Camion Nikola

Quando CNH Industrial, società controllata dalla Exor degli Agnelli, ha investito in Nikola Corp lo scorso giugno, in pochi avrebbero scommesso su un crollo del valore di mercato di oltre due terzi in poco meno di cinque mesi. Dopo l’ufficializzazione dell’operazione, il market cap della società statunitense produttrice di veicoli a zero emissioni era più grande di quello della Ford, vicino ai 28,8 miliardi, pari a circa 80 dollari per singola azione.

La società con sede a Phoenix, Arizona, ha iniziato le negoziazioni sul Nasdaq il 3 giugno a seguito della fusione inversa con un veicolo di investimento statunitense quotato, VectoIQ Acquisition Corp.

Secondo i termini della fusione, i precedenti azionisti di Nikola hanno ricevuto 1.901 azioni di VectoIQ per ogni azione posseduta di Nikola e sono diventati azionisti di VectoIQ, che a sua volta ha cambiato denominazione in “Nikola Corporation”.

Operazione, questa, che ha dato il via all’ingresso della società degli Agnelli nel capitale con un investimento da USD250 milioni. CNH ha effettuato il tutto attraverso la controllata al 100% Iveco che, per effetto, detiene ora 25,7 milioni di azioni di Nikola Corp, circa il 7,1% del capitale azionario in circolazione. Dopo oltre quattro mesi, l’andamento azionario non è di certo quello sperato. Il titolo di Nikola viene scambiato oggi sotto i 22 dollari, con un valore di mercato che supera di poco gli 8,3 miliardi.

E questo sta pesando sulle casse di CNH che, stando ai conti relativi al secondo trimestre di quest’anno, non è nelle posizioni di potersi permettere un investimento fallimentare. Tra aprile e giugno, la società con sede legale in Olanda ha visto un calo del 26% del giro d’affari a 5,6 miliardi di dollari su base annuale, anche complice l’effetto Covid.

Per le attività industriali la flessione del fatturato è attesa nel 2020 tra il 15% e il 20%, con free cash flow negativo nonostante la generazione di cassa prevista nel secondo semestre “per effetto delle continue misure per preservare la cassa e di una normalizzata stagionalità delle vendite”.

Anche l’utile netto trimestrale risulta in diminuzione a 361 milioni ma, come affermato dalla stessa società, include un provento ante-imposte pari a USD1,48 miliardi “dovuto alla rimisurazione al fair value della partecipazione in Nikola Corporation”. Senza contare l’effetto Nikola, la perdita netta è pari a 85 milioni di dollari rispetto a un utile netto adjusted di 430 milioni nel secondo trimestre 2019.

Accuse di frode e dimissioni del CEO Trevor Milton

I problemi per la società dei veicoli a idrogeno sono iniziati a venire a galla a fine estate, quando lo short seller Hindenburg Research ha pubblicato un report definendo Nikola “una frode costruita su dozzine di bugie nel corso della carriera del suo fondatore e presidente esecutivo Trevor Milton”, accusato anche di falso sulle dotazioni tecnologiche, tra le quali l’autopilot dei camion.

Nikola Corporation
Nikola Corporation (Fonte: Pixabay)

Il rapporto, seguito da un’indagine della Security Exchange Commission, è stato pubblicato pochi giorni dopo la partnership strategica per la produzione del pickup “Badger” con General Motors, la quale ha rilevato l’11% delle sue azioni per un valore di circa 2 miliardi di dollari. Secondo la società di investigative report e research, Milton avrebbe frodato i propri investitori attraverso l’uso mistificatorio di un video chiamato “Nikola One in Motion”, portando alla luce altri elementi “poco chiari” della società.

Il video, spiega il report, sarebbe stato un teatrino della società in quanto “ha fatto sembrare che il semi-camion Nikola One stesse viaggiando con i propri mezzi a una velocità elevata, mentre gli angoli nel video sono stati modificati per far sembrare che il semirimorchio si stesse muovendo su una strada pianeggiante o addirittura in salita”.

Al centro delle accuse è finita anche la tecnologia delle batterie, un settore che nel 2019 Nikola aveva detto “di voler rivoluzionare”. Come afferma HR, la “rivoluzione” doveva avvenire attraverso un’acquisizione non andata a buon fine, mentre Trevor “ha continuato a pubblicizzare pubblicamente la nuova tecnologia anche dopo essere venuto a conoscenza dei fatti”.

“La rivoluzionaria tecnologica delle batterie non è mai esistita: ora Nikola prevede di utilizzare invece la tecnologia delle batterie GM”, si legge nel rapporto di HR. Inoltre, secondo un portavoce di Powercell AB, una società che lavora nel settore degli impianti a idrogeno che in precedenza aveva collaborato con Nikola, la batteria di quest’ultima e la cella a combustibile a idrogeno è come “aria calda”.

La società quotata sul Nasdaq ha riposto affermando che lo studio contiene “decine di inesattezze”, ma le accuse hanno portato alle dimissioni volontarie di Milton, poi sostituito dall’ex GM Stephen Girsky, e ad un bel tonfo in Borsa anche per la società controllata dagli Agnelli. Lo stesso giorno della pubblicazione del report,, Nikola ha perso oltre il 33% del proprio valore di mercato mentre CNH ha segnato il -8,1% sul tabellino di Piazza Affari.

Market cap gonfiato e ricavi “inesistenti”

Un altro punto di domanda per Nikola gira attorno al valore reale della società sul mercato che, secondo diversi analisti, è “overvalued” rispetto ai numeri contenuti nel bilancio.

Nel secondo trimestre, il gruppo ha infatti riportato una perdita netta di 86,6 milioni dai 16,8 milioni dello scorso anno, con un margine operativo lordo di -47 milioni e un fatturato di circa 36 mila dollari (80 mila nel primo semestre).

Un rosso di bilancio che ha portato il gruppo americano ad emettere un avviso di rimborso per i warrant pubblici, attraverso il quale prevede di raccogliere 264,5 milioni di dollari. Mark R. Hake, Chartered Financial Analyst, in un articolo comparso sul Nasdaq mette l’accento sul sistema di ordini e prenotazioni dei veicoli, e su come vadano ad esaltare il prezzo azionario.

“Nel 2019 – afferma l’analista – la società ha smesso di accettare prenotazioni per i suoi camion FCEV (Fuel Cell Electric Vehicle), di fatto rendendo prive di significato le prenotazioni del veicolo Badger”. Ma il gruppo, a seguito dell’accordo con GM, prevede di modificare il sistema di prenotazione, affermando che “a circa dodici mesi dalla produzione commerciale nella seconda metà del 2023, prevediamo di richiedere che le prenotazioni FCEV esistenti e nuove diventino vincolanti con i depositi”.

In altre parole, spiega Hake, “il cash limitato non può essere utilizzato per produrre i veicoli, almeno fino a quando le prenotazioni non diventano vincolanti”. “La società afferma di avere 14.000 prenotazioni per i camion FCEV ma solo 800 di esse sono vincolanti al 30 giugno”, aggiunge.

Republic Services ha poi ordinato 2.500 camion elettrici, con l’ordine può salire a 5.000 EV, ma nell’annuncio non viene specificato se gli ordini sono vincolanti o meno. “Pertanto – secondo Hake – il titolo Nikola ha una capitalizzazione di mercato esaltata con questi 800 ordini vincolanti, e forse 2.500 in più, per un totale di 3.300”.

L’analista fa poi un esempio: “Supponiamo che Nikola addebiti 750 mila dollari per camion EV. Questo implica un fatturato di 2,475 miliardi di dollari distribuito su diversi anni. Successivamente, stimiamo la capitalizzazione del mercato azionario di Nikola e confrontiamola con le previsioni di vendita”.

“Nikola ha recentemente costretto i suoi titolari di mandati pubblici a esercitare i loro warrant.

Quindi, al 30 luglio, ora ci sono 378,98 milioni di azioni in circolazione. Pertanto, a 39,37 dollari per azione, le azioni Nikola hanno una capitalizzazione di mercato di 14,92 dollari miliardi”. Per l’analista significa che le azioni Nikola “vengono scambiate per un multiplo stimato di 6 volte le vendite, e questo è semplicemente un valore multiplo troppo alto di vendite previste e stimate”.