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Il mondo delle criptovalute è ormai la rappresentazione più palese di cosa vuol dire il termine “volatilità” nei mercati finanziari, con addetti ai lavori che ritengono le valute digitali delle vere e proprie bolle e altri che invece le considerano complementari – se non proprio sostitutive – delle divise che tutti conosciamo, come dollaro, euro, sterlina.

Nelle ultime settimane, però, le attenzioni dei crypto-trader si sono spostate tutte su due valute in particolare, l’Ethereum – di cui abbiamo già parlato qui – e il Dogecoin, una valuta nata da un meme ma che sta vedendo il suo valore salire enormemente, complice anche il “solito” Elon Musk.

Ultimi movimenti del Dogecoin

Nata quasi per scherzo, la crypto-meme creata negli USA nel 2013 ha raggiunto il suo record di 55,5 centesimi sabato scorso, poco prima di calare con le dichiarazioni di Musk che, presentando una puntata del Saturday Night Live, ha definito il Dogecoin “a hustle”, una sorta di “imbroglio. Effetto? Subito giù, a 43 centesimi, con il mercato delle cryptocurrencies che accusa il magnate di influenzare il mercato a suo piacimento.

Ma, come spesso accade quando si parla di Elon Musk e di criptovalute, Elon fa ed Elon disfa. Sempre nel corso della serata in tv, il fondatore di Tesla e di SpaceX ha annunciato di voler finanziare una missione sulla Luna con soli Dogecoin, spingendo di nuovo il valore della cripto-meme, al grido di “to the Moon!”. Da evidenziare che, da inizio 2021 a oggi, il Dogecoin è salito del 21.000% (ventunmilapercento!).

Ormai è la valuta di Musk

Poche ore fa, l’eccentrico businessman a stelle e strisce ha chiesto ai suoi follower su Twitter se Tesla debba accettare pagamenti in Dogecoin o meno, dopo aver dato il via ai pagamenti in Bitcoin, con questa decisione che diede un certo impulso alla crypto per eccellenza.

In circa trenta minuti, il sondaggio ha ricevuto circa 750.000 risposte, con il fronte del “” avanti con il 77% dei voti al momento in cui scriviamo. Una semplice domanda sul social network ha dato manforte al Dogecoin, con il token che è passato da circa 46 centesimi a 54 centesimi dopo il tweet di Musk. La capitalizzazione di mercato del Dogecoin è pari a circa 70 miliardi di dollari, rendendola la quarta criptovaluta al Mondo per dimensioni di mercato.

“Il Dogecoin killer”

Non c’è solo Musk, però, sulla strada del Dogecoin. A minare la memecoin – o, quantomeno, a provarci – è Shiba Inu, su del 146% da quando, lunedì, è diventata disponibile su Binance. Da inizio anno, invece, il rialzo è del 2.300.000%.

Shiba Inu non solo presenta la stessa razza di “cane-meme” del Dogecoin ma sembra anche lavorare sulla stessa linea dell’uso di uno scherzo come un modo per entrare nel mercato sovraffollato del mondo crypto.

Susannah Streeter, senior investment e market analyst presso Hargreaves Lansdown, ha detto che il token “sembra essere stato creato” per dare a Dogecoin “un rivale per i suoi soldi”.

Ha aggiunto: “Presenta lo stesso cane che è diventato un meme e mira a replicare il successo del Dogecoin nel trasformare uno scherzo in una macchina per fare soldi”.

Il valore di Dogecoin è aumentato grazie al sostegno di alcune celebrità mentre un gruppo di thread su Reddit sta spingendo la valuta affinché raggiunga il valore di un dollaro.

La view delle banche centrali sulle crypto

Il Bitcoin nasce e cresce – soprattutto – perché non è legata a nessun asset, lo è esso stesso, e perché non è assoggettato ad alcuna istituzione. E le banche centrali, che da sempre guardano con interesse al Fintech e al mondo delle valute digitali, continuano a mettere in guardia gli investitori dai rischi legati alla volatilità delle ciptovalute.

C’è, però, un’eccezione: la People Bank of China, la banca centrale cinese, ha affermato, per bocca del vicegovernatore Li Bo, che le risorse crittografiche come il Bitcoin dovrebbero essere utilizzate come strumenti di investimento o investimenti alternativi.

Questa è la prima volta che una istituzione cinese riconosce il valore patrimoniale intrinseco delle criptovalute.

“Non sono valuta di per sé. E, quindi, il ruolo principale che vediamo per le risorse crittografiche in futuro è l’alternativa di investimento”, ha spiegato il banchiere.

Come alternative di investimento, “molti Paesi, compresa la Cina, stanno ancora esaminando la questione e pensando a che tipo di requisiti normativi porre in essere. Forse un minimo di regolamentazione sarà necessario ma abbiamo bisogno di una sorta di requisito normativo per prevenire la speculazione di tali beni che potrebbero creare seri rischi per la stabilità finanziaria”, ha aggiunto Li. Ricordiamo che la PBoC ha emesso e mai ritirato un ban totale alle ICO, un modo per raccogliere fondi per le società crittografiche emettendo token digitali. La decisione, presa nel 2017, non è ancora oggetto di revisione.