Un dollaro: la banconota americana

Il grande dualismo tra il pagamento tramite i bancomat/carte di credito e i contanti accompagna ormai da anni il nostro Paese. Certo, sono sempre maggiori gli esercizi commerciali che accettano gli strumenti di pagamento tracciabili, ma qualcuno ancora non si è messo in regola con le disposizioni.
Ma che cosa si nasconde dietro alla preferenza degli esercenti per la cara e vecchia banconota? E perché, soprattutto, molti ancora storcono il naso quando sentono la fatidica frase “Posso pagare con la carta?”.
Sia chiaro, esistono anche specifiche volontà legate all’evasione fiscale dietro l’utilizzo del contante.

Buona parte delle riserve dei commercianti, però, ha ben altra origine ed è legata soprattutto ad una questione di costi e di valuta nei conti bancari. In questo articolo, dunque, spiegheremo il perché.

Cara carta di credito, quanto mi costi

Come (quasi) tutti i servizi offerti dalle banche, anche l’accettazione del pagamento tramite carta di credito ha dei costi non indifferenti. Al netto delle differenze di commissioni date dai vari circuiti, si può stimare un costo medio dell’1-1,2% sul massimale della transazione. Percentuale accettabile se si offre un servizio dagli alti ricarichi, ma decisamente ingombrante dove i margini sono estremamente risicati.

Ma non solo: accettare il pagamento tramite la carta significa disporre il locale per la connessione internet, o dotare il Pos di scheda telefonica. In via alternativa, si possono usare le “vecchie” connessioni speciali del telefono, a costi ancora superiori rispetto alle prime due soluzioni. Anche in questo caso, dunque, parliamo di spese su spese che vanno ad aggiungersi in passività agli esercenti. E sotto questo aspetto, purtroppo, lo Stato non si è mai mosso adeguatamente per incentivare le nuove soluzioni di pagamento tracciabili.

Il contante “mantiene” il suo valore

Come sottolineato nel precedente paragrafo, dunque, di 100 euro incassati “soltanto” 98-99 finiranno sul conto del prestatore di servizio. Il resto, invece, si disperderà all’interno del canale bancario e nei costi del servizio.
A differenza del pagamento con la carta, però, la cartamoneta offre un ulteriore vantaggio: mantiene completamente il proprio valore. Certo, permane il rischio di incappare in banconote falsificate, ma anche in questo caso le possibilità in fondo sono irrisorie. E soprattutto, da questa evenienza ci sono moltissimi modi per tutelarsi e non lasciarsi fregare dallo spavaldo truffatore.

Il contante puoi riutilizzarlo subito

Quando un esercente accetta un pagamento tramite carta di credito, mette in conto che la disponibilità dell’incasso avverrà nella migliore delle ipotesi soltanto il giorno successivo. Altre volte, a seconda degli accordi con la banca, potrebbero volerci anche più giorni.
Se il commerciante ha dunque la necessità di mettere velocemente in ricircolo gli incassi, dunque, il contante rimane lo strumento preferito. La moneta virtualizzata, invece, ha dei tempi di lavorazione tecnica che accrescono le criticità e le complicanze del settore del commercio.

E i nuovi pagamenti digitali?

Negli ultimi anni e parallelamente ai metodi di pagamento tradizionali si sono sviluppati anche quelli digitali. Satispay, Jiffy Pay, Ali Pay, Apple Pay e tanti, tantissimi altri che hanno allargato il mondo delle possibilità di pagamento. Molto spesso, riuscendo a garantire delle commissioni minori rispetto ai tradizionali strumenti in mano ad esercenti e consumatori. Ma anche in caso, però, sono andati incontro ad un grosso problema del nostro Paese: il bassissimo grado di informatizzazione.

Pagare con Satispay, ad esempio, è semplice, comodo, poco costoso e veloce: ma è necessario possedere uno smartphone per inviare ed accettare il pagamento. E lo stesso accade anche con gli altri servizi, in uno scenario circolare che riporta nuovamente il tutto ad una questione di costi e “sfiducia” nei confronti dei pagamenti diversi dal contante.

In Europa però c’è chi sta peggio dell’Italia

Strano a dirsi, considerando le grandi critiche che da anni arrivano a Roma e provengono da Bruxelles, ma l’Italia non è il fanalino di coda europeo per il pagamento tramite carte di credito.

Certo, siamo ben lontani dalla Svezia dove con la carta ci si paga anche il caffè, ma siamo davanti a molti nomi anche importanti. Tra i quali, ad esempio, troviamo la Germania, dove il popolo tedesco si è scoperto quanto mai attaccato alla cara e vecchia banconota.

Che siano paure ancora legate agli shock monetari del marco del secolo scorso o evasione fiscale a dire il vero è poco chiaro. Ma in ogni caso, sull’uso della moneta tradizionale Berlino ci batte sotto tutti i fronti. Ed anche per questo, in fondo, alcune aziende italiane specializzate nei pagamenti innovativi hanno iniziato ad operare sul territorio. È un terreno ancora tutto da sviluppare.

È sbagliato giudicare troppo presto

Concludendo, dunque, dietro alla smorfia del gestore quando tiriamo fuori la carta non è insito solamente un discorso di evasione fiscale. In Italia purtroppo permangono ancora dei costi troppo elevati e che molto spesso rendono sconveniente la transazione. In certi casi, addirittura, potreste sentirvi rispondere che per farvi pagare meno di un euro con la carta si rifiuta la vendita, oppure ve la si regala (okay, forse questo è più raro.

Ma alle volte succede). Ma al netto di comportamenti leggermente scorbutici, il tutto è legato ad una questione di costi davvero elevati e sul quale lo Stato poco si è mosso negli anni.