ETF spinge il Bitcoin

Il Bitcoin ha sfondato nuovamente il livello di 60.000 dollari, dopo essere salito notevolmente la
settimana scorsa e aver raggiunto anche quota 62.000 dollari nelle prime ore di lunedì, spinto dalla
notizia secondo cui i regolatori della SEC degli Stati Uniti sarebbero prossimi ad approvare un ETF in
Bitcoin, come ve ne avevamo parlato la scorsa volta.

Le novità sull’ETF in Bitcoin

Secondo una fonte vicina alla SEC, è improbabile che l’authority americana bloccherà gli ETF proposti
da ProShares e Invesco, che si basano su contratti futures e che sono stati depositati secondo le linee
guida sui fondi comuni che il presidente della SEC, Gary Gensler, ritiene offrano agli investitori una
protezione significativa.


L’ETF ProShares Bitcoin Strategy ha debuttato martedì alla Borsa di New York e gli esperti
ritengono improbabile che la SEC si opponga al prodotto.
Come abbiamo spiegato la scorsa settimana, un ETF sostenuto da futures non è supportato da
Bitcoin fisico. Tuttavia, aprirebbe comunque le porte all’adozione istituzionale e, sperano i fondi e gli
investitori, porterebbe all’approvazione di un ETF a copertura spot in un futuro non così lontano, che
consentirebbe alle persone comuni di includere facilmente l’asset nel proprio conto di
intermediazione. Un’approvazione dell’ETF potrebbe essere il catalizzatore per un rally del mercato
delle cryptovalute nel quarto trimestre che molti analisti prevedono e si allinea con quanto accaduto
negli anni precedenti.

Ma aumentano i critici

Nonostante i nuovi livelli del Bitcoin, si amplia il fronte dei critici verso l’asset digital creato da
Satoshi Nakamoto. Il magnate degli hedge fund John Paulson, che era dietro il “più grande trade di
sempre” – nel 2007, ha personalmente guadagnato 4 miliardi di dollari dagli short sui mutui
subprime – pensa che le criptovalute siano una bolla che si riveleranno “senza valore”.


Michael Burry, l’eccentrico gestore di hedge fund reso famoso nel film The Big Short – interpretato
da Christian Bale -, si lamenta del fatto che nessuno stia prestando attenzione alla leva delle
criptovalute. Da mesi, Mr. The Big Short suggerisce che il Bitcoin sia sull’orlo del collasso.
E il professore della New York University e noto scrittore Nassim Taleb, il cui libro ormai celebre “Il
cigno nero” ha messo in guardia sui pericoli di eventi imprevedibili appena prima del crollo dei
subprime, sostiene che il Bitcoin sia funzionalmente uno schema Ponzi.
Tra gli altri critici famosi ci sono l’economista Nouriel Roubini, uno dei pochi nella sua professione a
prevedere la crisi finanziaria del 2008, e il miliardario di fondi speculativi Paul Singer, il cui discorso a
una prestigiosa conferenza sugli investimenti nel 2006 aveva anticipato la crisi dei titoli ipotecari.
Singer, fondatore della società di investimento da 48 miliardi di dollari Elliott Management e a capo,
tra le altre cose, anche del Milan in Italia, pensa che le criptovalute siano una frode, ma
apparentemente è stanco di lamentarsene.


“Tirarsi i capelli è un’opzione, anche se solo se hai capelli da vendere”, ha scritto il 77enne calvo nella
sua lettera del primo trimestre agli investitori.
“Continuiamo ad andare avanti verso il giorno in cui potremo dire “ve l’avevamo detto””.

Perché Burry crede che il Bitcoin sia una bolla

“Ok, non l’ho mai fatto prima, ma come si fa a shortare una criptovaluta?” ha detto Burry in un
tweet poi cancellato.
“Devi ottenere un prestito? C’è uno sconto? – prosegue l’investitore – La posizione può essere ridotta
e richiamata?”
Burry ha sottolineato che stava solo considerando di prendere una posizione short contro le
criptovalute ma di non averlo ancora fatto.
“In situazioni così instabili, tendo a pensare che sia meglio non andare short, ma sto solo pensando
ad alta voce qui”, ha twittato.
Burry ha ripetutamente criticato le criptovalute quest’anno. Ha liquidato la cryptomoneta Shiba Inu
come “inutile”, ha ridicolizzato il prezzo in aumento del Dogecoin e ha avvertito che il Bitcoin è una
“bolla speculativa” alimentata da enormi quantità di leva finanziaria e vulnerabile alle repressioni
delle istituzioni.


“Il Bitcoin è una bolla speculativa che pone più rischi che opportunità nonostante la maggior parte
dei sostenitori abbia ragione nelle loro argomentazioni sul motivo per cui è rilevante in questo
momento della storia”, ha scritto l’investitore prima di cancellare il tweet.
“Se non sai quanta leva è coinvolta nella rincorsa, potresti non sapere abbastanza per possederla”,
ha aggiunto.
Urge, però, una precisazione, in particolare per chi non conosce il soggetto in questione: Burry è un
personaggio assai eccentrico, come anche rappresentato in maniera egregia nel film “The Big Short”,
ma il fatto che cancelli i tweet non significa che ci siano dei ripensamenti o che lo faccia dopo che le
sue previsioni non si sono avverate. È semplicemente fatto così, è parte del suo personaggio.
Inoltre, ha recentemente bloccato un gran numero di utenti, soprattutto quelli che lo criticavano
aspramente per le sue vedute anti-crypto, perché a suo dire si tratta “di adepti di una religione che
commentano senza logica” e non di soggetti che argomentano le loro tesi.


Altro particolare: il profilo Twitter di Burry si chiama Cassandra. Perché? Beh, è il nome della figlia
del re di Troia, Priamo, che previde un futuro tetro ma nessuno le credette. Proprio come accaduto a
Burry per la grande crisi finanziaria del 2008…

L’analisi tecnica

Le criptovalute hanno avuto alcuni giorni impegnativi dopo che venerdì sono circolate voci secondo
cui la SEC statunitense avrebbe approvato due ETF in future del Bitcoin.
“Mi sfugge perché dovremmo acquistare un ETF future su Bitcoin invece del Bitcoin stesso”, si
interroga ironicamente Jeffrey Halley, Senior Market Analyst presso OANDA.
“Ma se sei un investitore che ha l’obbligo di avere un’esposizione solo sui mercati regolamentati,
allora questa potrebbe essere la tua occasione per essere coinvolto, nonostante sia arrivato lungo a
livelli quasi record”, ha proseguito l’esperto.
L’aumento del “ronzio” secondo cui quello delle crypto sta diventando un mercato mainstream “è
più irritante dell’acufene”, riferisce ancora Halley.

“Tuttavia, finché vaste aree della comunità degli investitori stanno cercando di arricchirsi
rapidamente credendo che abbia un valore reale – prosegue l’analista di OANDA –, rispetterò
l’azione dei prezzi negoziabili rispetto a quelli investibili”.


Il Bitcoin è salito del 7,50% venerdì a 61.650 dollari, ha mantenuto questi livelli durante il fine
settimana ed è aumentato di nuovo dell’1,5% a 62.500 lunedì mattina. Secondo diversi analisti
tecnici, il massimo storico di circa 65.000 dollari è a portata di mano e un ulteriore trend rialzista
porterebbe il prezzo dell’asset digital più famoso del Mondo verso 80.000 dollari in futuro.