022”.