Uffici bancari

Dopo un lungo tira e molla durato mesi, sino al via libera ricevuto lo scorso luglio, Intesa SanPaolo conclude l’acquisizione di Ubi Banca. Dopo aver conquistato infatti oltre il 66,67% delle quote necessarie per il controllo dell’assemblea straordinaria, l’operazione si è potuta considerare completata. Adesso, nel giro delle prossime settimane inizierà il processo di fusione, con la banca milanese che amplia in questo modo il proprio portafoglio di clienti.
Ma che cosa ha spinto Intesa SanPaolo – già più grande banca italiana – a tentare e concludere l’assalto a Ubi banca?

E soprattutto, quali sono i piani che si celano dietro alla mossa fortemente voluta dalla sua dirigenza? Infine, come cambia lo scenario bancario italiano alla luce di questo avvenimento?

Intesa SanPaolo punta ai grandi clienti

Il programma presentato da Intesa SanPaolo non era indirizzato all’acquisizione ed al mantenimento di tutte le filiali del gruppo Ubi. Una parte di queste filiali (circa 300) sono infatti già in trattativa per la vendita ad un altro gruppo bancario italiano, Bper. Principalmente, si tratta di quelle site in quei Paesi o territori già coperti da una filiale di Intesa SanPaolo o che non rientrano nei piani strategici di Torino. Tuttavia, questa spartizione evidenzia quello che è il reale interesse della banca: l’acquisizione nel proprio portafogli dei grandi clienti.

Tra questi, a titolo di esempio, rientrano le Aziende sanitarie locali – particolarmente attraenti per quanto riguarda il transato dei pagamenti Pos – e gli altri enti per i quali la banca di Bergamo effettua i servizi di Tesoreria. Ma non solo: il vero obiettivo è quello di giungere ad una presenza nel territorio volta ad attirare anche le grandi aziende attualmente fuori portata e che verrebbero coperte dalle acquisite filiali di Ubi Banca.

Più presenza sul territorio

Quando una banca decide di investire in un nuovo territorio, sono necessari anni per raggiungere una capillarità soddisfacente. Acquisendo però direttamente le filiali ed i clienti di un ex concorrente, il processo viene decisamente velocizzato. E al tempo stesso, si ha la garanzia di poter operare con un già soddisfacente portafoglio clienti, con la sola preoccupazione di doverlo espandere.

In fondo, la mossa di Intesa SanPaolo ha evitato alla banca le mille fatiche dell’ingresso in quei territori sino a questo momento coperti solo parzialmente – come nel caso della Puglia. E soprattutto, ha accelerato un processo iniziato già ai tempi della fusione tra Banca Intesa e SanPaolo volta a trasformare due banche forti ma ancora legate ai rispettivi territori in una potenza nazionale.

Intesa Sanpaolo: il colosso bancario italiano

Se già precedentemente Intesa Sanpaolo si era confermata la banca più solida d’Italia anche durante i difficili mesi della pandemia, con l’accorpamento di Ubi Banca questa posizione non può che essere ulteriormente consolidata.

E soprattutto, con l’aumento del portafoglio clienti viene accresciuta anche la potenza di fuoco dell’istituto, sostanzialmente impari anche a livello europeo.

In questo scenario, dunque, si potrebbe stabilizzare anche lo stesso panorama bancario d’Italia. Poiché, dopo tutto, la presenza di una banca dalle solide fondamenta risulta essenziale anche in questo difficile momento economico che si sta attraversando. Con un istituto di credito in grado di adattarsi anche alle esigenze della popolazione e di farsi carico delle richieste ingenti da parte della legislazione statale in termini di aiuto all’impresa.

Intesa SanPaolo: banca più solida d’Europa?

Sebbene sia ancora presto per fare delle valutazioni – dovendo attendere gli svolgimenti della fusione effettiva – Intesa SanPaolo rende più solide le proprie già importanti basi di affidabilità. E soprattutto in questo periodo segnato dall’incertezza anche degli istituti finanziari e di credito questo particolare è quanto mai importante.

Con le banche tedesche in evidente difficoltà e le banche del regno Unito de facto escluse dall’Unione europea a causa della Brexit, Intesa ha adesso una grande possibilità per imporsi nel ruolo di egemone a livello europeo.

Non soltanto grazie alle sue già controllate all’esterno dell’Italia – si pensi alle omonime della Romania e dell’Albania, che rispondono a Torino – ma anche a causa di una quasi illimitata capacità di spesa. Elemento che, combinato ai tassi negativi dell’indice Euribor, permettono una immensa possibilità di guadagno in ottica futura.

Da banca del territorio a colosso internazionale

Come sottolineato precedentemente, l’opera di espansione della banca iniziò con la fusione tra Banca Intesa e SanPaolo nel 2007. Da allora, le due banche già operative sul territorio nazionale abbandonarono però il proprio indirizzo principalmente territoriale per concentrarsi sui grandi clienti. Fu in quel momento che nacque l’idea di una prima vera e propria banca nazionale in grado di rispondere alle esigenze della clientela, dal Nord al Sud Italia. E soprattutto, fu con quella serie di firme datate 2007 che venne alla luce un istituto in grado di scalare le vette delle classifiche.

Col passare degli anni, il Gruppo ISP si è concentrato sempre maggiormente sulle attività e sui grandi investitori, abbandonando gradualmente i classici servizi di sportello offerti alla clientela.

In particolare, molte filiali si sono trasformate in punti di consulenza, modificando lo stesso aspetto della banca che noi tutti conoscevamo. E da questo spunto, hanno poi preso ispirazione anche altri istituti di credito, come Unicredit Banca, evidenziando come la clientela retail stesse gradualmente uscendo dall’interesse degli alti vertici societari.

Questo nuovo assetto – che sotto molti aspetti ha fatto discutere – è diventata però una particolarità del nostro Paese e frutto di un percorso iniziato quasi 15 anni fa. Che forse, con l’acquisizione di Ubi banca, potrà adesso essere portato a compimento.