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Con i casi Covid che tornano ad aumentare, e i prezzi di beni e materie prime alle stelle, i mercati stanno cercando di capire quali possono essere le prossime mosse per far fronte ad entrambi i rischi. 

La variante Delta, ora la variante più diffusa, potrebbe ritardare la ripresa economica in caso di restrizioni messe in campo dai governi, soprattutto dopo la decisione della Francia di vietare l’ingresso a ristoranti, cinema e caffè a chi non è vaccinato o in possesso di Covid test negativo. 

La misura, estesa anche ai trasporti, potrebbe essere seguita da altri colleghi europei tra cui la stessa Italia, e non si escludono nuove misure restrittive in Spagna, tornata ad essere la nazione europea con il numero più alto di casi nonostante i vaccini.

 

Nel Regno Unito, il governo eliminerà tutte le restrizioni dal 19 luglio, prevedendo però possibili picchi di 100.000 casi al giorno una volta che mascherine e distanziamento non saranno più legalmente obbligatori. 

L’inflazione corre veloce sui mercati

Secondo Stéphane Monier, CIO di Lombard Odier Private Bank,al di là dei timori di un’inflazione galoppante che potrebbe innescare un aumento prematuro dei tassi di interesse, la variante in rapida diffusione rappresenta ora una minaccia che vale la pena tenere d’occhio per la ripresa economica e i mercati finanziari”. 

Intanto i prezzi al consumo negli Stati Uniti corrono ai livelli mai visti dal 2008, con la dinamica di fondo sui livelli del 1991, mettendo pressione alle banche centrali su cosa fare per non far schizzare i prezzi ulteriormente. 

Ancora una volta, è arrivato il presidente della Fed Powell, il calmante preferito dai mercati, a dire che si l’inflazione c’è ma che è un effetto transitorio dovuto alla ripresa.

Ma la sensazione è che Powell non potrà metterci una pezza ancora a lungo intervenendo ogni qualvolta i dati sull’inflazione mostrino una nuova fiammata, con molti funzionari Fed che stanno spingendo per una stretta monetaria nelle riunioni a venire. 

“I mercati si sono molto abituati a tassi bassi nel lungo periodo e i commenti di Powell oggi non cambieranno quest’idea”, ha affermato a CNBC Diane Swonk, capo economista di Grant Thornton. “La realtà è che la Fed deve guardare con attenzione a qualunque cosa accada”. 

Nuova strategia per la BCE per frenare l’inflazione

Se l’inflazione comincia a far paura negli Stati Uniti, in Europa la BCE ha deciso di rivedere il suo obiettivo d’inflazione al 2% dal precedente target di “inferiore ma vicino al 2%”. Può sembrare una differenza da niente, ma in realtà potrebbe rivelarsi fondamentale per avere tassi d’interesse bassi più a lungo, permettendo al tempo stesso dei prezzi più elevati.

Il cambio di “strategy review”, arrivato per la prima volta dopo il 2003, ha fatto alzare gli occhi a diversi economisti che ora s’interrogano su quali potranno essere i prossimi passi di Francoforte con la nuova strategia.

 

Per gli analisti di S&P, “la nuova strategia della BCE fa fronte alle carenze della banca centrale nell’approccio e nelle modalità di misurazione dell’inflazione, rendendola probabilmente più aperta alla possibilità di un tapering”.

Secondo gli esperti di Nordea Bank, invece, “sebbene la BCE sia pronta a consentire un’inflazione superiore al 2% per un breve periodo, non cerca attivamente un tale risultato. La politica accomodante continuerà, ma il ritmo dell’acquisto di obbligazioni è ancora destinato a diminuire in autunno”.  

Orcel allontana Mps: cosa stanno facendo le banche per contrastare l’inflazione

Con le trimestrali delle grandi banche americane che hanno attirato la maggior parte dell’attenzione anche dei mercati europei, a Piazza Affari è risuonata la notizia di Andrea Orcel e il suo ‘no’ a Mps. 

Secondo quanto riportato dal Messaggero, L’Ad di Unicredit avrebbe detto ai manager della banca  che operazioni esterene non sarebbero prioritarie, ponendo ulteriori paletti al Ministero del Tesoro per l’operazione su Mps (che molti stanno accostando a Gae Aulenti).

 

Se non mi sto muovendo, ci saranno buone motivazioni, anche perché non si sono verificate le condizioni”, avrebbe detto l’ex Ad di UBS. 

Con i rappresentati del Tesoro, Orcel avrebbe poi chiesto la neutralità di impatto sul capitale, la totale pulizia dei bilanci, compresi gli Npl e lo scioglimento di tutti gli accordi in essere di Mps sulle società-prodotto, senza penali per la banca milanese. 

La privatizzazione di Mps, concordata con Bruxelles entro la fine di quest’anno e costata la carica al vecchio Ad Mustier, sembra non decollare secondo i piani. L’ipotesi spezzatino, con gli asset di Mps divisi tra le banche interessate, non convince ancora Unicredit (la preferita dal Mef e la più accreditata secondo gli operatori), che a questo punto potrebbe vedere l’operazione come un vero e proprio favore al Mef.