evergrande crisi cinese

Mercati sotto pressione in questi giorni per il caso Evergrande. Il grande sviluppatore immobiliare cinese, già protagonista del boom economico, ha perso l’85% della sua capitalizzazione di borsa ed è al centro delle preoccupazioni degli investitori per la sua capacità di rimborsare il debito. L’indebitamento complessivo ammonterebbe a 305 miliardi di dollari e il calendario delle scadenze cedolari e dei rimborsi a breve è particolarmente fitto e impegnativo. Nell’immediato, giovedì 23 Evergrande deve rimborsare una cedola su debito onshore di 232 milioni di yuan, pari a 36 milioni di dollari e deve anche pagare una cedola su debito offshore per 83,5 milioni di dollari.

Evergrande: non è la Lehman Brothers cinese

In caso di inadempienza si potrebbero verificare pericolosi rebound sull’intero sistema economico cinese, ma le voci apprensive che parlano di una “Lehman Brothers cinese” appaiono esagerate e probabilmente sostenute da intenti speculativi.  Lorence Boone, capo economista OCSE ha dichiarato che le autorità cinesi hanno verosimilmente “la capacità fiscale e monetaria per attutire lo shock” e Li Daokui, ex consigliere della Banca Centrale Cinese ha sottolineato che l’impatto sul sistema finanziario sarà in ogni caso contenuto perché “non ci sono strumenti derivati costruiti sul debito di Evergrande”.

Certo, anche in presenza di un efficace sostegno da parte della Banca Centrale, che ha provveduto ad iniettare 18,6 miliardi di dollari di liquidità nel sistema al fine di favorire l’accesso al credito da parte di tutti i soggetti che si trovassero in difficoltà in seguito alla vicenda Evergrande, la situazione appare comunque pesante: Evergrande fatica a rimborsare i prestiti, è indebitata in patria e all’estero, deve consegnare migliaia di appartamenti – in realtà incompiuti – ai compratori, ha 800 grandi opere in costruzione, metà delle quali bloccate per crisi di liquidità, ha venduto a 80.000 clienti privati cinesi prodotti finanziari retail, usando il ricavato delle sottoscrizioni per rifinanziarsi per circa 5 miliardi di dollari, deve affrontare centinaia di azioni legali da creditori e ha gettato nel panico gli acquirenti di case che hanno versato anticipi e non sanno che fine faranno i loro denari.

Evergrande: le tre linee rosse per le compagnie immobiliari

Le cose hanno preso una brusca e brutta accelerazione nell’estate del 2020, quando l’autorità regolatoria cinese ha fissato tre linee guida, ribattezzate “tre linee rosse”, per le compagnie immobiliari:

1) un rapporto massimo del 70% tra debito e valore degli asset immobiliari;

2) un tetto massimo del 100% nel rapporto tra debito e capitale;

3) l’istituzione di una “riserva matematica” di liquidità pari almeno all’esposizione a breve termine. Evergrande, che aveva condotto una grande campagna di diversificazione extrasettoriale grazie a un massiccio indebitamento, si è trovata logicamente in grande difficoltà.

Evergrande: i settori dell’economia cinese coinvolti nella crisi

Così tutte le attività del gruppo, dalle assicurazioni all’alimentare, dall’audiovisivo all’auto elettrica ne hanno pesantemente risentito ed hanno dovuto subire pesanti ridimensionamenti dei loro budget.

Ne ha pagato le conseguenze persino il fiore all’occhiello di questa tumultuosa espansione,  la squadra di calcio del Gruppo, la Ghuangzhou Evergrande Footballl Club  che – guidata a lungo dai tecnici italiani Marcello Lippi e Fabio Cannavaro – ha scalato le classifiche continentali, fino ad aggiudicarsi la Champions League asiatica. Ma non è oro tutto quel che luccica, il modello di business era costruito sul ricorso sistematico all’indebitamento e l’arrivo delle “tre linee rosse” ha rotto il giocattolo. Le autorità centrali hanno ordinato di abbassare il debito ed è cominciata la vendita degli asset di proprietà.

Oggi a tremare, oltre ai risparmiatori cinesi che hanno sottoscritto i bond Evergrande o hanno versato anticipi per case che non si sa se verranno consegnate, sono anche 128 banche e 121 istituti non bancari cinesi verso i quali Evergrande è particolarmente esposta. E non stanno certamente tranquilli gli investitori stranieri che hanno una significativa quota di 17 miliardi di prestiti da recuperare.

Tuttavia è opinione di molti commentatori che Evergrande non andrà in bancarotta e che il Governo Cinese, anche se fin qui lo ha formalmente negato, troverà la strada per un “salvataggio di stato”. Per non veder crollare uno dei simboli della nuova economia cinese e per non dare occasione alla propaganda americana di identificare nella Cina l’origine di un nuovo pericoloso contagio.