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Durante gli anni ’80 la famiglia Gucci – proprietaria della omonima casa di moda, attiva nel settore del lusso dal 1921, con sede a Firenze – cede progressivamente le quote dell’azienda e nel ’99 viene acquisita dal gruppo francese Pinault–Printemps-Redoute (PPR), oggi Kering.

Come spesso accade, il capitalismo familiare italiano non riesce a stare al passo con le sfide dei mercati internazionali e, dopo le consuete dispute intestine (in questo caso con il risvolto criminale dell’assassinio di Maurizio Gucci da parte della moglie Patrizia) cede lo scettro a conglomerate di ben altra stazza.

Da Gucci a Della Valle: il capitalismo familiare non funziona

Fu Domenico de Sole, designato Ceo di Gucci nel ’94, a nominare Tom Ford, giovane designer texano, direttore creativo della Maison, consentendo di risollevare le sorti del marchio e del business della gestione caratteristica. Da allora si sono susseguiti una serie di designer che hanno definito di volta in volta il brand: da sexy-provocatore, a post gender Geek-Chic, fino al “nuovo Rinascimento” di Alessandro Michele, direttore creativo del marchio dal 2015, al quale si deve la nuova Gucci dal gusto sofisticato e intellettuale e la creazione di collezioni che sono delle vere e proprie opere d’arte.

La Tod’s, guidata dalla famiglia Della Valle, langue in borsa, in uno stato catatonico (se comparato con altri titoli del lusso), da lungo tempo.

In dieci anni il titolo Tod’s ha perso il 63%, mentre i due leader francesi, Kering e LVMH, (controllate da Francois-Henri Pinault e Bernard Arnault) hanno quasi sestuplicato il proprio valore. Questo dimostra che il capitalismo familiare, per funzionare, ha bisogno di uscire da logiche familistiche.  

Chiara Ferragni entra nel Consiglio di Amministrazione

Saprà Chiara Ferragni – che verrà nominata consigliere di amministrazione di Tod’s alla prossima assemblea convocata il prossimo 21 Aprile – contribuire a risollevare le sorti del gruppo marchigiano?

 

Spesso i cda delle società italiane sono composti da persone un po’ agée, incapaci di cogliere i trend e le dinamiche del mercato. Nel caso di Tod’s l’età media dei 15 membri del cda è 60 anni. Urgono forze nuove, capaci di traghettare idee innovative.

Possiamo augurare a Diego Della Valle un cambio di passo strategico, che possa consentire al gruppo di catturare un target giovane, al momento non attratto dallo stile di Tod’s.

Siamo certi che l’ingresso di Chiara Ferragni nella “stanza dei bottoni” possa consentire a Tod’s una rivisitazione della comunicazione (con un focus ESG, Environment, Social & Governance) e un rebranding di successo, come avvenuto nel caso di Gucci. 

Foto in alto: Shutterstock