Conto corrente in rosso

Può capitare a chi è titolare di un conto corrente di incappare in una mancanza momentanea di liquidità. Un’evenienza non troppo remota soprattutto in questo periodo storico caratterizzato dall’epidemia da coronavirus e la conseguente crisi economica che ha innescato. Fino a fine 2020 i correntisti potevano stare tranquilli certi del fatto che la propria banca avrebbe comunque autorizzato gli addebiti mandando temporaneamente il conto corrente in rosso fino al successivo versamento o accredito senza particolari conseguenze.

Ebbene a partire dal 1° gennaio di quest’anno sono entrate in vigore le nuove linee guida imposte dall’EBA, l’authority delle banche europee, che rischiano di cambiare le carte in tavola.

Queste nuove regole prevedono infatti un maggiore rigore di monitoraggio da parte delle banche sui conti correnti dei clienti, in particolar modo per quanto riguarda gli sconfinamenti protratti nel tempo, e l’abbassamento della cifra oltre la quale si può andare a debito. Imponendo così anche una segnalazione alla banca dati dei conti in sofferenza, e dei clienti cosiddetti “inadempienti”. Una bella grana per chi sta vivendo un momento di crisi di liquidità ma ha comunque scadenze da pagare.

Quali sono i nuovi limiti imposti dall’EBA

Se prima delle nuove imposizioni, era consuetudine da parte dell’istituto bancario, avere una maggiore flessibilità nei confronti dell’autorizzazione di addebiti di piccoli importi anche quando non c’era la disponibilità sul conto corrente, da quest’anno, con l’entrata in vigore delle nuove regole, le banche accetteranno con maggiore difficoltà, di anticipare denaro per i propri correntisti.

Nelle nuove disposizioni si invitano gli intermediari a classificare in stato di default il cliente che non adempie per tre mesi consecutivi alle proprie obbligazioni creditizie vantate dal gruppo bancario o finanziario nei suoi confronti qualora l’ammontare dell’inadempimento è superiore sia a 100 euro in caso di conto privato (500 euro nel caso di un conto aziendale) sia all’1% del totale delle obbligazioni creditizie complessivamente vantate dalla banca.

Se si superano queste soglie il cliente o l’azienda verranno iscritti nella cosiddetta lista dei pagatori inadempienti con tutte le conseguenze negative del caso. Una soglia talmente bassa che rischia seriamente di mettere in difficoltà tantissime famiglie e PMI già alle prese con i problemi dovuti all’epidemia da covid. Queste nuove regole non vietano che si possano consentire sconfinamenti: come già ora, le banche, nel rispetto delle proprie policy, possono consentire ai clienti di sconfinare oltre la disponibilità presente sul conto. La possibilità di sconfinare non è un diritto del cliente, ma una facoltà concessa dalla banca, che può anche applicare commissioni.

Uomo adulto che si dispera
Uomo adulto che si dispera (Fonte: Pixabay)

Conto corrente in rosso: come funzionano le segnalazioni

Come anticipato quindi, se si supera lo sconfinamento della soglia per più di 90 giorni ecco scattare la segnalazione della banca e l’iscrizione nel registro dei cattivi pagatori.

E’ facile immaginare che delle soglie così basse possano far alzare di molto il numero di persone iscritte nel registro “nero”.

Un’iscrizione che nel lungo periodo potrà portare dei problemi nell’accesso al credito con migliaia di famiglie e imprese che saranno impossibilitati a chiedere mutui, prestiti e finanziamenti, anche quelli di piccoli importi come per l’acquisto di un elettrodomestico. E purtroppo molto probabile soprattutto per imprese e professionisti, anche il vedersi successivamente negare la semplice apertura di un nuovo conto corrente.

Come rimediare ed evitare rischi

La prima cosa da fare innanzitutto è controllare se siamo inseriti tra i debitori segnalati alla centrale rischi della Banca D’Italia. Lo si può fare accedendo direttamente al sito della Banca D’Italia nella sezione riservata ai cittadini e chiedendo tra i servizi la visura delle segnalazioni con il proprio nominativo, sia di quelle che riguardano la centrale rischi che quelle della Cai centrale di allarme.

Cosa fare se il nostro nominativo compare nella lista? Bisogna sapere che la procedura di riclassificazione richiede un tempo specifico. Per poter essere eliminati dal registro innanzitutto si dovrà regolarizzare il pagamento arretrato che ha comportato la segnalazione e l’iscrizione.

Poi bisognerà attendere almeno 3 mesi durante i quali non si dovrà fare nessun altro addebito.

Trascorso questo limite di tempo, una volta che la banca ha regolarizzato la posizione, la cancellazione del nominativo potrebbe essere automatica anche se è sempre consigliabile richiederla e farsela confermare direttamente al proprio istituto di competenza in modalità scritta.

Premesso che già diverse associazioni dei consumatori stanno agendo a tutela dei correntisti per tentare di arginare le spiacevoli conseguenze che queste nuove disposizioni porteranno, è possibile approntare dei comportamenti per prevenire ed evitare il problema.

Se siamo in difficoltà con il pagamento delle rate di mutui o prestiti potremmo chiedere la rinegoziazione con l’allungamento del periodo di ammortamento o la rivalutazione del tasso di interesse per far sì che l’addebito preveda un importo rata più basso e quindi più sostenibile.

O richiedere lo spostamento della data di addebito di qualche giorno consentendo così l’accredito di uno stipendio o una pensione evitando lo scoperto. In linea generale è molto importante un’attenta pianificazione dei debiti magari comunicando al proprio istituto eventuali difficoltà momentanee.