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Giovanni Rana, che nella vita avrebbe potuto fare l’attore, è un imprenditore straordinario, che, partendo da una stalla del suocero in un paesino nel veronese – San Giovanni Lupatoto (aveva proprio ragione Carlo Azeglio Ciampi, l’Italia è un Paese di Paesi) – è riuscito ad affermarsi in tutto il mondo con i suoi tortellini. Il suo credo? Lavorare intensamente sul prodotto, sulla filiera alimentare, così da venire incontro ai desideri e al gusto del consumatore, vero dominus del mercato.


Giovanni regna e Gianluca governa

In un incontro anni fa nel suo ristorante di fronte all’Arena di Verona il re del tortellino mi rivelò il suo modo di operare: “Io regno, mio figlio Gianluca governa.

Io gli ho consentito di sbagliare. Fondamentale è stato farlo sbagliare, senza intervenire prima”. E subito dopo, scoppiò in una risata contagiosa, così come lo è il suo ottimismo.

È proprio vero ciò che sostiene Rana: se all’erede non viene data fiducia, delega ampia, non può dimostrare di saperci fare. Sbagliare, errare, commettere degli errori. È necessario per tutti. Importante è trovare delle persone, dei capi, dei mentori che ci aiutino a gestire l’errore, a capire come migliorare, nel conforto e nella consapevolezza che solo con tenacia si raggiungono gli obiettivi desiderati. Spesso purtroppo avviene che il tema del passaggio generazionale avvenga solo in punto di morte del fondatore.

Rana veniva a Milano in terza classe a cercare delle macchine ad hoc in Corso Como per produrre i tortellini con la forma che voleva lui. Come tutti i grandi imprenditori, Rana è ossessionato dal dettaglio, dalla qualità del prodotto. “Only the paranoid survive”, diceva Andy Grove, fondatore di Intel, leader nel settore dei semiconduttori.

Giovanni Rana e il suo forte legame con l’azienda

Pietro Barilla per anni è andato da Rana a San Giovanni Lupatoto per cercare di convincerlo a cedere l’azienda. E Rana non mollava perchè ama profondamente la sua azienda, considerata una sua creatura. Un giorno fu Rana ad andare da Barilla e vide nel suo studio diversi quadri con raffigurati dei puledri bianchi. Pietro gli disse che i cavalli rappresentavano per lui l’azienda Barilla, in piena corsa, in formidabile crescita. Allora Rana prese la palla al balzo e disse: “Hai presente il dipinto del somarello che ho nel mio ufficio? Ecco, questo rappresenta Giovanni Rana S.p.A., a cui voglio molto bene. Smettila di chiedermi di vendertela!”.

Barilla, al contempo, disse a Rana, forte di una ricerca Nielsen, che il “fresco” avrebbe avuto un boom. Così Giovanni Rana ci credette e si diede da fare per produrre il tortellino fresco, con tutta la logistica che ne consegue. Da qui il grande successo di Rana combinato con una campagna pubblicitaria focalizzata sul personaggio Giovanni, che è risultata vincente.

Giovanni Rana in tv è come dal vivo, una simpatia traboccante.

Nel 2020 il gruppo Rana ha fatturato oltre 900 milioni di euro, di cui un terzo negli Stati Uniti, dove anni fa con saggezza Gianluca Rana ha deciso di investire in modo pesante. Nel 2021 l’obiettivo è di raggiungere il miliardo di vendite complessive. La crescita negli ultimi anni è stata veramente notevole. In otto anni i ricavi sono saliti del 270%, da 380 milioni a un miliardo nel 2021. E l’EBIDTA passerà da 20 a 116 milioni, crescendo di 6 volte. Raccontava Gianluca Rana che prima dello sbarco nel mercato inglese si era fatto l’impossibile per garantire delle lasagne di grande qualità. Il pubblico non apprezzò. Allora si cercò di andare incontro al gusto inglese. E fu un successo.

Mai mollare, focus sul prodotto, internazionalizzazione spinta. Questo devono fare le medie imprese italiane.