Giuseppe Conte con giornalisti

Una delle frasi più insopportabili che ci è toccato sentire e leggere durante la pandemia è “Nulla sarà come prima”. Non raramente lo scopo di questa affermazione sembrava essere quello di giustificare interventi politici straordinari mantenendo comunque un consenso solido da parte dei cittadini: lo stratagemma consiste nel far credere che una condizione obiettivamente straordinaria prosegua indefinitamente nel medio e nel lungo termine, cambiando in maniera permanente le regole del gioco, sia in campo economico che in campo politico.

È all’interno di questo schema teorico e mediatico che il governo Conte ha potuto beneficiare di una “luna di miele” rispetto al consenso dei cittadini, che giustamente si sono stretti intorno al governo stesso nel momento in cui il paese -insieme con il resto del mondo- è stato colpito da una pandemia sconosciuta, fortemente letale e contagiosa.

Ora che siamo alla fine di questo anno difficile e straordinario bisogna però mettere le cose in chiaro: il governo Conte –e in primis Giuseppe Conte medesimo- sembra voler convincere i cittadini italiani che la seconda ondata della pandemia sia identica sotto il profilo sanitario, sociale, economico e politico alla prima ondata.

Al contrario c’è una differenza cruciale, che non dovrebbe essere nemmeno menzionata in quanto è palese: non si tratta di un fenomeno nuovo, ma la seconda ondata di un fenomeno già accaduto. Sotto il profilo operativo e politico, tutti i governi del mondo si sono trovati a poter beneficiare di una fase “di calma” durante i mesi estivi per prepararsi ad un eventuale seconda ondata della pandemia. Intendiamoci: il fatto di potersi preparare non implica la sicurezza di impedire alla seconda ondata di fare ancora malissimo ai paesi, come purtroppo mostrato dai numeri molto elevati delle vittime.

Tuttavia, molte delle giustificazioni valide per la prima ondata semplicemente non valgono rispetto alla seconda, dal momento che il fenomeno non era nuovo: si può essere ottimisti o pessimisti ma non si può fare finta di essere stati colti interamente di sorpresa.

Anche se non possiamo sapere quanto sarebbe durato il governo Conte 2 in una situazione “normale”, vorrei qui ragionare sui fattori che -in questa situazione straordinaria ma non perenne- di fatto ne puntellano l’esistenza politica. A mio parere sono tre i fattori principali: la pandemia stessa, la benevolenza dei mass media e la scarsa credibilità in campo economico di Matteo Salvini, attuale leader dell’opposizione. In questo pezzo mi focalizzerò sui primi due fattori, mentre dedicherò un secondo pezzo al tema della credibilità dell’opposizione.

La pandemia

L’emergenza della pandemia non è certamente conclusa, e dunque il fattore principale a sostegno del governo Conte sta esattamente nella forte opportunità di mantenere la continuità nell’azione di governo, evitando il vuoto relativo di decisioni che si avrebbe in caso di nuove consultazioni per formare un nuovo governo o in caso di gestione degli affari correnti (ma di fatto straordinari) prima delle elezioni anticipate.

Questo meccanismo di stallo può avere connotazioni positive, nella misura in cui si tratta di “stringersi come un sol uomo” attorno al governo in una situazione di emergenza ma –come si argomentava sopra- finisce per avere caratteristiche sempre più negative quanto più si diffonde tra i cittadini la sensazione sgradevole che il governo stesso utilizzi tale meccanismo per sopravvivere, nella convinzione che le alternative sono comunque peggiori o più problematiche.

Attenzione però a un elemento di rottura dentro questo quadro emergenziale: la prospettiva sempre più vicina di un vaccino efficace che ci faccia uscire dalla crisi non soltanto toglie la giustificazione dell’emergenza ma pone il governo italiano davanti a una sfida comparativa con i governi degli altri paesi nella somministrazione tempestiva, razionale e generalizzata del vaccino stesso. Come ben argomentato dal mio collega Francesco Drago su Twitter, il governo Conte a breve deve affrontare la fase di uscita dalla pandemia grazie largamente ai vaccini, fase in cui tutti i paesi partono da posizioni iniziali assolutamente simili.

Quindi è difficile giustificare ritardi eccessivi nella somministrazione del vaccino rispetto a quanto fanno gli altri paesi: mentre la prima ondata della pandemia è arrivata con tempi diversi nei diversi paesi (e i paesi colpiti prima sembrano avere avuto tassi di mortalità significativamente più elevati, a motivo della tanto bistrattata globalizzazione dei commerci i vaccini efficaci arriveranno sui diversi mercati dell’Unione Europea –una volta ottenuta l’autorizzazione da parte dell’ente preposto, cioè l’EMA (Agenzia Europea dei Medicinali) – nello stesso momento, lasciando ai governi la dura ma doverosa responsabilità di gestirne la somministrazione ai cittadini. In caso di performance comparata pessima o scadente da parte del governo Conte, l’effetto favorevole della pandemia potrebbe tramutarsi nell’effetto opposto, cioè la condanna politica ed elettorale immediata per il governo che non ha saputo fare di meglio quando gli altri governi lo hanno fatto.

La benevolenza dei mass media

Forse soltanto le anime belle ed ingenue possono credere che un governo in carica non abbia piacere ad interagire con televisioni e giornali benevolenti e non aggressivi, che strutturalmente o temporaneamente abdicano dal loro necessario ruolo di “cani da guardia” rispetto a chi detiene ed esercita il potere.

So qualcosa a proposito del ruolo e del comportamento politico dei mass media so a motivo della mia attività di ricerca e quindi sono incline a badare molto alle scelte da parte dei mass media, non soltanto sul tono utilizzato per trattare un dato argomento ma anche sugli argomenti/problemi che essi decidono di coprire maggiormente.

Quest’ultima scelta ha importanti valenze politiche se è vero che una maggioranza più o meno larga di cittadini ritiene che i membri di un partito siano più capaci di gestire un certo problema rispetto ai membri degli altri partiti: dunque quel partito viene implicitamente chiamato in causa “come salvatore della patria” se i cittadini sono spinti dai mass media a ritenere che quel tema fortemente enfatizzato dai media stessi sia il più importante da fronteggiare in un certo periodo storico.

Principali giornali italiani
Principali giornali italiani (Fonte: Unsplash)

Andiamo sul concreto: nella fase più difficile della seconda ondata i principali TG italiani (soprattutto TG1, TG3, TG5 e TG La7) e i principali giornali italiani (Corriere della Sera, Repubblica e Stampa) hanno coperto in maniera pressoché ossessiva la pandemia stessa, lasciando pochissimo spazio agli altri temi.

Ciò ovviamente non significa negare la rilevanza straordinaria del Covid 19, ma esiste una differenza non irrilevante tra la giusta enfasi e l’ossessione: era possibile rendersi conto di ciò confrontando le pagine web dei tre principali quotidiani italiani con le pagine web di quotidiani francesi e spagnoli come Le Monde ed El País, che negli stessi giorni assistevano a una seconda ondata ancor più gravosa di quella italiana, in quanto anticipata di qualche giorno nel suo picco.

Ebbene, sui siti web dei quotidiani italiani vi erano decine e decine di notizie unicamente focalizzate sul Covid 19 (e bisognava scendere parecchio sulle pagine per trovare notizie su altri temi), mentre i siti di Le Monde ed El País mostravano un mix bilanciato di notizie sul Covid e su altri argomenti salienti. Il messaggio sottostante a queste scelte di copertura mediatica sembra essere quello di giustificare in maniera larghissima l’operato del governo riguardo alla seconda ondata, senza lasciare molto spazio né a valutazioni meno pessimistiche sul tema stesso, né all’analisi di altri temi potenzialmente rilevanti, dall’economia alla politica internazionale.

In questi giorni di dicembre, dopo che la seconda ondata -almeno sotto il profilo dei nuovi casi giornalieri e della pressione sugli ospedali- ha mostrato evidenti segni di rallentamento è interessante notare come la copertura mediatica sia rapidamente diventata più ottimistica (nulla di strano), ma sostanzialmente portando avanti la tesi secondo cui il rallentamento della pandemia stessa è totalmente dovuta alle restrizioni introdotte dal governo.

E che cosa succederà ora sui media italiani? Collegandomi al punto precedente, sarà molto interessante verificare se i media italiani -e soprattutto quelli più benevoli verso il governo Conte- daranno spazio adeguato al confronto tra le performance del nostro governo e degli altri governi europei sulla somministrazione dei vaccini alle rispettive popolazioni. Se gli altri governi saranno in anticipo rispetto al governo italiano nelle campagne di vaccinazione, quali e quanti giornali e televisioni saranno pronti ad inchiodare il governo Conte alle sue responsabilità? Quali e quanti sceglieranno invece di dare pochissimo spazio a questo confronto, di fatto impedendo ai cittadini di effettuare una valutazione comparata?