Crisi energetica Europa

A più di anno dall’inizio del Covid, l’Europa si trova ad affrontare una delle crisi energetiche più pesanti degli ultimi anni, che potrebbe tradursi in sostanziosi rincari per aziende e contribuenti, in un momento cruciale per la ripresa economica degli Stati membri. 

Con la domanda che continua ad aumentare e le catene di approvvigionamento che non riescono a tenere il passo, la mancanza di energia potrebbe portare a rischi di blackout diffusi, un aumento della pressione inflazionistica e ad un incremento dei costi già elevati che le aziende stanno sostenendo per le materie prime.

 

L’inflazione nell’area euro ha già raggiunto livelli importanti nel mese di agosto toccando il +3% su base annuale (oltre target Bce), con la maggiorazione di prezzi più importante osservata proprio nella componente energetica. Solo in Italia, i prezzi al consumo hanno raggiunto i massimi dal 2013, con beni energetici rimbalzati di circa il 20%.

Ad innescare un’altra crisi post-Covid dopo quella dei semiconduttori, è stato un rimbalzo dei prezzi del gas naturale (+170% da inizio anno) su nuovi massimi pluriennali oltre i 5,3 dollari per metro cubo, con effetto domino sui prezzi di altre materie come carbone e carbonio. 

Inoltre, l’insufficienza di energia nucleare e le scarse risorse arrivate dalle energie rinnovabili stanno giocando un importante ruolo nel rimbalzo dei prezzi.

Crisi energetica: come siamo arrivati fin qui 

I prezzi del gas hanno cominciato a rialzarsi ad inizio di aprile, quando le condizioni meteorologiche hanno portato lo stoccaggio di Gnl, ossia Gas Naturale Liquefatto, al di sotto della media quinquennale, indicando potenziali crepe sull’offerta. 

Questo, unito ad un forte domanda dovuta all’uscita dei Paesi dalle restrizioni ha portato l’Europa ad uno sbilanciamento della curva tra domanda e offerta, con ovvie conseguenze sui prezzi della materia prima.

Questo deficit rende nervoso il mercato con l’inverno alle porte“, ha  affermato a Cnbc Stefan Konstantinov, analista senior di ICIS Energy, società leader dell’informazione dei prezzi emergetici. 

A questo si unisce la concorrenza molto significativa delle forniture di gas naturale (Gnl) dall’Asia e dal Sud America, che sta facendo salire i prezzi del gas“.

Una risorsa improtante per il vecchio continente potrebbe arrivare dal gasdotto russo Nord Stream 2, completato il 10 settembre scorso ma che deve attendere certificazioni necessarie delle autorità tedesche ed europee, con i primi flussi che potrebbero arrivare in Germania tra non prima di otto mesi. 

Il pericolo, secondo molti trader che operano nel mercato del gas è quello di giungere al primo trimestre dell’anno con insufficienti riserve negli stoccaggi sotterranei e una capacità ridotta di manovra vista la mancanza di gas russo e di importare di gas naturale liquefatto (GNL) via nave, quest’ultime in forte competizione con il mercato asiatico“, ha spiegato Andrea Battaglia, reporter di ICSI, ad Investing.com.

 

In caso di una stagione invernale particolarmente rigida, ci si troverebbe di fronte ad uno scenario da incubo. Per questo il mercato non sembra intravedere ancora la possibilità di correzioni ribassiste”, ha aggiunto.

Crisi energetica: cosa stanno facendo i governi europei

Un aumento vertiginoso dei prezzi energetici ha una naturale conseguenza: bollette di gas e luce più alte. Ma questa volta il rincaro potrebbe trasformarsi in una vera “stangata d’autunno“, visto che ad inizio ottobre entreranno in vigore le tariffe aggiornate per il quarto trimestre.

A lanciare l’allarme in Italia è stato il Ministro della Transizione Ecologica, Roberto Cingolani, che in un convengo della Cgil a Genova ha affermato che “lo scorso trimestre la bolletta elettrica è aumentata del 20%”, mentre nel prossimo “aumenterà del 40%”. Motivo, questo, che ha spinto il governo a studiare una nuova misura, ora al vaglio al Cdm, da 3 miliardi per arginare le ricadute sull’economia reale. 

Per Assoutenti e Movimento Consumatori, il +40% sulle utenze potrebbe costare 768 euro annui a famiglia, di cui 140 euro solo per gli alimentari, e 174 euro per la voce trasporti, portando ad un conto complessivo di quasi 1.300 euro per nucleo familiare.

In Spagna, dove la bolletta elettrica è aumenta del 35% ad agosto rispetto al 2020, il governo socialista di Pedro Sanchez ha deciso di utilizzare le cosiddette clausole di “clawback” sugli utili delle società di servizio pubblico, riportando nella casse statali circa 2,6 miliardi da utilizzare per arginare l’aumento dei prezzi. La mossa ha avuto una ricaduta importante per le utilities, con Enel che ha perso oltre il 5% vista la sua esposizione nella penisola tramite Endesa. 

In Regno Unito, il rincaro dei prezzi energetici ha fatto chiudere due importanti società del settore energetico come Green Supplier e Avro Energy, costringendo oltre un milione di famiglie britanniche a cambiare fornitore, con altre aziende che potrebbero essere costrette a fare lo stesso.

Le attuali condizioni di mercato sono senza precedenti, con prezzi record dell’energia all’ingrosso che spingono il costo dell’energia al di sopra del prezzo massimo”, ha dichiarato Green in una nota spiegando i motivi della chiusura. 

La palla passa ora a Bruxelles.

I ministri dell’Energia Ue si sono riuniti questa settimana per discutere del caro bollette e del contesto del mercato energetico, ma i tempi burocratici europei rischiano di fare arrivare la comunità europea ancora una volta in ritardo.