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Negli ultimi giorni sui mercati finanziari abbiamo assistito a un fenomeno nuovo, il “Cyberbulling”, che non è il bulleggiare sulla rete un compagno di classe, bensì comprare in modo massivo su consiglio di sedicenti esperti che espongono le proprie idee sulle piattaforme social più in voga del momento (Tik Tok, Reddit, Discord).

Queste operazioni coordinate al rialzo sono disegnate dai proponenti per contrastare il potere di Wall Street, l’establishment finanziario, che – seguendo le valutazioni dei fondamentali economici aziendali – ha aperto operazioni ribassiste su alcuni titoli, come Hertz (qualche tempo fa), Nokia o, Gamestop, la star del momento, costituita da negozi dove qualsiasi genitore di un adolescente è entrato per comprare un videogioco per la PlayStation.

Siccome una catena di negozi fisici con il Covid rischia di chiudere baracca e burattini, alcuni hedge fund o fondi alternativi – fondi che possono andare al ribasso, ossia “shortare” un titolo, vendere un titolo senza detenerlo (facendosi prestare il titolo da altri intermediari che lo consegneranno a chi lo ha comprato mentre il fondo lo vendeva) – hanno iniziato a vendere il titolo allo scoperto.

Alcuni di questi hedge – all’interno della categoria ce ne sono diversi con molteplici strategie – sono andati short a leva, ossia chiedendo finanziamento ad altri intermediari per ampliare il potenziale della scommessa ribassista. A fronte di questa mossa speculativa si sono contrapposti i peones della finanza, persone del pubblico indistinto desiderose di impiegare (a casaccio) i loro (sudati) risparmi. Ma investire, come ha scritto in un volume fondamentale Benjamin Graham (“The intelligent investor”) è cosa ben diversa dal fare trading, cosa che va lasciati ai professionisti. Le statistiche ci dicono che circa il 75% del trader retail perde soldi.

Speculare non dobbiamo considerarlo con accezione negativa, bensì in modo positivo: specula era la vedetta, il Capitano Drogo del “Deserto dei Tartari” di Dino Buzzati, colui che guarda lontano, che amplia gli orizzonti, colui che, come scriveva Giacomo Leopardi orizzonte guarda oltre la siepe “che da tanta parte de l’ultimo orizzonte il guardo esclude.” L’origine etimologica di speculare è decisamente positiva: dal latino specula, che significa “luogo dal quale si osserva”, esplorare, fare progetti, tentare imprese commerciali. Il termine speculazione nasce dalla voce latina specula (vedetta), da specere (osservare, scrutare), ovvero colui che compiva l’attività di guardia dei legionari. Da qui deriva il senso etimologico di “guardare lontano” e “guardare in profondità con attenzione”, e così in senso traslato “guardare nel futuro” o “prevedere il futuro”.

Diciamolo con chiarezza. I ribassisti rendono il mercato più efficiente, nel senso che il prezzo che si forma nel confronto tra domanda e offerta rispecchia in tal modo tutte le informazioni disponibili, anche chi pensa in negativo (vedasi le considerazioni del premio Nobel Eugene Fama).

Come Leopardi ci invita ad alzare lo sguardo, così la cosiddetta speculazione, i mercati, sono un formidabile incentivo alla disciplina per Paesi e manager che si credono Napoleone, che non sanno darsi dei limiti o che si rendono protagonisti di mismanagement.

Ricordo il titolo di un paper fondamentale di Giavazzi-Pagano del 1988: “The advantage of tying one’s hand: EMS Discipline and Central bank credibility”, la politica delle mani legate. La politica del vincolo esterno (copyright Guido Carli). Un popolo indisciplinato come il nostro deve avere vincoli e mani legate, altrimenti facciamo disastri. Negli ultimi anni negli Stati Uniti sono stati in molti a cercare di disintermediare il mercato azionario. Sono nate infatti diverse società, ormai cresciute in modo esponenziale, come M1finance o Robinhood, che intendono democratizzare l’accesso ai mercati, consentendo anche a piccoli investitori di comprare titoli che non si possono permettere (se un titolo come Amazon vale oltre 3mila dollari, grazie a Robinhood che aggrega gli investitori, se ne può comprare una porzione; in sostanza si fraziona l’acquisto di un titolo tra diversi acquirenti.

orologio con scritta time to buy
orologio con scritta time to buy (Fonte: Pixabay)

I soggetti che si sono buttati a comprare Gamestop – pare anche migliaia di trader indiani – postano sulla rete screenshot dei guadagni, ringraziando la “community”, le chat che hanno consentito a loro di fare soldi, così come i “guru” di Wall Street.

Ma il pericolo è dietro l’angolo, perché una volta che i fondi si ricopriranno – ossia compreranno i titoli per chiudere le operazioni (in perdita) ribassiste, probabilmente – ma non sappiamo quando – i titoli perderanno forza e momentum e crolleranno allineandosi ai fondamentali.

Mentre scriviamo Gamestop ha aperto oggi sul NYSE a 275$ per poi salire a rotta di collo a 482 (+75% intraday!) per poi scendere, altrettanto velocemente a 132 (alle ore 17.26), dimezzandosi in qualche ora. Allora il “little guy” – il trader che vuole fare la guerra al “big guy” di Wall Street – perderà tutto il capitale. Questi trader dilettanti – il trading è cosa seria, lasciamola ai professionisti che studiano anche le candele giapponesi (candlestick) – sono come Benito Mussolini che il 10 giugno 1940 dal balcone di Piazza Venezia dichiarò guerra a Francia e Inghilterra.

Per sedersi al tavolo dei vincitori bisognava far morire un po’ di gente, ahinoi, magari alpini mandati in Russia con le scarpe di cartone.

Il trader retail non ha la cassetta degli attrezzi adeguata – ha le scarpe di cartone nella testa, si illude di guadagnare in modo facile, ma alla fine ne esce perdente. Vi ricordate Jose Carlos Alvarez, fidanzato cubano di Rocco Casalino (portavoce del premier) che si è fumato 18 mila euro col trading online?