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Quando i maggiori Paesi occidentali sembravano uscire dalla fase critica della pandemia, quando il processo vaccinale in Europa sembrava andare per il verso giusto, quando le attese per una prossima uscita dalla recessione mondiale apparivano concrete, un tifone si è abbattuto sui mercati.

L’inflazione attesa e l’impatto sui mercati

Cosa è successo? La causa principale è l’inflazione attesa, che negli Stati Uniti ha alzato la testa, dopo anni di calma piatta. In particolare negli ultimi mesi sono salite in modo deciso le materie prime, che per lungo tempo erano state dormienti.

Pensiamo solo al petrolio che nel marzo/aprile 2020 raggiunse un prezzo a termine negativo. Il rame, a fronte della crescita della domanda cinese e del blocco in Cile della produzione a causa della pandemia, ha avuto un trimestre record.

Se salgono i prezzi delle materie prime, le imprese vedono i costi di produzione aumentare e, prima o poi, saranno costrette ad aumentare i listini. Il mercato, come al solito, anticipa e il riflesso è stata la risalita dei tassi a lungo termine. Sia il Bund a 10 anni – che comunque ha ancora un rendimento negativo (-0,10%) – che il Treasury Bond americano (1,70%) hanno visto rendimenti in salita. Se salgono i rendimenti, i prezzi delle obbligazioni scendono, perché gli investitori richiedono un maggiore premio al rischio per l’inflazione attesa.

L’impatto sulle società tecnologiche

Sono stati peraltro i mercati azionari a pagare il maggior dazio per la salita dei rendimenti. Sono soprattutto le società tecnologiche – all’interno del NASDAQ – che hanno visto abbattersi le vendite. Il ragionamento dei mercati è il seguente: il flusso degli utili attesi negli anni prossimi vengono scontati (col metodo del discount cash flow) ad un tasso superiore: ne deriva che il valore attuale della singola azione (che rappresenta il valore della società) scende.

Dopo un 2020 stellare per le tecnologie, i tassi crescenti hanno quindi dato l’occasione agli investitori per prendere profitto. Nelle prossime settimane vedremo quale sarà la capacità di tenuta del mercato perché i risultati del primo trimestre delle società statunitensi quotate – appena usciti in aprile – erano stati molto buoni.

Una ulteriore fonte di incertezza sarà il comportamento delle banche centrali. La Federal Reserve – che ha un duplice obiettivo, la stabilità dei prezzi e la crescita economica – ha dichiarato che per il momento non intende intervenire contro l’inflazione. La Banca Centrale Europea – che ha un solo obiettivo di politica monetaria, il controllo dei prezzi (che dovrebbero stare sotto il 2%) – probabilmente seguirà la Fed. Proprio l’altro giorno il membro tedesco nel Comitato Esecutivo della Bce, Isabel Schnabel, ha detto in tv che “stiamo osservando fluttuazioni molto pronunciate dell’inflazione causate dalla pandemia; se dovessimo effettivamente registrare una crescita rapida e improvvisa, di cui al momento non ci sono evidenza, allora dovremmo adottare nuove misure”.


Stay tuned.

Foto in alto: Shutterstock