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C’è aria di rivoluzione in busta paga per i dipendenti pubblici. Dopo un anno in cui i lavoratori a causa della pandemia hanno dovuto fare i conti con smart working e riduzione delle ore lavorative, adesso sembra stia ritornando in auge nell’attuale governo il tema degli stipendi.

La novità arriva dal Patto per l’innovazione del lavoro pubblico e la coesione sociale firmato qualche settimana fa nella sala verde di Palazzo Chigi dal premier Mario Draghi, dal ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta e dai segretari generali di Cgil, Cisl e Uil Maurizio Landini, Luigi Sbarra e Pierpaolo Bombardieri.

Nel patto, che prevede una riforma della P.A. sono state poste le basi per i rinnovi dei contratti per il triennio 2019-2021 con lo stanziamento di 3,8 miliardi. Una cifra consistente che andrà ad impattare anche sull’importo fisso in busta paga dei dipendenti pubblici che sarà nell’ordine di un aumento del 4%, pari a circa 107 euro in più al mese. La platea che sarà interessata dell’aumento ammonta a circa 3 milioni di lavoratori.

Quindi i dipendenti pubblici vedranno l’aumento dei 107 euro in busta paga? Come riportato nel piano, il governo dovrebbe a breve emanare gli atti di indirizzo all’Aran, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle Pubbliche amministrazioni, per avviare il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici e sbloccare così l’aumento.

salvadanaio monete
salvadanaio monete (Fonte: Pixabay)

Aumento in busta paga: a chi spetta

L’incremento in busta paga non sarà però di 107 euro per tutti i dipendenti statali. L’incremento non sarà fisso ma prevede un + 4% sulla retribuzione annuale lorda. Ad esempio per chi lavora nei ministeri (circa 140mila persone), l’aumento mensile lordo sarà di circa 94,58 euro.

Nelle Agenzie fiscali si dovrebbe segnare un incremento di 116,76 euro. Le amministrazioni locali come i Comuni dovrebbero vedersi riconoscere un +91 euro circa, considerando che le retribuzioni sono le più basse tra i comparti. Per i dipendenti del servizio sanitario l’incremento dovrebbe essere di poco più di 97 euro lordi mensili. L’aumento maggiore invece dovrebbe riguardare gli enti pubblici non economici (come l’Inps e l’Inail) le cui retribuzioni dovrebbero lievitare con un aumento di 126 euro.

Molto meglio va ai dipendenti della Consob (circa 650 dipendenti) che riceveranno ben 1.150 euro in più al mese in busta paga con un aumento del 9%. Aumenti anche nel settore scuola dove è stato presentato il rinnovo del contratto nazionale del settore che prevede un aumento medio di 98 euro al mese. Quindi insomma anche il comparto istruzione e ricerca va nella stessa direzione delle scelte che si stanno compiendo in tutta la pubblica amministrazione.

Non è tutto. Per i dipendenti pubblici oltre all’aumento in busta paga è prevista anche una revisione della disciplina dello smart working sempre più usato nell’ultimo periodo.

Nel Patto firmato si stabilisce che le regole dello smart working per i dipendenti pubblici, dovranno essere snelle evitando un’eccessiva regolamentazione e adattando la nuova disciplina alle diverse funzioni della pubblica amministrazione.

Il Vaticano invece riduce gli stipendi

C’è chi decide di aumentare lo stipendio dei propri dipendenti pubblici come l’Italia e chi invece attua una politica di austerità come il Vaticano.

Le voci circolano da alcuni giorni e parlano della scelta, ormai consolidata, di intervenire sulla busta paga di quanti lavorano nel piccolo stato. Ai cardinali sembra toccherà una riduzione del 10% dello stipendio. Tagli anche per capi dicastero, segretari, sacerdoti e tutti i funzionari che lavorano nella Santa Sede. Oltre al taglio in busta paga, c’è anche il blocco dello scatto di anzianità fino al 2023.