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Quella che ci siamo lasciati alle spalle è un’altra settimana piena di notizie sul fronte macro e, mentre da un lato si è spento l’entusiasmo per Ethereum e Dogecoin, dall’altro si sono riaccesi i riflettori sul Bitcoin, alle prese con un repentino cambio di passo.

Cryptovalute: il trimestre peggiore di sempre

Secondo molti analisti, la cryptovaluta per eccellenza ha registrato un secondo trimestre da dimenticare, considerato addirittura il peggiore di sempre per il Bitcoin.

Come sottolineato da Laura Sanchez di Investing.com “Considerando i primi sei mesi del 2021, il Bitcoin sta registrando la performance più debole dalla prima metà del 2018.” Tuttavia, prima del forte calo arrivato dopo i massimi di aprile a circa 65.000 dollari, la cryptovaluta più importante per capitalizzazione aveva registrato un guadagno di oltre il 100% nell’year-to-date.

Ultimamente, la divisa digitale fa fatica a rompere i 35.000 dollari, scambiando da diverse sedute nell’intervallo 30.000/34.000 dollari.

Ma l’orizzonte non è altrettanto roseo per le cryptovalute

Se il 2021 finora è stato un anno difficile per il Bitcoin, quello che la crypto dovrà affrontare nella seconda parte dell’estate potrebbe dare una mazzata abbastanza forte ai trader che hanno investito nella valuta creata da Satoshi Nakamoto.

Seondo gli analisti di JPMorgan, le cripto hanno perso circa 1.000 miliardi di capitalizzazione di mercato dal picco di 2.500 miliardi dell’inizio di maggio, col valore del Bitcoin che potrebbe oscillare tra i 23.000 e 35.000 dollari nel medio termine “in base alla relazione con la volatilità dell’oro”.

Secondo il team di analisti guidato da Nikolaos Panigirtzoglou, la più grande sfida per il Bitcoin “è lo sconto di valore sul patrimonio netto del più grande fondo che investe in questa criptovaluta, il Grayscale Bitcoin Trust, che si è allargato in territorio negativo” riflettendo “la vendita anticipata di azioni nel mercato secondario al termine di un periodo di lock-in”.

Il periodo di blocco di sei mesi scade a giugno e luglio ed è probabile che questi investitori vendano almeno parte delle loro azioni del fondo esercitando una pressione al ribasso sui prezzi di Grayscale e sul mercato del Bitcoin in generale”, affermano gli analisti. Più in generale, la recente volatilità e le dinamiche di “boom e bust” delle criptovalute rappresentano “una barriera per gli investitori istituzionali che vogliono entrare nelle cripto”.

Quale sarà il futuro del prezzo delle cryptovalute

Basandosi sull’idea che gli investitori istituzionali prestino molta attenzione alla volatilità degli asset durante l’allocazione del capitale, Panigirtzoglou e il suo team utilizzano un rapporto di volatilità Bitcoin/oro per misurare la valutazione dell’asset crittografico, che al momento si attesta a 6 volte.

Con un prezzo target teorico di 140.000 dollari, dato dalla convergenza di volatilità sull’oro e dall’allocazione nei portafogli, “il meglio che possiamo sperare nel medio termine è che questo indice di volatilità torni parzialmente da circa 6 volte attualmente a circa 4 volte entro la fine dell’anno”, concludono da JPMorgan, “quindi a un valore vicino ai 35.000 dollari”.

Operazioni importanti per le cryptovalute sul fronte istituzionale

Nel corso dell’ultima settimana, c’è da evidenziare un’importante operazione condotta da Deutsche Boerse, l’operatore della borsa di Francoforte, che ha rilevato i due terzi della società svizzera Crypto Finance, per espandere l’offerta del gruppo di asset digitali, per un totale che si aggira attorno ai 100 milioni di franchi svizzeri.

Crypto Finance è una società fondata nel 2017 che dà lavoro a 55 dipendenti e che fornisce servizi di trading, deposito e d’investimento in asset digitali, per investitori istituzionali e professionali.

Dogecoin: dal clamore all’oblio per la cryptovaluta del momento

Come mai tutto quel clamore iniziale sul Dogecoin è andato via via calando? Prova a cercare una spiegazione Alexandra Clark, sales trader presso il broker britannico di asset digitali GlobalBlock: “Elon Musk sembra aver perso il suo potere in questo campo dopo che i suoi ultimi tweet non sono riusciti a spostare il prezzo del Dogecoin.

Musk si è preso una pausa dai tweet sul Doge alla fine di maggio ma è tornato alla carica la scorsa settimana pubblicando un tweet per spingere la criptovaluta. Sembra che gli investitori non lo stiano più ascoltando e si stiano finalmente rendendo conto che i tweet di un uomo non dovrebbero essere il fattore decisivo per l’acquisto o la vendita dei propri asset. Ma, dato che il Dogecoin ha rappresentato il 34% delle entrate basate sulle transazioni crittografiche di Robinhood nel primo trimestre, qualsiasi rallentamento della domanda di Dogecoin potrebbe essere una cattiva notizia per la piattaforma”.