Navicella Space X

Lo spazio sin dalla Guerra Fredda è sempre stato argomento esclusivo di governi nazionali o grandi gruppi industriali. Questo almeno fino a qualche anno fa, fino a quando nuovi miliardari, persone con un patrimonio inesauribile, hanno deciso di avviare la loro corsa allo spazio. Inizialmente quasi come un vizio da esaudire. Il risultato è stato che un processo lento e guidato da poteri forti, sia stato completamente superato da enti privati in grado di portare enormi innovazioni facendo sognare l’umanità. Elon Musk, Jeff Bezos e Richard Branson: sono loro i nuovi pionieri dello spazio.

Miliardari che hanno deciso di investire nella conquista del mondo extraterrestre, ma con obiettivi diversi. Ecco quali.

Elon Musk

Elon Musk e la sua Space X

Partiamo da Elon Musk, il creatore di Paypal e Tesla. Al compimento dei suoi 30 anni e un patrimonio di oltre 200 milioni di dollari, capisce che il mondo delle startup gli sta stretto.  É convinto che bisogna andare oltre i fatturati e creare qualcosa che resti nel tempo e che ti faccia ricordare dall’umanità per sempre. Così decide di dedicarsi alla conquista dello spazio, inizialmente per conquistare il pianeta rosso Marte.

Quando scopre che la Nasa non ha un piano per raggiungere Marte, si convince di essere destinato a portarvi l’umanità un giorno. Ma anni dopo anni si rende conto anche lui che è un progetto ancora molto difficile da attuare. Così con la fondazione della sua Space X nel 2001 si pone come obiettivo quello di evitare gli sprechi governativi. Musk si rende presto conto che le industrie aerospaziali costruiscono prodotti dai costi elevati e spesso non congrui alla loro funzionalità.

Così si lancia sul business dei razzi riutilizzabili, grazie ai quali è possibile accelerare le missioni spaziali, abbattendone in maniera significativa i costi. Missione che ha fatto drizzare le orecchie anche agli enti spaziali governativi che stanno consegnando a Musk commesse su commesse. Come quella affidategli dalla NASA da 2,9 miliardi di euro: obiettivo? Riportare gli astronauti americani sulla Luna. Commessa alla quale puntava anche Jeff Bezos.

Jeff Bezos nello spazio

Jeff Bezos e l’obiettivo di creare colonie in orbita

Il creatore di Amazon da qualche anno si è lanciato nella sua Blue Origin. Fondata nel 1990 a cui dedicava un sabato pomeriggio al mese quasi come hobby, Bezos ha un obiettivo ben diverso da quello di Musk. Nessuno spazio da conquistare, nessuna Marte da esplorare, ma salvare l’umanità portando colonie di persone in orbita. Insediamenti umani su qualsiasi altro pianeta al di fuori della terra. Una scelta che consente un raddoppio sostenibile della popolazione umana. L’obiettivo prevede anche la delocalizzazione in orbita dell’industria pesante.

La sua è davvero una missione ambiziosa. Al momento il fondatore di Amazon si è limitato a compiere soltanto alcuni giri fuori orbita alla quale ha partecipato anche lui stesso, in una sorta di turismo spaziale, alla quale punta molto Richard Branson, fondatore della Virgin Galactic.

Richard Branson nello spazio

Richard Branson e il turismo spaziale

L’imprenditore britannico lo scorso 11 Luglio è stato il primo a superare l’atmosfera terrestre a bordo del suo spazioplano SpaceShipTwo Vss Unity. Ci sono voluti 15 anni ma l’obiettivo del turismo spaziale si avvicina. Branson ha le idee chiare, vuole sin dal principio del suo ingresso nel mondo extraterrestre aprire lo spazio a tutti. Persone che intendano spendere circa 250.000 dollari per sedersi a bordo di un mezzo suborbitale e galleggiare in microgravità per cinque, sei minuti al massimo. Nel vale davvero la pena?

Insomma seppur con obiettivi diversi, Musk, Bezos e Branson ben vengano in questo mondo per troppi anni circoscritto nelle mani di enti governativi. Il futuro dell’economia è nello spazio e lo hanno capito bene i 3 pionieri. Ma non solo perché un giorno tantissime persone saranno disposte a pagare molto per vivere un esperienza unica e godersi dei giri extra terrestri. Ma perché tutto intorno ci sarà un comparto composto da laboratori e università che potranno testare la propria tecnologia con meno difficoltà rispetto ad una trafila lunga e costosa come quella per avere ad esempio un proprio esperimento sulla Stazione spaziale internazionale.